La salute degli occhi nella prima infanzia

La salute degli occhi nella prima infanzia - EsseredonnaonlineNon sempre è facile capire se il proprio bambino ha problemi di vista ma, contrariamente a quanto si potrebbe ritenere, non occorre essere specialisti per riconoscere qualche segno poco convincente: spesso l’istinto genitoriale e il buon senso potrebbero essere sufficienti a evitare la perdita di tempo prezioso e a ottenere i migliori risultati correttivi. Questa la premessa del dottor Piercarlo Salari, pediatra di Consultorio a Milano.

Dottor Salari, come riconoscere se qualcosa che non va?
Il miglior consiglio che si può dare ai genitori è di osservare i propri figli mentre, a loro volta, osservano qualcosa. Nessun elemento, infatti, è più utile in senso diagnostico del comportamento visivo del bambino nei primi mesi di vita. È opportuno verificare:

  • che il movimento degli occhi sia regolare, sincrono e presente in tutte le possibili direzioni;
  • che il bambino manifesti interesse per l’ambiente che lo circonda, e in particolare per gli oggetti che gli vengono opportunamente sottoposti;
  • che le pupille siano in asse e abbiano uguale dimensione (siano, cioè, nel gergo medico, isocoriche); a questo proposito è bene tuttavia precisare che nel primo anno di vita la maggior parte degli strabismi sono parafisiologici, e cioè sono destinati a risolversi spontaneamente, ma non per questo è opportuno sottovalutarli;
  • che non siano presenti movimenti anomali (ad esempio scosse, come nel caso del nistagmo) degli occhi;
  • che il bambino sia in grado di orientarsi anche con un occhio bendato;
  • che non siano presenti anomalie macroscopiche delle palpebre o dei bulbi oculari;
  • che la posizione del capo non sia tendenzialmente deviata da un lato (“torcicollo oculare”), ma allineata all’asse del corpo: un bambino affetto da uno strabismo patologico, ad esempio, è costretto a fissare gli oggetti con un occhio solo e a tenere il capo in una posizione viziata che, a lungo andare, determina notevoli modificazioni ossee, responsabili di una vistosa asimmetria del volto.

L’esecuzione di tre visite, rispettivamente dopo il compimento del sesto mese, a tre anni e prima dell’inizio della scuola dell’obbligo, è la strategia più efficace per escludere anomalie rilevanti o viceversa per individuare tempestivamente i provvedimenti più opportuni.

Quali sono i disturbi visivi più comuni nei piccoli?
Secondo le stime nazionali, il 5-10% dei bambini nei primi anni di vita è portatore di un problema della vista che nella metà dei casi è rappresentato dall’ambliopia (il cosiddetto “occhio pigro”) e dallo strabismo (disallineamento oculare). Queste due condizioni sono spesso favorite da una predisposizione familiare. Un concetto deve essere subito chiarito: la maturazione corretta dell’apparato visivo è condizionato dalla sua buona funzione. In altre parole: per acquisire la capacità di vedere nelle tre dimensioni (visione binoculare, frutto dell’elaborazione delle immagini che il cervello riceve) è fondamentale che entrambi gli occhi siano sani e allineati. Da qui torniamo all’importanza del ruolo dei genitori: osservatori privilegiati che non soltanto si trovano nella condizione di individuare le anomalie più sfumate dell’apparato visivo del loro bambino, ma sono anche in grado di seguirle nel tempo, valutando così l’andamento di un eventuale disturbo.

Ma come individuare i sintomi?
I bambini piccoli con disturbi visivi raramente lamentano dei sintomi. Un’anomalia visiva può essere determinata per il suo aspetto o per l’inadeguatezza funzionale. Quando solamente un occhio è alterato, l’attività del bambino e il suo comportamento possono apparire normali. Solo l’esame dell’acuità visiva permette di portare alla luce questo problema. Poiché un occhio può presentare una vista ridotta, mentre l’altro può essere normale, gli occhi devono essere esaminati separatamente. Un’eccezione a questa regola è rappresentata dal paziente affetto da “nistagmo latente”, che può divenire manifesto solo se si copre un occhio. Con entrambi gli occhi aperti, lo sguardo è fisso e l’acuità migliora. La diagnosi precoce è importante, poiché alcuni disturbi non possono essere trattati dopo una certa età; l’esame visivo è quindi utile se eseguito entro il terzo anno di vita. È indicata invece una valutazione della vista entro il primo anno d’età in presenza di un’anamnesi familiare di malattie oculari (cataratta congenita, strabismo).

Consigli per rilevare l’“acuità visiva”?
Durante l’infanzia, la valutazione migliore dell’acuità visiva deriva dall’osservazione comportamentale. Gli oggetti interessanti (volti, giocattoli) sono fissati e seguiti con lo sguardo? Il bambino tenta di afferrare oggetti vicini? Il bambino si comporta come se la sua vista fosse normale? Quando il bambino cresce, poi, possono essere eseguiti dei test specifici. Le tavole di Allen, il test HOTV, il gioco della “E” e le tavole di Snellen rappresentano esami utili per quantificare l’acuità visiva. L’acuità deve essere essenzialmente uguale in entrambi gli occhi. Il rifiuto di farsi coprire un occhio, o la risposta inadeguata di un occhio ad uno dei test sopra citati, è “anormale”. All’età di 3-4 anni l’acuità è di solito al livello di 20/30, mentre all’età di 6 anni ha già raggiunto i 20/20. La tendenza a socchiudere gli occhi suggerisce la presenza di un difetto di rifrazione, che ha bisogno di correzione (la maggior parte delle volte si tratta di semplice miopia).

Concludiamo con i trattamenti.
Prima, vorrei ribadire alle mamme quanto sia importante osservare la postura del loro bimbo: infatti, una postura anomala del volto o della testa può indicare possibili problemi visivi, poiché voltare leggermente la testa o sollevare il mento, può migliorare l’acuità visiva o correggere la diplopia (visione doppia).

  • Il trattamento prescritto più spesso in caso di riduzione dell’acuità visiva è la correzione ottica, di solito con occhiali da vista, anche se per problemi specifici sono utilizzate anche le lenti a contatto.
  • Il bendaggio rimane il trattamento più efficace per la cura dello strabismo e dell’”ambliopia da deprivazione”. I genitori del bambino a volte credono, erroneamente, che il bendaggio curi definitivamente lo strabismo, senza la necessità di ulteriori trattamenti una volta rimosso. Occorre invece ricordare loro che il bendaggio cura semplicemente l’ambliopia, e non la deviazione.
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