Mastite: che cos’è e come si cura

L’immagine di una neomamma che allatta è sempre molto dolce. Ma spesso questo gesto così naturale e tenero può diventare un problema doloroso: la  mastite. Ne parliamo con la professoressa Rossella Nappi, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia.

 

Mastite - esseredonnaonlineProfessoressa Nappi, che cos’è la mastite?
Dal punto di vista propriamente scientifico, la mastite è un processo infiammatorio acuto della ghiandola mammaria (può interessare tutta la mammella o solo una parte), che colpisce in modo variabile il 20-30% delle donne che hanno partorito. Si manifesta più spesso durante l’allattamento, ed è causato generalmente da infezioni batteriche, che possono trasmettersi alla ghiandola attraverso una ragade  del capezzolo o da una forte irritazione dei cosiddetti dotti galattofori (i sottili canalini attraverso cui il latte prodotto confluisce al capezzolo). Il tutto può essere favorito dal ristagno del latte o, viceversa, da una difficoltà alla neoformazione di latte. In genere, la mastite si presenta nelle prime settimane dopo il parto o durante lo svezzamento, quando il bambino riduce, o smette del tutto, le poppate al seno.

 

Veniamo ai sintomi della mastite
Il dolore al seno è il sintomo fondamentale, spesso  accompagnato da febbre (in genere, oltre i 38 gradi). Il primo consiglio, in questi casi, è di sospendere temporaneamente l’allattamento per evitare infezioni gastroenteriche anche al poppante. Oltre al dolore, più o meno intenso, la pelle si arrossa e la mammella della neomamma diventa calda e tesa. Dolore e febbre si accompagnano spesso a un senso diffuso di stanchezza e di “ossa rotte”. Bisogna mettere in conto che, se non curata adeguatamente, la mastite può dar luogo a un ascesso mammario, che si manifesta con ulteriori dolori, tumefazione, febbre e ingrossamento delle linfoghiandole ascellari. La terapia prevede l’uso di antibiotici e di impacchi caldi, oltre all’impiego del tiralatte, in modo da evitare il ristagno latteo. In casi severi, in cui gli antibiotici non risolvono efficacemente l’infezione, può essere necessario incidere chirurgicamente l’ascesso, per far drenare il pus.

 

Quali sono le cause nel dettaglio?
La mastite può comparire come conseguenza di quello che è definito un ingorgo mammario, cioè l’ostruzione dei dotti galattofori. Tale ingorgo si riscontra più di frequente all’inizio dell’allattamento, quando il latte non riesce a defluire completamente dai dotti galattofori perché il bambino non succhia abbastanza o non si attacca bene. Il latte prodotto dalla ghiandola mammaria, quindi, tende a ristagnare all’interno del dotto e a formare coaguli che bloccano ulteriormente il flusso del latte. Il dotto otturato allora s’infiamma e, al tatto, si avverte una massa dolorosa nella mammella. A questo punto è opportuno fare alcune precisazioni, che ritengo indispensabili per la neomamma, che potrebbe confondere l’otturazione dei dotti con una qualche forma di mastite, mentre, in realtà, si tratta di un problema diverso. Infatti, l’ostruzione dei dotti non provoca necessariamente un’infezione batterica. Se, però, l’ingorgo mammario non viene curato adeguatamente, favorendo il deflusso del latte all’esterno, può dare origine alla mastite, in quanto il latte, molto zuccherino, diventa l’ambiente favorevole alla proliferazione dei germi, che poi causano l’infezione vera e propria.

 

Altre possibili cause della mastite?
La mastite può essere, talvolta, la conseguenza di ragadi. Per la presenza di questi taglietti e piaghe sui capezzoli o nella zona dell’areola i germi possono penetrare ancora più facilmente all’interno dei tessuti mammari e dare luogo all’infezione. Per questo motivo, è fondamentale evitare la comparsa delle ragadi o curarle in modo appropriato.

Anche i reggiseni troppo stretti possono favorire la mastite, perché comprimono il seno in maniera eccessiva, non permettendo un corretto svuotamento delle mammelle: ecco perché è bene non indossarli durante il riposo notturno. Attaccare il bambino al seno in modo corretto- magari facendosi consigliare dalle ostetriche- è lo strumento migliore per prevenire sia le ragadi sia l’ostruzione dei dotti galattofori e, quindi, per evitare la comparsa della mastite.

 

Qualche consiglio per curare la mastite e risolvere il problema
Non trascurare mai il riposo, a letto, sdraiate. Infatti, con un maggior riposo e con le opportune misure, nell’arco di sole 24 ore, si ottiene spesso quella regressione dei sintomi che permette di evitare il ricorso agli antibiotici. Gli impacchi caldo-umidi e le spugnature calde, utili in caso di ingorgo, vanno poi sostituti da impacchi freschi, così da attenuare il più possibile l’infiammazione. Se, nonostante ciò, mastite e febbre continuano, bisogna ricorrere all’assunzione di antinfiammatori e antibiotici compatibili con l’allattamento, chiedendo al proprio medico di fiducia. Nel frattempo, è possibile continuare ad allattare il bambino. Infatti, gli antibiotici passano nel latte solo in quantità minima e quindi non sono nocivi per il neonato. Interrompere l’allattamento, invece, sarebbe dannoso poiché potrebbe provocare un ristagno di latte e rendere più seria l’infezione.

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