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Pubblicato il 28 ottobre 2016

Ritorno all’ora solare, il jet lag dei piccoli

Il ritorno all’ora solare, il jet lag dei piccoliÈ un appuntamento immancabile: nella notte tra il sabato 29 e domenica 30 ottobre tornerà l’ora solare. Si dovranno quindi spostare indietro di un’ora le lancette dell’orologio e domenica mattina si potrà dormire un’ora in più. Ma farà anche buio prima e avremo meno luce durante il giorno. Un cambiamento di ritmo che per qualche giorno potrà far sentire un po’ ‘sfasati’ i grandi, ma anche i bambini, tendenzialmente molto abitudinari. Ne parliamo con la dottoressa Paola Sgaramella, dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Dottoressa, quanto è importante la regolarità per i bambini?
È fondamentale, perché i bambini hanno bisogno di ritmi ripetitivi e abitudini, che rappresentano le loro costanti e i loro punti di riferimento, in un certo senso i margini entro i quali devono sapere di potersi muovere. Parlando in generale, quando questi confini vengono meno possono sentirsi spaesati e in difficoltà. Dalla loro, tuttavia, come grosso punto di forza, i bambini hanno un ottimo spirito di adattamento, sicuramente superiore a quello degli adulti. Proprio questa maggiore adattabilità gioca a loro favore anche quando arriva il momento del cambio dell’ora. Per i piccoli è più facile abituarsi a questo cambiamento rispetto ai grandi, sia quando si guadagna un’ora, come accade in questa stagione con il ritorno all’ora solare, sia quando la si perde in primavera, con l’arrivo dell’ora legale; tuttavia, vanno un po’ aiutati a smaltire rapidamente la differenza di orario con qualche piccolo accorgimento.

Che effetti ha il ritorno all’ora solare sull’organismo dei piccoli?
Potrebbero essere per qualche giorno più nervosi, più irritabili o più noiosi, perché il cambio dell’ora comporta uno sfasamento rispetto alla loro solita routine e può in qualche modo perturbare temporaneamente il normale ritmo sonno-veglia. Con il passaggio all’ora solare può succedere che abbiano sonno prima rispetto all’orario a cui erano abituati ad andare a letto e anche la diminuzione delle ore di luce durante la giornata potrà contribuire a questa sonnolenza, oltre che a un certo malumore; inoltre, è probabile che arrivino molto affamati all’orario del pasto. Il lato positivo della cosa è che sarà più facile farli alzare la mattina, quando è ora di andare a scuola o all’asilo. Succede esattamente il contrario in primavera, quando si torna all’ora legale.

Ma quanto tempo ci vuole per riassorbire questo piccolo stress?
Non molto, per fortuna. Di norma bastano da 3 a 5 giorni perché l’organismo di un bambino si sintonizzi perfettamente con il nuovo orario e recuperi i suoi ritmi normali.

L’organismo del bambino è più vulnerabile di quello dell’adulto rispetto al cambio dell’ora?
In realtà no, proprio in virtù di quella capacità di adattamento ricordata sopra, ma bisogna fargli affrontare questo cambiamento nel modo giusto. Se già il genitore vive con difficoltà il cambio d’ora, il bambino assorbirà questo disagio; se, invece, ne considera i potenziali vantaggi senza drammatizzarne le conseguenze, è molto più facile che anche il piccolo non si accorga o quasi del cambiamento. Del resto, lo stress a cui è sottoposto l’organismo è lo stesso che si ha, per esempio, quando si va a Londra o in Grecia, dove c’è una differenza di fuso orario di un’ora (rispettivamente in più o in meno) rispetto all’Italia. Nessuno si sognerebbe di rinunciare a una vacanza con i propri figli in queste destinazioni perché deve spostare indietro o avanti di un’ora le lancette dell’orologio. E a proposito di viaggi, l’effetto sull’organismo del ritorno all’ora solare (o, in primavera, a quella legale) può essere in qualche modo paragonato a quello del jet lag, ma, dato che la differenza è solo di un’ora, lo scombussolamento è lieve.

Si può adottare qualche strategia per aiutare i bimbi ad assorbire più rapidamente questo sfasamento, per quanto riguarda i pasti?
In un bambino che fa già i tre pasti classici allo stesso orario degli adulti più le due merende, tutto sommato, il cambio di ora non rappresenta un grosso problema e non consiglierei particolari accorgimenti per facilitare l’adattamento. Se il bimbo, per esempio, è abituato a cenare alle 20, lo farei cenare a quest’ora, e non alle ‘vecchie’ 20, che adesso sono le 19. Al massimo, si può abbondare un po’ con le merende per qualche giorno, così da evitare che arrivi troppo affamato a pranzo e cena. In un lattante che mangia ogni tre ore l’orario della poppata è talmente variabile che il ritorno all’ora solare non dovrebbe avere grossi effetti. Tutt’al più, se il bambino è molto regolare, si può cercare di posticipare ogni giorno di 20 minuti l’orario del pasto per 2-3 giorni, in modo da arrivare progressivamente all’orario giusto, ma una volta raggiunto l’anno di età questo stratagemma non dovrebbe essere più necessario.

Come regolarsi, invece, con l’orario a cui mettere a letto i bambini o svegliarli la mattina?
Tenendo conto del cambio dell’ora, bisognerebbe cercare di non farli stancare troppo la domenica pomeriggio, in modo da evitare che la sera caschino dal sonno troppo presto. Inoltre, si può cercare di abituarli al nuovo orario per gradi. La domenica, infatti, quelle che il giorno prima erano le 21 sono ora le 20. Se un bambino era abituato ad andare a letto alle 21, è probabile che quel giorno alle 20 abbia già sonno. Se è così, possiamo assecondare la sua necessità e mandarlo a dormire alle 20, ma a partire dal giorno dopo e per i due giorni successivi aggiungeremo di volta in volta 20 minuti all’orario in cui va a nanna, fino a riportarlo il mercoledì ad andare a letto alle 21, che era il suo orario normale. Ma non è detto che occorra sempre seguire questa tabella di marcia così rigidamente. Bisogna regolarsi caso per caso, osservando come si sente il piccolo e mantenendo un approccio morbido. Nessun problema, invece, per la sveglia del lunedì mattina. Di norma non si dovrebbe fare alcuna fatica a tirarlo giù dal letto per andare a scuola o all’asilo, perché tenderà a svegliarsi prima del solito proprio per effetto del cambio dell’ora.

Quali sono, invece, gli errori da evitare quando si deve affrontare il ritorno all’ora solare?
Cercare di costringere il bambino a stare sveglio fino all’orario a cui era abituato ad andare a letto se un’ora prima ha già sonno. Si rischia di innervosirlo inutilmente, con il rischio che il sonno gli passi e che, una volta arrivati all’orario giusto, faccia i capricci per andare a dormire. In generale, cercare di forzarlo è una strategia perdente; molto meglio essere flessibili.

Un consiglio finale da dare ai genitori per aiutarli a gestire questo passaggio?
Non drammatizzare, non creare un problema dove non c’è e armarsi di un po’ di pazienza e tolleranza se i giorni successivi al cambio dell’ora il bambino è un po’ irritabile o capriccioso. Ripeto, la differenza d’orario è minima e concediamo all’organismo, anche quello di noi adulti, qualche giorno di assestamento, tenendo conto che, oltretutto, i piccoli in genere recuperano il ritmo giusto più velocemente dei grandi.

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