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Pubblicato il 5 marzo 2015

Disturbi del linguaggio nel bambino: riconoscerli e affrontarli

Disturbi del linguaggio nel bambino: riconoscerli e affrontarliParlare è per ciascun bambino l’attività più importante, ciò che gli permette di dare un nome ad ogni oggetto, azione e sentimento e costruire in modo creativo delle relazioni affettive con l’ambiente familiare. Il meccanismo di apprendimento del linguaggio è molto sofisticato: presuppone la presenza di attività intellettiva, uditiva, visiva, motoria, deglutitoria, tattile, di attenzione, apprendimento; In questo contesto, la famiglia deve essere in grado di cogliere e riconoscere i segnali non verbali e verbali di serenità e disagio.

Il livello di gravità di un disturbo di parola può andare da una forma lieve ad una più grave e profonda: le cause possono essere di origine genetica, traumatica o relazionale, collegate anche a ragioni di origine intellettiva, motoria o psicologica. E’ fondamentale per i genitori o chi sta accanto al bambino risalire alle cause che gli impediscono di parlare bene.

DA 0 A 3 ANNI
Il periodo che va dalla nascita ai 3 anni è cruciale per lo sviluppo percettivo, cognitivo e linguistico del piccolo. Perché avvenga un corretto sviluppo linguistico la capacità cognitiva del bambino dovrebbe crescere di pari passo con la maturazione fisica e cerebrale e l’adulto dovrebbe stargli vicino per confermare e arricchire le sue intenzioni.

Gli indicatori di una generale difficoltà del bambino a comunicare entro i 3 anni sono i seguenti:

  • Linguaggio stereotipato: il bambino ripete le frasi pronunciate da chi parla con lui;
  • Uso delle parole in diversi contesti: il bambino fa confusione quando la parola è usata con significati diversi dall’usuale.

I fattori che possono provocare un ritardo o un deficit grave di linguaggio sono molteplici ed è importante che tutti gli aspetti di sviluppo siano preventivamente controllati. Ecco alcune cause delle difficoltà e dei ritardi nella comunicazione:

  •  Il bambino ha poche occasioni di partecipare a scambi comunicativi perché l’adulto non riesce a offrirgli sufficienti opportunità di interazione;
  •  La persona che si occupa di lui cambia troppo spesso e il bambino non ha il tempo per ricostruire delle abitudini di scambio relazionale: non riconosce nell’adulto la persona a cui può far riferimento;
  • Modelli linguistici inadeguati: l’adulto parla con il bambino in modo non adatto alla sua età, troppo velocemente o in modo complesso, o non gli parla affatto;
  • Uno stato depressivo dell’adulto, una sua immaturità affettiva, un sentimento di rifiuto del proprio figlio possono provocare un ritardo del linguaggio nel bambino;
  • Una causa neurologica, biologica, genetica.

Cosa fare? Un ambiente stimolante conferisce al bambino uno sviluppo affettivo favorevole e affina la necessità di comunicare le proprie idee ed emozioni. Dal settimo-ottavo mese le mamme dovrebbero iniziare a parlare al bambino del mondo esterno, mentre prima si concentrano di più sulle sue esigenze, come fame, sonno, male alla pancia… Continuando a comunicare con il bambino e alternando i discorsi, stimolano nel neonato la voglia di comunicare con chi si occupa di lui.

TRA I 3 E I 5 ANNI
Il cervello di un bambino a 3 anni ha raggiunto quasi il 90% delle dimensioni che avrà nella piena maturità. A quell’età il bambino inizia a frequentare l’asilo, entra in contatto con più bambini e l’acquisizione del linguaggio ne è influenzata positivamente: emergeranno così nuove caratteristiche nel suo comportamento, a mano a mano che si adatta a nuove regoli sociale ed educative. A 4 anni la frase è completa di tutti i suoi elementi quali soggetto, verbo, e complemento. In questa fascia d’età la capacità di conoscere e comprendere le parole è superiore alla capacità di utilizzarle nel linguaggio parlato. A 5 anni, il bambino apprende quelle abilità di base che gli serviranno per imparare a leggere e scrivere. Intanto il suo vocabolario si è esteso a circa 10.000 parole.

Gli indicatori di una generale difficoltà del bambino a comunicare entro i 5 anni sono i seguenti:

  • Difficoltà nel dare un nome a oggetti comuni (cucchiaio, letto…);
  • Difficoltà stare seduto o seguire la lettura di un libro;
  • Iniziative inappropriate: parla ripetutamente di cose non interessanti;
  • Ignora la frase di inizio di conversazione proposta da un altro e continua l’attività che stava svolgendo;
  • Quando viene chiamato non sempre risponde.

Cosa fare? Al terzo anno i bambini iniziano a frequentare l’asilo e in una questa nuova situazione un genitore può accorgersi che il modo di esprimersi del figlio è diverso da quello degli altri bambini, e preoccuparsi. In questo senso giocano un ruolo di supporto le insegnanti: vivono a contatto con i bambini e conoscono il loro modo di esprimersi, e di giocare con gli altri. Perciò sono in grado di comprendere se i bambini acquisiscono una corretta padronanza nell’uso del linguaggio. Molti bambini dopo alcuni mesi che frequentano l’asilo possono migliorare queste attitudini, non solo nelle competenze conoscitive e relazioni, ma anche nello stile comunicativo.
Se i disturbi del linguaggio persistono è opportuno cambiare lo stile comunicativo usato in famiglia con il bambino, perché questo disturbo potrebbe essere transitorio, ma anche trasformarsi in un disturbo del linguaggio specifico se nel tempo vengono coinvolte anche le altre capacità comunicative, comportamentali e relazionali.
E’ importante usare il linguaggio per descrivere qualsiasi situazione e azione, dare un nome a ogni oggetto, parlare molto in famiglia con un linguaggio più evoluto, inserire frasi che esprimano anche il passare del tempo per orientare il bambino nella vita a differenziare passato, presente e futuro. E’ così che offriamo a nostro figlio la possibilità di costruire la propria bussola di orientamento nelle diverse situazioni e acquisire gli strumenti linguistici che lo aiuteranno a meglio descrivere e comunicare ciò che vive e sente.

In caso di ulteriori difficoltà è opportuno monitorare le difficoltà del linguaggio insieme al pediatra, al logopedista e alle insegnanti.

Ti interessa approfondire l’argomento?Per saperne di più sui disturbi del linguaggio trovi in libreria:
Il mio bambino non parla bene, A. De Santo, M.Cusani
Edizioni RED!
Prezzo di copertina; €12,00
95 pagine

 

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