Riprendersi dal parto cesareo: modi e tempi

Ormai è stato detto e scritto in tutte le salse: in Italia continuano a essere troppi i parti cesarei. In alcune Regioni, ancora oggi essi sfiorano addirittura il 90% del totale dei parti. Di chi è la responsabilità, e perché continuiamo a ricorrervi anche quando non ce n’è vera necessità? Ne parliamo con la prof.ssa Rossella Nappi**, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia.

 

PRiprendersi dal parto cesareo: modi e tempi - esseredonnaonlinerof.ssa Nappi, mettiamo meglio a fuoco i dati sui parti cesarei

Parti cesarei: dolenti note! In effetti, noi italiani continuiamo a essere al vertice della classifica mondiale, anche se sembra esserci una leggera flessione negli ultimi anni. Le Regioni hanno percentuali differenti: il trend negativo si registra in Campania (con punte del 90%); ; ma pure nel Nord, come per esempio in Lombardia, le cose non vanno benissimo, con una donna su tre che ricorre al cesareo per partorire.
Le Regioni più virtuose? Il Friuli Venezia Giulia (20,4%) e il Trentino Alto Adige (21.4%).
Tuttavia, almeno in parte, io giustificherei così questo nostro primato negativo: oggi per un sacco di motivi (in pole position quelli economici) la coppia decide sempre più tardi di avere un bambino. E, siccome è ormai noto che l’età rappresenta il fattore rischio per eccellenza, si tende ad avere il pieno controllo dell’“evento parto”, sia da parte del medico, sia della paziente. La medicalizzazione della gravidanza prevede frequenti controlli e una prevenzione sempre più scrupolosa ed attenta, ma per l’evento parto bisognerebbe sempre sforzarsi di seguire le linee guida, e non strategie di comodo, per la gestante e gli operatori.

 

Come si esegue un parto cesareo?

Il parto cesareo è un intervento finalizzato all’estrazione del bambino, mediante un’incisione chirurgica praticata nella parete addominale e nell’utero della mamma (non dimentichiamo che esistono circostanze nelle quali ricorrere al parto cesareo è davvero l‘unico modo per garantire l’incolumità e la sicurezza della donna e del bambino). A seconda delle situazioni che si presentano, l’intervento cesareo può essere d’urgenza, oppure programmato. Trattandosi di un’operazione chirurgica, il parto cesareo richiede necessariamente il ricorso all’anestesia: attualmente la più utilizzata è quella loco-regionale, quasi sempre epidurale, talvolta spinale. Scopo di questo tipo di anestesia è quello di bloccare la percezione del dolore dalla vita in giù, ma senza addormentare la donna che, in questo modo, ha la possibilità di “seguire” il momento del parto e di vedere il piccolo appena nato. Per effettuare l’epidurale, l’anestesista inserisce un piccolo catetere tra le vertebre, a livello lombare, e attraverso di esso inietta il farmaco anestetizzante (a un dosaggio inferiore, serve a lenire il dolore delle contrazioni nel parto naturale).
Per la spinale, il metodo è lo stesso, ma l’ago viene inserito più in profondità. Se le condizioni della mamma non sono tali da permettere l’epidurale, oppure in situazioni di emergenza, viene effettuata l’anestesia generale, che determina l’addormentamento totale della donna.

Oggi il taglio cesareo è eseguito con metodiche che lasciano cicatrici sempre più discrete. Ecco quali sono le due principali:

Tecnica di Pfannenstiel. Il chirurgo ginecologo pratica un’incisione orizzontale di circa 10 centimetri all’altezza della parte superiore del pube. Con il bisturi e con le forbici taglia gli strati della parete addominale, il peritoneo viscerale (cioè la membrana che ricopre l’utero e la vescica), poi scolla la vescica con le forbici e la sposta, quindi arriva all’utero ed estrae il bambino. La sutura dell’utero è fatta a strati: prima il chirurgo cuce la parete, poi il peritoneo riportando la vescica alla sua sede originale. Anche il tessuto addominale è chiuso a strati: la cute, infine, è suturata con punti in seta o metallici, da rimuovere dopo 5-7 giorni.

