Eczema infantile

Eczema infantilePer approfondire l’argomento dell’eczema infantile ci siamo rivolti al dottor Piercarlo Salari, pediatra di Consultorio a Milano.
Dottor Salari, si fa presto a dire che l’eczema riguarda la pelle…in realtà, di che cosa si tratta, esattamente?

 

Molte mamme, quando sentono parlare di eczema infantile, si agitano prima di sapere esattamente di cosa si parla. Intanto, inserirei una premessa terminologica: “eczema” significa dermatite, ossia infiammazione della pelle, che può essere sostenuta da cause fisiche (raggi solari), chimiche (sostanze irritanti, urina), infettive o allergiche. Tuttavia, quando si parla di eczema infantile si indica per antonomasia la dermatite atopica, che è molto frequente e colpisce un quinto dei bambini.

 

Come si manifesta la dermatite atopica?

La dermatite atopica è una malattia infiammatoria della cute, non contagiosa, caratterizzata da un intenso prurito e da secchezza della pelle: eritema, desquamazione, vescicole e marcato arrossamento della pelle sono le caratteristiche comuni di chi è affetto da questa malattia. La sua reale origine è per molti versi sconosciuta, anche se si osserva una complessa interazione tra diverse cause – ambientali, genetiche, immunologiche e fattori biochimici – e, nel 70% dei casi, si riscontra una familiarità.
La dermatite atopica è caratterizzata da alterazioni periodiche, localizzate classicamente al volto, nelle pieghe dietro le orecchie e in quelle del gomito e del ginocchio. Compare nell’85% dei casi nel primo anno di vita e nel 95% nei primi 5 anni. La pelle in una prima fase si arrossa, perde la sua integrità e risulta umida, a seguito di un intenso processo infiammatorio; successivamente diventa secca (“xerosi”) e tende a sfaldarsi (“desquamazione”), per poi riacquistare un aspetto del tutto normale.

 

Quali sono i sintomi principali?

Come già accennato, possiamo considerare il prurito come il disturbo principale, che porta il piccolo a grattarsi in continuazione, aumentando così il rischio di procurarsi da solo delle infezioni. Inoltre, la dermatite atopica è ciclica, essendo caratterizzata da momenti di riaccensione, intervallati da periodi di apparente benessere. Per questa ragione essa va seguita con estrema attenzione in rapporto sia alle condizioni generali del bambino (spesso irritabile a causa del prurito), sia alla sua evoluzione naturale. In alcuni casi, infatti, la dermatite atopica tende ad attenuarsi o scompare del tutto già dopo il primo anno d’età, ma può essere seguita nel tempo da altre manifestazioni di tipo allergico, a carico non soltanto della pelle (orticaria, dermatiti allergiche) ma anche dell’apparato respiratorio (per esempio rinite allergica o asma).
Da sempre è risaputo che anche l’equilibrio emotivo possa influenzare l’andamento e l’impatto della dermatite atopica: il prurito, infatti, può essere amplificato da condizioni d’ansia, innescando così un circolo vizioso che conduce ad un’ulteriore sofferenza della pelle. Allo stesso modo lo stato psicologico influenza la reattività del sistema immunitario. È bene quindi prestare attenzione anche allo stato d’animo del bambino, rassicurandolo e aiutandolo a superare i momenti che risultano per lui più difficili.

 

L’origine non è del tutto conosciuta

A quanto ne sappiamo, la dermatite atopica non ha una causa unica e precisa, ma è determinata da più condizioni (ovvero è “multifattoriale”). Tra i possibili elementi da considerare una predisposizione del sistema immunitario del bambino a reagire contro sostanze innocue, una pelle strutturalmente più debole, che lascia penetrare più a fondo le sostanze con cui viene a contatto, e l’ambiente stesso in cui il bambino vive.

 

Nello specifico, che cosa succede nella pelle atopica?

La dermatite atopica è caratterizzata da un’alterazione della barriera idrolipidica dell’epidermide che porta alla secchezza e ne aumenta la propensione all’infiammazione della cute. I fattori genetici che predispongono alla dermatite atopica ed un inefficiente sistema di barriera cutanea insieme sono cause sufficienti ad attivare un’infiammazione della pelle che può favorire una sensibilizzazione allergica. Nei pazienti con dermatite atopica, il “cemento” intercellulare è alterato per la mancanza, o meglio per un difetto, di contenuto lipidico e di una disorganizzazione cellulare: risultato, questo, di un deficit nella filaggrina, una proteina filamentosa essenziale per la funzione barriera dell’epidermide.

 

Come deve essere affrontata?

A prescindere dalla risoluzione spontanea, osservata nel 40% dei casi, al momento non esiste una soluzione definitiva. È noto tuttavia che alcuni fattori possono peggiorare il quadro clinico, quali per esempio l’esposizione eccessiva della cute all’acqua, l’impiego di detergenti comuni, i tessuti di lana e fibre sintetiche, una sudorazione eccessiva e particolari condizioni psico-emotive.
La cura della dermatite atopica ha diversi obiettivi: idratare e proteggere innanzitutto la cute, che risulta più vulnerabile nei confronti delle aggressioni esterne, ridurre l’infiammazione, contenere il prurito e prevenire eventuali sovra infezioni batteriche.

Il pediatra di famiglia è il professionista a cui rivolgersi subito in caso di qualsiasi complicazione e a cui segnalare eventuali variazioni o novità relative all’andamento della dermatite atopica, ma nei casi più complessi può rendersi necessario un approccio multidisciplinare, con l’intervento di più specialisti, a partire dal dermatologo.
È bene precisare, però, che l’approccio è sempre specifico per ciascun individuo e si avvale di numerosi preparati, che non sono soltanto farmaci, quali cortisonici, antinfiammatori, antistaminici, antibiotici e immunomodulatori, ma anche antisettici, detergenti e prodotti ad azione emolliente e lenitiva. Oltre all’attenzione per la pelle, infine, è indispensabile quella per l’ambiente: è importante, infatti, evitare che il bambino atopico venga a contatto con sostanze irritanti, quali detersivi e prodotti igienizzanti o sgrassanti. Le mamme devono tener presente che cotone, lino e seta sono preferibili a lana e tessuti sintetici e felpati. Infine, fondamentale è il mantenimento di valori adeguati di umidità e temperatura, oltre all’impiego di opportuni filtri in caso di esposizione al sole, che dovrebbe essere in ogni caso controllata.

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