Occhio pigro, vademecum per mamma e papà

Occhio pigro, vademecum per mamma e papàAlzi la mano chi non ha mai visto in giro un bambino con un occhio bendato. Con tutta probabilità non sta giocando ai pirati, ma porta la benda perché ‘ha l’occhio pigro’, un disturbo visivo che nel linguaggio medico è noto come ambliopia. Ne parliamo con la Dottoressa Maria Pia Manitto, oculista dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Dottoressa Manitto, che cos’è esattamente “l’occhio pigro”?
L’ambliopia, chiamata comunemente ‘occhio pigro’, è un disturbo della visione caratterizzato da una riduzione più o meno marcata della capacità visiva di uno o, più di rado, entrambi gli occhi, conseguenza di un problema di sviluppo della vista durante l’infanzia. Così come non è in grado di camminare e di parlare, un neonato non vede come un adulto. Il bambino, infatti, impara a vedere nei primi anni di vita e, in condizioni normali, può raggiungere la potenzialità visiva dell’adulto – i canonici 10/10 – intorno ai 6-7 anni. Lo sviluppo completo della visione, tuttavia, può aver luogo solo se il cervello riceve immagini nitide e pulite dagli occhi. Se ciò non accade per un qualsiasi motivo, tale processo può essere bloccato od ostacolato in modo più o meno grave a seconda del tipo di problema alla base di questo impedimento e dell’età in cui insorge. In questo caso, se non si interviene tempestivamente, l’occhio del bambino non impara a vedere come quello di un grande e dopo un certo momento non si può più recuperare. Lo sviluppo visivo può essere paragonato in un certo senso a quello della statura, che, raggiunta una certa età, non aumenta più. È molto importante, quindi, riconoscere l’ambliopia e trattarla nel periodo della crescita visiva, quello, cioè, che gli oculisti definiscono ‘periodo plastico’. Individuare il problema precocemente è possibile, e in questo senso sono fondamentali le campagne di screening e prevenzione.

 

Quali sono le possibili cause di questo disturbo?
Potenzialmente, qualsiasi cosa che impedisca a un occhio di vedere bene nei primi 6-7 anni di vita può portare a un suo impigrimento, e quindi all’ambliopia. Può succedere, per esempio, in presenza di patologie oculari che impediscono alla luce di penetrare nell’occhio e arrivare alla retina, formando le immagini, come la cataratta congenita, caratterizzata dall’opacità del cristallino, o la cosiddetta ‘palpebra cadente’ (o ptosi palpebrale). Queste sono le cause di ambliopia più gravi, ma, per fortuna, anche le meno frequenti. In questi casi è più che mai importante intervenire in modo tempestivo per rimuovere l’ostacolo, così da ripristinare la visione ed eliminare il blocco della maturazione visiva. Altre possibili cause di ambliopia, più comuni, ma meno impegnative e più facilmente recuperabili, sono lo strabismo e i difetti di refrazione. Nel caso dello strabismo, il cervello non riesce a sovrapporre le immagini inviate dai due occhi e avverte una sensazione molto fastidiosa che lo costringe a sopprimere le informazioni provenienti dall’occhio più debole, impigrendolo. I difetti di refrazione (ipermetropia e astigmatismo in primis, miopia poi) possono essere all’origine dell’ambliopia quando sono molto elevati o molto diversi tra un occhio e l’altro, e impediscono uno sviluppo normale delle cellule cerebrali deputate alla visione inviando un’immagine meno nitida alla corteccia cerebrale.

 

In che modo un genitore può accorgersi che c’è un problema?
Non è per niente facile. Molto spesso, infatti, l’occhio pigro non dà sintomi che possono essere percepiti da mamma e papà, e passa inosservata. Da qui l’importanza di fare campagne di screening negli asili o in collaborazione con i pediatri e di sensibilizzare i genitori sull’importanza di sottoporre i figli a controlli della vista nei primi 6-7 anni di età, anche in assenza di sintomi e segnali evidenti o conclamati. I bambini più piccoli, infatti, in genere non riferiscono di non vedere bene perché, non avendo termini di paragone, spesso non sono consapevoli che c’è qualcosa che non va nella loro visione oppure se ne accorgono, ma non sono capaci di comunicare il loro disagio, al di là del fatto che non devono fare azioni in cui viene messa alla prova la visione in modo misurabile e il deficit visivo non crea loro problemi durante le attività quotidiane, specie se moderato e a carico di un solo occhio, perché in quest’ultimo caso l’occhio dominante vede bene e il bambino si comporta normalmente. Quando iniziano ad andare a scuola, invece, possono riferire di non riuscire a vedere bene con un occhio e di avere difficoltà a leggere, scrivere e disegnare. Una volta raggiunta l’età scolare, tuttavia, può essere tardi per intervenire. Un genitore può, invece, sospettare che il bambino abbia l’occhio pigro in presenza di anomalie evidenti come lo strabismo o la palpebra cadente, oppure se nota che il piccolo si avvicina moltissimo agli oggetti o ai suoi libriccini, e potrebbe quindi essere fortemente miope. In questi casi è opportuno consultare un oculista il prima possibile.

