Dimmi di no! L’educazione dei figli richiede fermezza

Diventare genitori adottivi
Sono gli ormai famosissimi “no che aiutano a crescere”, come li ha chiamati Asha Phillips nel suo saggio bestseller pubblicato in Italia da Feltrinelli. Uno degli argomenti più dibattuti della pedagogia attuale è proprio la necessità che i genitori 2.0 impongano ai figli un giusto rispetto dei limiti. Che recuperino la capacità di educarli e contenerli durante il processo di crescita, dicendo quei fondamentali no che sono per il bambino (e più in là per l’adolescente) una insostituibile sponda emotiva e comportamentale. Il punto di partenza è che dopo il tramonto dei genitori tutta autorità e zero concessioni, è stato colpito da downgrading anche il modello troppo permissivo del genitore amico per la pelle. Quello cioè che alla vecchia relazione sviluppata in verticale ne aveva sostituita un’altra giocata esclusivamente su un piano paritario. Dal punto di vista educativo, anche questo modello è un errore da matita blu.

Lo spiega chiaramente la dottoressa Laura Calabresi, psicoterapeuta e presidente dell’Associazione Progetto Psiche: «I no rappresentano dei limiti e sono necessari in ogni fase della crescita. Sono barriere con cui ciascun individuo deve fare i conti per capire fin dove può spingersi. Allenano ad affrontare la frustrazione, e questo è un passaggio fondamentale. L’incapacità di gestire le delusioni, così come di accettare i propri fallimenti, è infatti una realtà che può avere esiti patologici soprattutto nell’adolescenza. In altre parole, un bambino abituato fin da piccolissimo a vedere soddisfatti (addirittura anticipati) i propri desideri, è un bambino a cui viene tolta una “palestra emotiva” importantissima. Sentirsi dire di no, e dover rispettare quel divieto, è un training che servirà più avanti a tollerare altre esperienze della vita e fallimenti personali. Viceversa, il piccolo che non sperimenta le frustrazioni a piccole dosi, diventerà domani un adolescente e un adulto insicuro».
C’è poi un discorso di ruoli che devono essere tenuti ben distinti, perché la relazione tra bambino e adulto si sviluppi in modo sano. Imporre dei limiti e pretendere che siano rispettati definisce con chiarezza le posizioni all’interno del rapporto. Al contrario i genitori-amici alimentano inconsapevolmente delle dinamiche che possono rivelarsi pesantemente dannose. Sempre la dottoressa Calabresi: «Di fatto abdicano al loro ruolo di adulti, e impediscono ai figli la corretta e indispensabile identificazione. Si può riassumere il concetto dicendo che c’è bisogno di un’iniziale identificazione per arrivare a una differenziazione. Questo perché i genitori sono il primo e più importante modello, ma se si mettono sullo stesso piano del bambino azzerano la distinzione di ruoli e interrompono il processo di identificazione. Naturalmente, soprattutto crescendo, un bambino può identificarsi anche in negativo con i genitori: l’adulto può cioè costituire un esempio a cui il figlio non vuole ispirarsi. Ma deve esserci comunque uno scarto tra tu e io. E anche in questo senso saper dire di no ha un’importanza strategica».

Stop ai sensi di colpa
Il problema in agguato sono i sensi di colpa, che si presentano spesso quando i figli rispondono con capricci o discussioni (dipende dall’età) ai divieti dei genitori. Questa dinamica è frequente soprattutto quando il tempo trascorso dagli adulti con i bambini è limitato: perché si lavora fuori casa tutto il giorno e i momenti di condivisione si concentrano nelle poche ore serali, o perché – come capita dopo una separazione – uno dei genitori non ha con i figli un rapporto quotidiano. In questi casi è più facile che dire di no ai figli, disattendendo le loro aspettative, scateni nell’adulto conflitti che egli non vuole gestire. È un po’ come se preferisse alzare bandiera bianca per non compromettere la serenità del poco tempo comune, o per zittire il proprio senso di inadeguatezza. «Bisogna invece capire che serve senso di responsabilità e non senso di colpa» avverte la psicoterapeuta. «È vero che spesso il genitore più assente ha la tentazione di compensare le proprie mancanze assecondando ogni desiderio dei bambini. Ma bisogna guardare le cose da un’altra prospettiva e cancellare l’idea che dire sempre di sì costituisca un risarcimento. Conta la qualità del tempo che trascorriamo con i bambini, che si basa sull’ascolto e sulla condivisione, ma anche su un ruolo educativo forte. Certamente non esistono stili di comportamento preconfezionati, o prontuari del buon genitore. Ci sono piuttosto coerenza, accoglienza, autenticità, responsabilità appunto. Lo dimostra paradossalmente il fatto che spesso i padri separati – che non hanno in affidamento i figli – condividano con loro un tempo migliore di prima. Aumenta infatti la centralità dei bambini: l’adulto è “costretto” a organizzare dei momenti per stare insieme a loro, per giocare, fare i compiti, condividere la cena. Vivendo sotto lo stesso tetto purtroppo questo non capita spesso».

I no capiti e i no subiti
Ciò che conta semmai è che i divieti siano sempre compresi dal bambino, perché solo così possono diventare per lui bagaglio d’esperienza. Questa comprensione può arrivare sia dalle spiegazioni (attenzione però alla verbosità eccessiva, che genera confusione invece di fare chiarezza) oppure da dimostrazioni più concrete. Dipende dall’età e dalla maturazione del bambino, mentre è sempre importante che l’adulto sia coerente e assertivo: per esempio mai dire di no e poi fare retromarcia! Nello stesso tempo il bambino deve poter “ sperimentare” i no che gli vengono detti, perché i divieti non compresi generano nei bimbi – a seconda del carattere – opposività o passività. E poi, naturalmente, ogni età ha i suoi no. Conclude la dottoressa: «Il tipo e la quantità di no devono essere modulati a seconda della fase di crescita. Sono indispensabili i divieti che tutelano la sicurezza del bambino, ma ricordiamoci che il piccolo ha bisogno di sponde per poter camminare con le sue gambe. Spesso vediamo bimbi che subiscono raffiche di divieti eccessivi, a scopo preventivo: della caduta dallo scivolo, delle mani sporche in bocca, dell’a llontanamento di pochi metri. Questi no, spesso, rassicurano gli adulti ma limitano eccessivamente i bambini. Quanto al resto, è importante che rimangano fermi i divieti che rispecchiano il codice di valori della famiglia: non si tratta di verità assolute, ma se in quella casa contano vanno fatti rispettare».
 

A cura di: Laura Taccani

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