L’educazione sentimentale

Parlare di sessualità ai bambini sembra un’impresa difficilissima. E infatti lo è. Ma questo non vuol dire che la si possa eludere. Al contrario, in un’epoca in cui i mezzi di comunicazione fanno in modo che ogni tipo di contenuto sia accessibile a chiunque, è più che mai importante che i genitori siano preparati a mediare i messaggi che arrivano ai loro figli. E allora, mai fuggire davanti all’argomento e rispondere sempre alle domande, per quanto imbarazzanti possano sembrare. Tenendo ben a mente che anche quella all’amore è una forma d’educazione. Sentimentale, appunto. Con la consulenza della prof.ssa Rossella Nappi, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia.

 

Imparare a parlare di sessualità. Questione di linguaggio

La vera difficoltà sta nel trovare il linguaggio giusto. Questo tema, infatti, è sempre stato affidato a esperti della materia ma non a professionisti della comunicazione. E se una cosa è dare delle informazioni, tutt’altra cosa è comunicare. Oggi i bambini subiscono un vero e proprio bombardamento mediatico fatto di messaggi “erotizzanti” e spesso contraddittori, che li portano a farsi un’idea distorta della sessualità. Allora, è più che mai essenziale che i genitori affrontino l’argomento, con parole semplici e chiare. E chi si occupa di fare educazione sessuale, deve utilizzare i materiali giusti, che possono essere i fumetti per i bambini più piccoli o il dialogo vero e proprio per quelli più grandi. Anche perché spesso i ragazzini sono convinti di saper già come funzionano le cose. Si stanno avventurando in quella delicata fase della loro crescita in cui sentono fortemente il bisogno di affermare il proprio sé. Quindi è importante trasferire i messaggi in modo non troppo dogmatico e freddo, onde evitare una reazione di chiusura.

 

Genitori, non scantonate!

Quando il bambino fa una domanda imbarazzante è importante che il genitore non cambi argomento, perché è come mettere un “segno meno” sulle problematiche della sessualità. Segno che diventerà un macigno nella testa del bambino e il rischio è che poi da adolescente si chiuda, non parli più con i genitori e viva male la sessualità. Non dimentichiamoci che in Italia l’aborto è diminuito, ma non nella fascia di età che va dai 15 ai 17 anni.
Bisogna allora rispondere al bambino e se il genitore non si sente a suo agio, perché non è proprio un tecnico della materia, può cercare di dare una prima spiegazione e anticipare al bambino che l’argomento gli verrà esposto meglio da una persona più esperta, che può essere, per esempio, il suo dottore. Intanto, però, gli ha dato una risposta. E bisogna che la risposta sia credibile e non una favola, perché se poi il bambino si confronta con gli amichetti, che sono stati meglio ragguagliati sull’argomento, si sente doppiamente preso in giro.

 

Non ci sono più i bambini di una volta

pesso per i genitori è difficile capire e accettare che i bambini d’oggi sono più grandi di come erano loro alla stessa età. Vivono in un mondo che va veloce, sono sottoposti a continui stimoli mediatici e culturali e si confrontano con modelli estetici ed esistenziali già adulti. Perché se i genitori quando avevano 10 anni seguivano i documentari sugli animali, le ragazzine adesso guardano Sex and the City, giusto per citare un esempio, e già a 11 anni sembrano delle piccole donne.
Quindi per parlare di sessualità ai figli bisogna adattare il proprio vissuto e la propria chiave di lettura alla nuova realtà che ci circonda. Senza ignorare quei segnali di maturità precoce che fanno tanta paura, ma il cui riconoscimento è fondamentale, perché apre un importante canale di comunicazione tra genitori e figli.

 

L’importanza dei gesti d’amore

Il tema dell’educazione sessuale s’intreccia inevitabilmente con quello dell’educazione affettiva. La sessualità, infatti, non è solo quell’intesa fisicoerotica da vivere in una fase più avanzata dello  sviluppo, concetto che bisogna riuscire a trasferire molto bene al bambino. La sessualità è fatta anche di cuore e cervello. E per cuore s’intende quella parte istintiva ed emotiva che il piccolo sviluppa da subito nell’interazione con la mamma. È la carezza, è l’abbraccio, è la fi sicità piena d’amore che il piccolo impara a conoscere già nei primi giorni di vita e che continua a sperimentare in tutti i gesti d’affetto quotidiano. La parte cognitiva, parlando di bambine, si manifesta invece nel processo d’identifi cazione o rifi uto dell’esempio materno e di ricerca del riconoscimento paterno, poiché è nel rapporto con il papà che si rappresentano in modo simbolico le prime interazioni con il maschio. Le bambine tendono a identifi carsi con un modello materno “morbido”, affettuoso e a rifi utare modelli rigidi e chiusi.
Al papà chiedono, invece, l’approvazione per come sono e per quello che fanno, fondamentale nel processo di sviluppo della loro autostima. È importante dunque che i genitori siano consapevoli dei meccanismi che i fi gli mettono in atto nel rapporto con loro e che non siano mai avari nelle dimostrazioni d’affetto, fisiche e verbali. Non solo nei confronti dei piccoli, ma anche tra di loro, per instillare nel bambino il concetto che è normale e sano che un uomo e una donna si abbraccino e manifestino il loro amore. È solo in questo modo che crescendo svilupperanno l’idea che la sessualità non è un tabù, ma una cosa assolutamente naturale.

 

Mestruazioni, non facciamole diventare un problema!

Il momento ideale per introdurre il discorso delle mestruazioni è quando la bambina entra nella fase puberale, ovvero comincia a crescere e a sviluppare i caratteri sessuali secondari, la peluria si distribuisce nelle varie zone del corpo e si sviluppa il seno.
Bisogna farle capire non solo che il ciclo mestruale è una cosa normale, ma soprattutto che il menarca è una tappa fondamentale del diventare donna. Un momento positivo e importante del suo percorso di crescita. Quindi è fondamentale non far sembrare le mestruazioni un doloroso fardello che ogni donna è costretta a portare, trasformandole in una sorta di stigmate della femminilità. E vanno normalizzate anche tutte quelle piccole modifi cazioni fi siche che le mestruazioni comportano, come il gonfi ore, il brufoletto, un po’ di malumore. Magari anche con il supporto del proprio ginecologo, se nel momento in cui arrivano sono particolarmente irregolari o dolorose.

 

 

La prof.ssa Rossella Nappi, napoletana d’origine e pavese d’adozione, è Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Sezione di Diagnostica e Clinica Integrata – Unità di Ostetricia, Ginecologia e Riproduzione Umana, Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia.
Svolge la sua attività di ginecologa, endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia.
Ha completato la sua formazione in Italia e all’estero con un dottorato di ricerca in fisiopatologia della funzione ovarica e un postdottorato canadese in endocrinologia molecolare riproduttiva.
Mantiene tutt’ora numerosi contatti e collaborazioni con ricercatori di tutto il mondo ed è membro attivo delle più prestigiose società scientifiche nazionali e internazionali nel campo dell’endocrinologia ginecologica e della fisiopatologia della riproduzione.

 

 

A cura di: Elena Magni

 

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