Quando il parto è pretermine

Neonati prematuri: un fenomeno poco conosciuto ma in crescita. Cosa è importante sapere, dalla gravidanza al follow up perinatale? Con la consulenza del dr. Filippo Porcelli, Direttore dell’Unità di Neonatologia, Ospedale San Giuseppe, Milano.

 

Dottor Porcelli, quando un parto si può definire pretemine?

Considerato che la durata della maggior parte delle gravidanze è di circa 40 settimane, si può parlare di “parto pretermine”, o parto prematuro, quando il travaglio ha luogo prima 37esima settimana di gestazione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) tale problematica riguarda ogni anno, nel mondo, circa 13 milioni di bambini, 500mila in Europa. In Italia si parla di 40mila nuovi nati prematuri, pari al 7-8% del totale delle nascite che avvengono nel nostro Paese (EFCNI- European Foundation for the Care of NewbornInfants).
I bimbi prematuri sono neonati molto piccoli che nei casi più gravi non superano il chilogrammo di peso (anche se sono in minima percentuale rispetto al totale dei prematuri), oltre ad essere estremamente fragili: organi e apparati non sono completamente sviluppati e i piccoli necessitano quindi di cure costanti, con apparecchiature e terapie di ultima generazione.

È chiaro che l’incidenza delle complicanze va di pari passo col grado di prematurità. Occorre quindi fare un distinguo: i nati sotto i 1000 grammi sono gli Extremely Low Birth Weight (ELBW); tra i 1000 e 1500 grammi sono Very Low Birth Weight (VLBW) e tra i 1500 e i 2500 grammi sono Low Birth Weight (LBW). Ciascuna di queste categorie generalmente coincide con l’età gestazionale, quindi si parla rispettivamente di neonati estremamente prematuri (nati sotto le 28 settimane), molto prematuri (nati sotto le 32 settimane) e tardi prematuri (ossia i nati tra le 34 e le 36 settimane +6 giorni).
Qui all’Ospedale San Giuseppe di Milano nel 2017 sono nati 55 prematuri su un numero complessivo di neonati pari a circa 1400 (il più piccolo aveva un’ età gestazionale pari a 32 settimane con un peso di 1530 grammi).

 

I neonati pretermine stanno aumentando?

In generale stiamo assistendo a un incremento delle nascite pretermine e a un miglioramento del tasso di sopravvivenza per due motivi principali: da un lato, l’aumento è dovuto all’incremento dell’età delle gestanti, rispetto al passato. Si tratta di mamme sempre più “anziane”, che spesso superano i 40 anni. Dall’altro, sono migliorate le tecniche assistenziali di donne e bambini sia nella fase prenatale – oggi possiamo contare su controlli rigorosi che permettono di riconoscere e diagnosticare per tempo eventuali complicazioni – che post-natale, grazie a nuove tecnologie biomediche e cure intensive neonatali.
In Italia il tasso di sopravvivenza dei piccoli prematuri è tra i più elevanti al mondo, però è sempre un dato relativo perché minore è l’età gestazionale e maggiori sono i rischi. La prematurità, infatti, è una delle principali cause di mortalità dell’infanzia: il 63% dei bambini che muoiono prima dei 5 anni di vita sono neonati, di questi la gran parte sono pretermine. Questo perché i neonati prematuri, pur sopravvivendo nella maggior parte dei casi al periodo perinatale, restano bambini molto fragili che hanno bisogno di essere sostenuti, insieme alle loro famiglie, in tutto il loro percorso di crescita.

 

Si può prevenire un parto prematuro? Quali sono i possibili fattori di rischio e le cause?

I parti prematuri, purtroppo, spesso non si possono prevenire in quanto le cause sono molteplici, multifattoriali e molte volte imprevedibili. Alcune sono legate alla salute della futura mamma (come ad esempio obesità, diabete materno, ipertensione arteriosa, precedenti aborti, problematiche dell’utero, alcune malattie della coagulazione, malformazioni uterine), alla gravidanza (gemellarità, inseminazione artificiali) altre al feto (malformazioni, ecc.), altre ancora allo stile di vita scorretto (fumo, eccesso di alcolici, uso di droghe). Un’importanza molto rilevante hanno le infezioni, sia sintomatiche sia asintomatiche. In particolare, mi riferisco alle infezioni vaginali e delle vie urinarie, e alle infezioni vaginali e delle vie urinarie, e alle infezioni sessualmente trasmissibili.
Valutato quanto sopra, se per cause o fattori di rischio non è possibile una “cura” (malformazioni o patologie cromosomiche del feto non conosciute, età, reddito familiare…), per altre invece si è in grado di attuare una stabilizzazione (come per il diabete o l’ipertensione). A questo punto grande rilevanza rappresenta la prevenzione delle infezioni (il che significa, per esempio, curare con scrupolo l’igiene intima).