Tecnica di Stark. Questa incisione, più recente, è praticata sulla parete addominale, circa 2 centimetri al di sopra del pube, con il bisturi e poi manualmente allargando le pareti muscolari lungo le loro linee naturali. A questo punto, il chirurgo ginecologo estrae il bambino, poi richiude l’utero con alcuni punti. La sutura dell’addome è fatta solo a livello della fascia sovramuscolare, mentre non si chiudono né il peritoneo viscerale né i muscoli addominali, che sono lasciati cicatrizzare in modo naturale. Nella tecnica originale descritta da Stark, sulla cute sono applicati tre punti in seta, da rimuovere dopo qualche giorno. Questa tecnica consente di effettuare l’intervento in circa 30 minuti, contro i 45 previsti dalla metodica di Pfannenstiel. La novità sta nel fatto che si usano soprattutto le dita per scostare, divaricare e dilatare i tessuti, lasciando al bisturi un ruolo marginale. Anche i tempi di guarigione si accorciano e, rispetto alla tecnica tradizionale, diminuisce la quantità di sangue persa durante il parto.

 

E veniamo al decorso post-operatorio del cesareo

Distinguerei due fasi: quella passata in ospedale (dopo l’intervento) e quella successiva, a casa. Iniziamo dalla prima. È bene che la donna si alzi il prima possibile e, per esempio, cerchi di andare in bagno entro le prime 24 ore dopo l’intervento. Ciò facilita l’avvio del processo di guarigione e abitua a muoversi con l’incisione. Raccomandazione importante: muoversi lentamente, perché si possono verificare vertigini o mancanza di respiro. Ed ecco alcuni suggerimenti per le pazienti:

  • Urinare dopo la rimozione del catetere può essere a volte doloroso. Chiedete all’infermiere o all’ostetrica di suggerirvi il modo per renderlo più facile. Se sono stati utilizzati punti metallici per la vostra incisione, potrebbero essere rimossi a distanza di qualche giorno dalla dimissione dall’ospedale.
  • Parlate con il vostro ginecologo sul modo di affrontare il dolore dopo l’intervento. Se è necessario prendere un farmaco, fatevi fare la prescrizione e informatevi sugli effetti su di voi e sul bambino (se state allattando). Se preferite evitare i farmaci, chiedete al ginecologo possibili soluzioni alternative per far fronte al dolore, sicure per voi e per il bambino.
  • Il vostro utero inizierà il processo d’involuzione, ossia si restringerà fino alla sua dimensione pre-gravidanza. Si cominciano ad avere perdite abbondanti di sangue rosso brillante, chiamate “lochi”, che di solito continuano per un massimo di 6 settimane.  Ancora: avrete bisogno di avere un numero extra di assorbenti; non usare tamponi interni durante questo periodo.

 

E dopo il ritorno a casa?

Quando si torna a casa da un parto cesareo, il livello di attività deve essere ridotto fino a quando il ginecologo non suggerirà diversamente. Ciò include di non sollevare nulla che pesi di più del vostro bambino e di evitare il più possibile di dedicarsi ai lavori di casa. Per quanto riguarda le lochiazioni, esse si modificano nel tempo e possono aumentare con l’attività fisica e con le variazioni di posizione. Col passare del tempo i lochi diventeranno rosa pallido o rosso scuro, e infine giallastri, o comunque chiari. Anche qui qualche semplice ma utile consiglio:

  • Assicurarsi di assumere molti liquidi, per mantenersi idratate; consumare pasti sani per riprendere energia e prevenire la stitichezza.
  • Controllare sempre di non avere febbre o dolore, che possono essere segno d’infezione.

Per finire, una domanda che pongono molte donne: quando si può riprendere l’attività sessuale? E quella fisica? Senz’altro dopo una visita ginecologica di controllo, ma la cosa è soggettiva e dipende da caso a caso. Più che altro, spesso la donna ha paura, ma si tratta di un timore ingiustificato: ad ogni modo, si va, in genere, dai 40 giorni a un paio di mesi. Stessa cosa vale per l’attività fisica. È il nostro corpo che “ci parla” e ci fa sapere quando siamo pronte.

 

 

** La prof.ssa Rossella Nappi, napoletana d’origine e pavese d’adozione, è Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Sezione di Diagnostica e Clinica Integrata – Unità di Ostetricia, Ginecologia e Riproduzione Umana, Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia.
Svolge la sua attività di ginecologa, endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia.
Ha completato la sua formazione in Italia e all’estero con un dottorato di ricerca in fisiopatologia della funzione ovarica e un postdottorato canadese in endocrinologia molecolare riproduttiva.
Mantiene tutt’ora numerosi contatti e collaborazioni con ricercatori di tutto il mondo ed è membro attivo delle più prestigiose società scientifiche nazionali e internazionali nel campo dell’endocrinologia ginecologica e della fisiopatologia della riproduzione.

 

A cura di: Minnie Luongo (2013)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 13 agosto 2019

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Italia S.r.l.

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?