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Pubblicato il 26 giugno 2016

Pediculosi nei campi estivi, come difendere i bambini dai pidocchi?

Pediculosi nei campi estivi, come difendere i bambini dai pidocchi?L’estate è ormai arrivata, le scuole sono finite e molti bambini, mentre i genitori attendono le ferie, vanno in vacanza nei campi estivi. Ambienti ideali per il proliferare dei pidocchi. Abbiamo chiesto alla dottoressa Manuela Sallustio, Medico Chirurgo Specialista in Dermatologia e Venereologia, Poliambulatorio San Luca, Udine, di darci un po’ di informazioni al riguardo e soprattutto consigli utili per affrontare il problema.

Innanzitutto, che cosa sono esattamente i pidocchi e come si trasmettono?
I pidocchi sono parassiti di piccole dimensioni, da 2 a 4 mm, di colorito variabile dal bianco al marrone, che si nutrono di sangue infestando l’uomo. Una caratteristica di questi animaletti è quella di possedere zampette uncinate grazie alle quali possono restare saldamente attaccati ai capelli e ai peli, e un apparato buccale costituito da dentini estroflessi che consentono la suzione del sangue dell’ospite. Il pasto può durare anche 2-3 ore consecutive. Le femmine depongono ogni giorno 7-10 uova, le cosiddette lendini, per tutta la durata della loro vita, che è di circa un mese, e le uova sono piccole strutture ovalari di colore bianco lucido che aderiscono ai capelli e si schiudono nel giro di una settimana. Questi parassiti si trasmettono per contatto interumano diretto, testa a testa, o attraverso la condivisione di oggetti infetti come pettini, spazzole, sciarpe e cappelli. Le uova, inoltre, possono trasmettersi anche con la caduta di capelli infestati, anche se va detto che i pidocchi non sopravvivono a lungo, non più di una decina di ore, lontano dal cuoio capelluto.

Quindi, questi sgraditi ospiti non possono saltare da una testa all’altra?
Assolutamente no. Bisogna sfatare un mito. I pidocchi non sono in grado di farlo e – altra falsa credenza – non vengono neanche trasmessi dall’animale all’uomo.

Perché è così facile prenderli nei campi estivi?
I campi estivi, come la scuola del resto, sono ambienti in cui si ha un contatto prolungato e una stretta condivisione degli spazi, per esempio le camerate dove i bambini dormono o le aree di ricreazione durante il giorno, nelle quali si condividono anche oggetti personali; queste condizioni favoriscono chiaramente il contagio. Anche il clima estivo, poi, fa la sua parte. Infatti, l’infestazione da pidocchi, la cosiddetta pediculosi, si trasmette più facilmente in presenza di alte temperature. Al di sotto della temperatura corporea di solito i pidocchi sopravvivono poco, mentre quando fa caldo le probabilità di contagio sono maggiori.

Ci sono bambini più a rischio di altri?
Tendenzialmente è difficile identificare specifici fattori di rischio per alcune categorie di bambini. Anche in questo caso c’è da sfatare una falsa credenza secondo la quale il rischio di infestazione sarebbe maggiore se i capelli sono sporchi. Di fatto, chiunque può essere infestato, indipendentemente dalla frequenza con cui ci si lava i capelli. Vero è che condizioni igienico-sanitarie scadenti potrebbero favorire, in una situazione comunitaria, la cronicizzazione dell’infestazione e aumentare in quel caso la probabilità di contagio. Tuttavia, i pidocchi possono essere presi anche dai bambini che hanno i capelli assolutamente puliti.

Come accorgersi che i propri figli hanno preso i pidocchi?
I bambini infestati da questi parassiti generalmente presentano escoriazioni e croste sul cuoio capelluto che sono l’esito di un grattamento ripetuto dovuto a un intenso prurito, che è il sintomo più caratteristico dell’infestazione. Il prurito è determinato da una sorta di reazione allergica scatenata da sostanze contenute nella saliva dei pidocchi e, a volte, anche dalla percezione del movimento degli animaletti sulla testa. Spesso i pidocchi e le lendini sono anche visibili a occhio nudo, soprattutto dietro e sopra le orecchie e all’altezza della nuca. Inoltre, talvolta possono svilupparsi anche infezioni batteriche che sono secondarie alle escoriazioni reiterate sul cuoio capelluto e possono manifestarsi con un lieve rigonfiamento dei linfonodi del collo, ma quest’evenienza è poco frequente, specie se i bambini vengono sottoposti a un’adeguata igiene dei capelli; queste infezioni possono verificarsi se la pediculosi si cronicizza, dopo un reiterato grattamento.

