Ipertensione nei bambini

Ipertensione nei bambiniSfatiamo subito una credenza errata: l’ipertensione non riguarda solo le persone adulte. Ne parliamo con il dottor Piercarlo Salari, Pediatra di Consultorio a Milano.
Dottor Salari, è proprio vero che neppure i bambini sono esenti da ipertensione?
Purtroppo è così. Anzi, numerosi studi evidenziano come la prevalenza dell’ipertensione in età evolutiva (IE) sia in aumento, parallelamente a quella dell’obesità: la IE, che un tempo riguardava soltanto l’1% dei bambini, oggi sfiora il 5% negli Stati Uniti. La realtà italiana non è meno preoccupante: una ricerca condotta su 2.045 studenti d’età compresa tra 6 e 17 anni in tre città (Varese, Roma e Catanzaro) ha infatti documentato tassi di ipertensione arteriosa del 5,5% e di valori pressori limite del 7,1%. Questi dati, oltre a confermare i riscontri di simili indagini condotte in altri paesi, dimostrano l’importanza di tenere sotto controllo i valori della pressione arteriosa anche nei bambini, allo scopo di identificare quelli a maggior rischio: è infatti dimostrato che l’IE si associa a una maggiore probabilità di ipertensione in età adulta. Per essere più precisi, il valore di pressione arteriosa registra un incremento nei primi sei mesi di vita, si mantiene poi costante fino all’epoca scolare e tende poi nuovamente ad aumentare fino al raggiungimento dell’età adulta. Benché nel sesso femminile l’aumento sia più rapido, nei maschi la pressione arteriosa raggiunge livelli più elevati.
Quando si può parlare di ipertensione?
Come riportano le Raccomandazioni congiunte della Società Italiana di Pediatria (SIP) e della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA), la diagnosi di IE si basa su un criterio statistico, che fissa il limite di normalità ”nel 95° percentile della distribuzione dei valori pressori sisto-diastolici”, in relazione a sesso, età e altezza del bambino. Si parla invece di preipertensione (o pressione normale alta) quando i valori sono stabilmente superiori o uguali al 90° percentile (i percentili indicano la posizione in cui il parametro in questione di un bambino si colloca in un’ipotetica graduatoria dei bambini dello stesso sesso ed età. Esempio: 10° vuol dire che quel bambino ha dietro di sé 9 bambini e davanti 89; 50° è la media, ndr), ma inferiori al 95°.
La familiarità per l’ipertensione infantile è stimata intorno al 50%. Si è constatato che il 49% dei soggetti con ipertensione infantile primaria ha un parente iperteso, e il 46% dei bambini con ipertensione secondaria ha un parente con ipertensione secondaria. E comunque l’86% di adolescenti con ipertensione primaria ha una storia familiare positiva di ipertensione. Interessante è notare come l’allattamento al seno si associa a più bassi livelli di pressione in età pediatrica.
Veniamo alla misurazione. Per i più piccoli non si deve trattare di una manovra facile…
In effetti, quanto più il bambino è piccolo, tanto più risulta difficile per lo specialista, in ambulatorio, misurare la pressione arteriosa che, non tutti sanno, dovrebbe essere inclusa nei controlli di routine, in particolare dopo il terzo anno di vita, come suggerisce l’”American Heart Association”. Di solito, si consigliano tre rilevazioni consecutive, a distanza di un paio di minuti, in un ambiente il più possibile privo di stimoli e fonti di distrazione, o tali da inficiare l’attendibilità della lettura.
Il bambino deve trovarsi in posizione rilassata, con il braccio all’altezza del cuore. La lunghezza della camera d’aria deve essere in grado di coprire l’80-100% della circonferenza del braccio, ponendo il fonendoscopio a livello dell’arteria brachiale. La cuffia si deve gonfiare fino a circa 20 mmHg oltre la scomparsa del polso radiale, e sgonfiata alla velocità di 2-3 mmHg al secondo.
Un importante e nuovo capitolo è quello della automisurazione a domicilio della pressione arteriosa. Anche in questo caso, tuttavia, i dati disponibili nel bambino sono scarsi. Sono comunque suggeriti dei valori di riferimento derivati da uno studio di circa 800 soggetti. Le misurazioni richieste per un corretto automonitoraggio è di due a breve distanza (pochi minuti), eseguite mattina e sera per tre giorni consecutivi.
Al di là della terminologia scientifica, le mamme s’interrogano sulle cure.
Per i bambini con valori di pressione arteriosa normale alta è sufficiente impostare un trattamento dietetico-comportamentale (riduzione del peso e dell’apporto di sodio, e aumento dell’attività fisica) e controllare periodicamente la pressione arteriosa. In caso di valori confermati uguali o superiori al 95° percentile è opportuno differenziare i bambini con valori superiori al 99° percentile, che devono essere inviati a un Centro specialistico (maggiore è infatti la probabilità di una forma secondaria). In quelli con valori tra il 95° e il 99° percentile la presenza dei polsi periferici e la normalità di alcuni semplici esami (elettroliti, creatinina, esame urine, ormoni tiroidei) orientano la diagnosi verso una forma essenziale: anche in questo caso il trattamento dietetico-comportamentale rappresenta il primo step a cui deve seguire, in caso di mancato soddisfacente miglioramento dei valori pressori, l’invio del bambino a un Centro.
Per quanto riguarda il trattamento farmacologico, è importante specificare che non esistono farmaci in formulazione pediatrica. Pertanto, si deve proseguire con il trattamento dietetico-comportamentale in presenza di ipertensione sintomatica, danni agli organi bersaglio, ipertensione secondaria, diabete sia di tipo 1 che 2 o di grave obesità con comorbilità, con l’obiettivo di ridurre i valori pressori al di sotto del 90° percentile per età, sesso, statura (in presenza di nefropatia cronica al di sotto del 75° e 50° percentile rispettivamente in assenza e in presenza di proteinuria). Il mancato raggiungimento dell’obiettivo nell’arco di 4-8 settimane giustifica l’aumento di posologia oppure il ricorso all’associazione di due principi attivi.
Pare di capire che bisogna preoccuparsi, e non poco, davanti alla diagnosi di ipertensione pediatrica.
Non è mai il caso di creare allarmismi. Al momento il 5% dei bambini risulterebbe iperteso e il 7% al limite. ma non ci sono dati precisi in quanto per ora manca un monitoraggio capillare. Le raccomandazioni i ai genitori sono soprattutto due:

  • il pediatra deve misurare la pressione arteriosa al bambino (questo è fattibile sin dalla nascita).
  • Una pressione alta in età evolutiva può significare 2 cose: a) ipertensione familiare, una condizione in cui la pressione alta si trasmette di padre in figlio (e deve essere naturalmente curata); b) situazione da tenere in considerazione, a maggior ragione se associata a obesità (tra l’altro si consideri che oltre il 20% circa dei bambini sono sovrappeso e il 10% sono obesi, e in media ogni 10 Kg in più la pressione aumenta di 3-5 mmHg): la sindrome metabolica (ipercolesterolemia, obesità, ipertensione, diabete di tipo 2) è in aumento! Inoltre, un bambino iperteso rischierà di più, da grande, infarto, ictus, insufficienza renale, malattia aterosclerotica e altre complicanze. E ciò in epoca più precoce. Ma saperlo e monitorare la situazione fin da subito è un gran vantaggio per la salute!
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