 

A partire da che età e con che frequenza vanno fatti i controlli?
Come ho già accennato, per risolvere il problema dell’ambliopia sono fondamentali la diagnosi precoce e un trattamento tempestivo. L’arma migliore è la prevenzione, che va fatta fin dalla nascita e può essere affidata a diverse figure. Oggi, i pediatri vengono coinvolti sempre di più, per esempio già con lo screening neonatale del cosiddetto riflesso rosso, un test molto semplice che permette di escludere un’opacità del cristallino presente già dalla nascita o dai primi mesi di vita, possibile causa, seppur rara, di ambliopia importante. È quindi utile fare quest’esame su tutti i nuovi nati, in abbinamento con altri test somministrati dal pediatra (e più semplici rispetto a quelli previsti nella visita oculistica completa) durante i normali controlli di routine per valutare in generale lo sviluppo del bambino. Inoltre, è bene sottoporre il piccolo a una visita oculistica completa, anche in assenza di problemi particolari o di disturbi visivi importanti presenti in famiglia, già verso l’anno di età, poi a 3 anni e continuare con controlli periodici fino ai 6-7 anni, quindi, indicativamente, fino alla prima elementare, quando il piccolo può essere visitato in modo molto completo e attendibile perché ha imparato a leggere le lettere e ci dà risposte più sicure sulla sua capacità visiva.

 

Una volta individuata l’ambliopia, cosa si può fare per trattarla?
Il primo passo consiste nel rimuovere più tempestivamente possibile la causa dell’ambliopia: correggere l’eventuale difetto visivo con gli occhiali oppure eliminare le cause anatomiche che impediscono una visione corretta, come la cataratta o la palpebra cadente, che vanno subito operate. Dopodiché, se l’occhio continua a rimanere pigro, si procede con la cosiddetta terapia anti-ambliopica, che consiste nel dare stimolazioni maggiori all’occhio pigro, costringendo il cervello a far lavorare quest’occhio che invece tende a mettere da parte. Il risultato si ottiene applicando sull’occhio migliore una benda adesiva o un cerotto coprente, che vanno tenuti per alcune ore al giorno (in media 2-3, che possono essere aumentate nei casi in cui il deficit visivo sia molto importante e l’età del bambino già avanzata), per un periodo variabile da mesi a qualche anno, a seconda della gravità del problema e dal recupero ottenuto. È importante che durante la cura mamma e papà non cedano a un eventuale richiesta del bimbo di togliere l’occlusione, per non compromettere l’efficacia del trattamento. Inoltre, la benda o il cerotto andrebbero sempre applicati sulla pelle, e non sull’occhiale, per scongiurare il rischio che il piccolo, anche inconsapevolmente, sbirci dallo spazio tra l’occhio e la lente.

 

Ci sono anche altre possibilità?
Ci sono metodi alternativi per ‘penalizzare’ l’occhio che vede meglio, per esempio far indossare un occhiale che fa vedere male l’occhio dominante o instillare in quest’occhio colliri a base di atropina che bloccano la messa a fuoco, producendo una visione sfocata. Tuttavia, nel caso dei colliri bisogna tenere conto degli effetti collaterali e in ogni caso il cardine della terapia antiambliopica, una volta rimosso il problema di fondo, rimane sicuramente il bendaggio occlusivo.
Con il giusto trattamento il problema è reversibile?
Ricordiamo, innanzitutto, che quanto più è tempestivo il trattamento, migliori sono i risultati che si ottengono e maggiori le possibilità di recupero. Viceversa, se non si interviene abbastanza precocemente l’ambliopia può portare a un danno permanente della vista, più o meno grave, ma non più reversibile. In genere, i bambini trattati entro i 5-6 anni di età possono recuperare quasi completamente. Le possibilità di successo dipendono anche dalla causa e dall’età in cui si è instaurato il problema: più tardi si è manifestato, più lo sviluppo della vista ha potuto procedere in modo corretto e si inizia quindi il trattamento partendo da capacità visive di base migliori, il che certamente facilita il recupero. All’opposto, in un bambino affetto da cataratta congenita monolaterale, anche se lo si opera prestissimo, nei primi mesi di vita, il recupero è molto basso, perché il suo occhio pigro ha visto male fin dalla nascita e si è perso le prime tappe fondamentali dello sviluppo della visione.

Al di là di questo, l’efficacia del trattamento varia da bambino a bambino, sia perché non tutti seguono ugualmente bene le indicazioni dell’oculista sia perché la risposta dell’organismo è sempre diversa da caso a caso. Si può comunque affermare che nella maggior parte delle ambliopie, quelle causate dai difetti che si correggono con lenti correttive, se il piccolo tiene bene l’occhiale, segue correttamente la terapia con la benda e il problema è stato scoperto in tempo utile, cioè entro i 3 anni di vita, nella maggior parte dei casi il danno è reversibile e si riesce a portare entrambi gli occhi allo sviluppo visivo prossimo ai 10/10.

 

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?