Giocare senza giochi: il cesto dei tesori

Ha più di trent’anni, ma non li dimostra. Nonostante il passare del tempo e le tante interpretazioni e variazioni sul tema, il cesto dei tesori continua a riscuotere ampi consensi tra i genitori e gli educatori, e soprattutto tra i bimbi. Si tratta di una tecnica di gioco rivolta ai bambini di età compresa tra i 6 e i 10 mesi, una fase in cui il livello di sviluppo neuro-muscolare consente al bambino di mantenere una posizione seduta e in cui le sue capacità prensili si affinano, permettendogli di afferrare facilmente oggetti di piccole dimensioni.

MATERIALI: RIGOROSAMENTE NATURALI

Giocare senza giochi: il cesto dei tesoriIl cesto dei tesori può essere creato facilmente con oggetti comuni. Si tratta appunto di un cesto – in vimini o in altro materiale non sintetico, alto non più di 12/15 cm e con un diametro di 30/35 cm circa – riempito con oggetti appartenenti alla quotidianità, rigorosamente fatti con materiali naturali.

Banditi plastica e materiali sintetici, gli oggetti – diversi per peso, consistenza, forma, sapore, suono, colore, lunghezza, lucentezza – che meglio si prestano ad essere utilizzati si dividono idealmente in sei gruppi:

  1. Oggetti presenti in natura (pigne, conchiglie, castagne)
  2. Oggetti realizzati con materiali naturali (gomitoli di lana, paglia)
  3. Oggetti in legno (cucchiai da cucina, mollette da bucato)
  4. Oggetti metallici (cucchiai di varie misure, campanelli, coperchi di pentole)
  5. Oggetti in gomma e tela (palle di gomma o di stoffa, bambolotti di pezza)
  6. Oggetti in carta e cartone (scatoline di cartone)

Il contenuto del cesto è costituito da cose semplici, che si prestano a essere guardate e toccate, prese con una mano o con due e passate da una mano all’altra, che possono essere portate alla bocca, scosse, battute, gettate a terra e poi raccolte. Ovviamente no a oggetti che possano rappresentare un pericolo: niente cose appuntite o abbastanza piccole da essere ingerite.

GIOCANDO SI IMPARA

Secondo l’inventrice del cesto dei tesori, la psicopedagogista inglese Elinor Goldschmied, un’attività che faciliti la possibilità di raggiungere oggetti pur senza muoversi è in grado non solo di appagare la naturale curiosità del bimbo verso ciò che lo circonda, ma anche di stimolare tutti e cinque i sensi.

Il gioco si basa sull‘attenta osservazione di ciò che i bambini piccoli fanno con gli oggetti. Il ruolo del genitore è quello del semplice spettatore: la sua presenza deve garantire serenità e sicurezza, ma ogni suo intervento nel gioco è vietato. Ai bambini, seduti di fronte al cesto, viene lasciata massima libertà di esplorarne il contenuto: possono scoprire da soli il “tesoro” contenuto nel cesto, afferrare gli oggetti, toccarli, passarli da una mano all’altra e portarli alla bocca, sviluppando in questo modo la coordinazione vista-mano. Esaurita la curiosità per un oggetto, il bambino ne sceglierà un altro. Oltre a stuzzicare la curiosità, il cesto dei tesori è pensato per stimolare i cinque sensi. La consistenza, la forma e il peso degli oggetti creano sensazioni tattili differenti; l’olfatto viene attivato dalla varietà di odori dei diversi materiali; l’udito viene sollecitato dai suoni prodotti dalla manipolazione degli oggetti;  la vista viene stimolata attraverso il colore e la lucentezza degli oggetti; il gusto, infine, viene scoperto portando gli oggetti alla bocca.

Come osservava la Goldsehmied, dare a un bambino oggetti differenti, ciascuno attraente ai suoi occhi sebbene in modi differenti, significa stimolarlo a  scegliere, a confrontare gli oggetti tra loro attraverso l’attivazione di tutti e cinque i sensi, a insistere sull‘oggetto preferito e a lasciar perdere quelli meno interessanti. Questo processo attivo di scelta e decisione è di grande importanza ai fini dello sviluppo perché non relega il bambino in un gioco passivo, predefinito dalle scelte del genitore. Anzi, l’osservazione dei bimbi alle prese con il cesto dei tesori ha evidenziato una grande capacità di attenzione, partecipazione e concentrazione, per intervalli di tempo anche molto lunghi, soprattutto in relazione all’età.

A cura di Alessandra Ratti

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