 

Quali difficoltà devono affrontare i neonati pretermine?

Tutto è proporzionale all’età di gestazione, ossia minore è l’età gestazionale e maggiori sono i rischi di complicazioni, ma è anche vero che questi problemi non sempre si presentano.
Le problematiche che più frequentemente si incontrano dopo la nascita prematura sono soprattutto di tipo respiratorio, dovute a un ritardo nella maturazione polmonare che si completa solo dopo la 32esima settimana di vita intrauterina. Inoltre, i prematuri possono andare facilmente incontro a ipoglicemia per la scarsità di riserve. I neonati pretermine hanno anche difficoltà a mantenere la temperatura corporea: il neonato non ha grasso sottocutaneo e può andare incontro a ipotermia. 9 prematuri su 10 hanno anche problemi di alimentazione: l’intestino è ancora prematuro e il piccolo non è abbastanza forte da alimentarsi al seno della mamma, quindi in attesa della montata lattea si nutre il bambino con un sondino e con latti speciali. Qui al San Giuseppe di Milano, tendiamo però a favorire, fin dalle prime ore di vita, se possibile, l’alimentazione a base di latte materno, anche se tirato dal seno. Nel medio termine, se permangono le difficoltà nell’alimentazione, vi è un aumento del rischio d’infezione rispetto ai neonati a termine, anemizzazione, problemi visivi (per es. rischio di retinopatia pretermine), problemi di crescita e di sviluppo neuropsicomotorio.

Da qui la necessità di fornire al piccolo, cure e accertamenti supplementari sia durante la degenza che nel follow-up. Al San Giuseppe tutti i neonati vengono inseriti in un circuito di follow-up ambulatoriale multidisciplinare fino a i due anni di vita. Nell’arco di questo periodo vengono pianificati controlli di routine quali ad esempio ecografie cerebrali e controlli neurologici in serie, esami del sangue, controlli oculistici, ecc. Tali visite diventano sempre più sporadiche mano a mano che il bambino cresce. Si consideri che i neonati pretermine diventano a tutti gli effetti “a termine” al raggiungimento dell’anno di vita, eccezion fatta per i gravi prematuri.

 

Offrite un sostegno anche ai genitori?

Sicuramente, la nostra attenzione va anche ai genitori, costantemente sottoposti a stress psicologico ed emotivo in tutte le fasi assistenziali. In particolare, la mamma che partorisce un bimbo prematuro tende a colpevolizzarsi, il che si ripercuote negativamente sul bambino e quindi sul rapporto duale madre-neonato.
Se le condizioni del neonato prematuro, lo consentono, si tendono a promuovere alcune pratiche volte a favorire l’instaurarsi dell’attaccamento madre-neonato. Alcuni studi hanno infatti dimostrato che il contatto pelle-a-pelle tra neonato e mamma, come nella pratica del Kangaroo Mother Care, determina minori problemi respiratori e porta a una degenza più breve. Appena possibile, inoltre, si cerca di consentire il rooming-in, che consiste nel tenere il neonato in camera con la mamma 24 ore su 24.
La sensibilizzazione di tutti verso le problematiche perinatali e dei primi mesi di vita dei nati prematuri ha lo scopo di far prendere coscienza di questa realtà, in particolare alle donne che vogliono intraprendere una gravidanza, così da mettere in atto i possibili comportamenti di prevenzione per cercare di evitare un parto prematuro e, inoltre, per sostenere i genitori nell’affrontare sotto tutti i punti di vista le peculiarità dei loro piccoli nati prematuri.
È altresì importante dare alle famiglie un messaggio positivo: il prematuro non è un bambino malato, è un bambino che, più degli altri, è a rischio e che quindi va seguito con maggiore sollecitudine e dedizione.
Le cure erogate al neonato devono rispettare, sempre, la dignità della sua persona
, assicurando i più opportuni interventi a tutela del suo potenziale di sviluppo e della migliore qualità di vita possibile.

 

I diritti dei bimbi nati prematuri

Sul sito www.ildiritto.it, viene riportato il Manifesto dei diritti dei bimbi nati prematuri. Le ragioni delle scelte assistenziali debbono essere riportate obbligatoriamente dal medico in cartella. In particolare, la coppia deve ricevere informazioni su: rischi per la madre e per il feto nella prosecuzione della gravidanza; modalità di espletamento del parto; future gravidanze; prognosi a breve e a lungo termine per i feti e i neonati, in relazione all’età gestazionale, al peso, all’eventuale patologia associata e alla possibilità di cura. Qualora, poi, eventi estremamente precipitosi impediscano un tempestivo processo informativo, questo dovrà comunque avvenire appena le circostanze lo consentiranno.

 

 

A cura di: Minnie Luongo

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