Come eliminarli, una volta scoperti?
Generalmente le pediculosi del capo vengono trattate con trattamenti topici, e quindi locali, sotto forma di gel, creme, mousse, shampoo o polveri. Questi presidi possono contenere principi attivi antiparassitari, tra cui lo zolfo, la permetrina e il malathion, in grado di eliminare chimicamente i pidocchi e le uova, anche con un unico trattamento. In alternativa, si possono utilizzare sostanze come gli oli siliconici e il dimeticone, che sono in grado di contrastare i pidocchi mediante un’azione fisica di soffocamento. Solo per le forme gravi e persistenti di infestazione si può valutare, in casi selezionati, la possibilità di una terapia per bocca a base di un farmaco antiparassitario chiamato ivermectina. È comunque fondamentale, per risolvere completamente il problema, associare alle terapie topiche applicate a livello del cuoio capelluto un’attenta rimozione delle lendini e dei parassiti con un apposito pettine a denti fitti. Inoltre, è opportuna una bonifica ambientale, che consiste nel disinfettare lenzuola, abiti e asciugamani con un lavaggio a 60 gradi. Tutto ciò che non si può lavare a questa temperatura, per esempio indumenti particolari come i cappelli, andrebbe lavato a secco o, in alternativa, esposto all’aria aperta per almeno 48 ore oppure chiuso in sacchetti di plastica per 2 settimane. Inoltre, è importante disinfestare tutti gli oggetti di uso comune che potrebbero essere entrati in contatto con i pidocchi: per esempio, spazzole, pettini e fermagli andrebbero immersi in acqua calda ad almeno 40 gradi, per minimo 15 minuti.

Se il bambino ha preso i pidocchi, bisogna tagliargli i capelli?
No, non è necessario. Se viene effettuata un’adeguata pulizia dei capelli con il pettinino a denti fitti, che consente di asportare dai capelli i parassiti e le lendini adese, tagliare i capelli non serve. Naturalmente questa pulizia, in gergo wet combing, va eseguita in maniera ripetuta, di solito ogni 3-4 giorni per almeno 2 settimane e con grande attenzione.

È possibile giocare d’anticipo e prevenire il contagio in un ambiente promiscuo come quello del campo estivo?
In previsione della partenza, è fondamentale per prevenire la pediculosi educare adeguatamente i bambini a evitare lo scambio di oggetti personali, potenziali veicoli di infestazione, con i compagni; inoltre, dal punto di vista pratico consiglierei ai genitori di spazzolare spesso i capelli, cambiare di frequente le lenzuola e le federe e imparare a ispezionare il cuoio capelluto dei bambini. Nel caso dei campi estivi, in cui il bambino resta per molte notti lontano da casa, gli adulti responsabili di questi centri dovrebbero essere educati a effettuare un’adeguata ispezione periodica del cuoio capelluto dei piccoli, per rilevare prima possibile l’eventuale invasione e trattarla prontamente.

Esistono rimedi naturali? Funzionano?
Ci sono e funzionano, ma, a differenza degli antiparassitari basati su principi attivi farmacologici, vanno utilizzati in modo prolungato. Per esempio, diversi rimedi come gli oli d’oliva, di soia, di girasole o di mais sono stati utilizzati in passato perché sono in grado di soffocare i parassiti, ma possono eliminarne in numero considerevole solo se vengono applicate in grande quantità e per un tempo piuttosto lungo, oltre le 12 ore. Questi trattamenti vengono affiancati dall’uso di shampoo a base di aceto di vino o aceto di mele, che sono in grado di ridurre l’adesione delle lendini al capello e quindi facilitano poi la rimozione meccanica dei pidocchi e delle uova con il pettine a denti stretti. Per soffocare i pidocchi sono stati utilizzati efficacemente anche oli essenziali – di lavanda, tea tree, rosmarino, eucalipto – e alcuni studi hanno dimostrato l’efficacia di spray a base di citronella nel ridurre la probabilità di una seconda infestazione, ma non di impedirne una prima. Nella maggior parte dei casi, il medico tende a prescrivere terapie soffocanti a base di oli siliconici in abbinamento a prodotti naturali, per esempio gli shampoo a base di aceto di mele o di vino, per facilitare la rimozione delle lendini e dei parassiti ormai morti; questa combinazione serve per limitare l’utilizzo dei farmaci antiparassitari veri e propri e quindi anche ridurre la possibilità che questi parassiti sviluppino resistenza nei confronti di questi presidi farmacologici.

Dunque, a volte i pidocchi ritornano. Come mai?
Una recidiva di pediculosi può essere dovuta a una reinfezione, che in genere è determinata da un nuovo contagio nell’ambiente scolastico e famigliare; capita spesso quando il bambino o le persone che entrano in contatto con lui non seguono alla lettera le prescrizioni del medico inerenti la terapia oppure per l’incapacità di eseguire correttamente l’applicazione dei presidi antiparassitari o un’adeguata bonifica ambientale. Più di rado, la nuova infestazione è legata allo sviluppo di resistenza ai farmaci antiparassitari utilizzati in prima battuta. Per limitare al massimo le reinfezioni, il primo e più importante presidio resta l’educazione e la sensibilizzazione delle persone che ruotano intorno al soggetto infettato, per fare in modo che l’infestazione venga completamente debellata.

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