SOS Acetone

SOS Acetone - esseredonna online

Prima o poi molte mamme si ritrovano a fare i conti con l’acetonemia dei propri bambini. Ne parliamo con il dottor Piercarlo Salari**, Pediatra di Consultorio a Milano e Responsabile del Gruppo di Sostegno alla Genitorialità della “Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale” (SIPPS).

 

Dottor Salari, parliamo di “acetone”. C’è qualche novità in proposito?

No, e non può esserci, anche perché è come dire che una semplice influenza possa manifestarsi in modo differente, o che una zanzara usi una modalità diversa per pungere… Piuttosto vorrei sottolineare un aspetto che ancora troppe mamme sottovalutano quando avvertono il classico alito da acetone o acetonico (volgarmente detto “da mela marcia”) in un bimbo che non abbia avuto un episodio febbrile, né segua un regime alimentare non equilibrato e – contemporaneamente – registri un calo di peso, unito a un aumento ingiustificato di appetito, di bisogno di bere e di fare pipì. In questo caso occorre consultare al più presto il pediatra e con lui accertare la probabilità che il piccolo non soffra di diabete mellito di tipo 1 in fase iniziale.

Ricordo che questa forma di diabete – su base autoimmunitaria – si manifesta, in genere, dai tre anni in su, ma può essere anche più precoce ed è caratterizzata dalla produzione di anticorpi contro le cellule Beta del pancreas, e spesso – anche se  non sempre – viene innescata – solo nei soggetti predisposti – in seguito a un’infezione virale.

 

Torniamo ora a rinfrescare le idee sull’acetone “semplice”, che non sia spia di diabete di tipo 1. Intanto, che cos’è e come si manifesta?

Con “acetonemia” indichiamo una condizione anomala dell’organismo, per cui si accumulano particolari sostanze chimiche, dette corpi chetonici, frutto della degradazione dei grassi. I corpi chetonici, infatti, sono una miscela di tre acidi dotati di due caratteristiche specifiche:

  • un aroma acre, riconoscibile all’istante (si sente già entrando nell’ambiente dove soggiorna il piccolo);
  • la cosiddetta volatilità, che equivale alla capacità chimica di diffusione nei gas e di eliminazione mediante la respirazione. Tuttavia, come ripeto spesso ai genitori, non bisogna assolutamente pensare che l’acetone sia sinonimo di malattia respiratoria o di altre gravi disfunzioni ma, più semplicemente, esso è spia di un equilibrio momentaneamente alterato del consumo di sostanze alimentari per la produzione di energia.

Per quanto riguarda la seconda parte della domanda: una crisi di acetone può manifestarsi all’improvviso o, al contrario, con gradualità: il cambiamento dell’alito è comunque il primo segnale, al quale fa seguito la comparsa di dolori addominali e di conati di vomito. Un mix di disturbi e sintomi che spesso i genitori faticano ad associare con l’“acetone”, scambiandolo con una semplice indigestione o – i più apprensivi – con una gastroenterite.

 

Come si corre ai ripari?

Se ci si accorge tempestivamente della modificazione dell’alito, diventato maleodorante, bisogna ridurre -o sospendere- al più presto tutti i cibi a elevato contenuto in grassi. Inoltre, è opportuno fare attenzione anche a quegli alimenti che, malgrado una composizione notoriamente ricca di burro, oli vegetali o animali o altri generi di grassi, vantano prerogative di “leggerezza”, “digeribilità” e basso apporto calorico. In sostituzione, noi specialisti siamo soliti suggerire alimenti ad alto tenore di zuccheri come il tè zuccherato, freddo oppure accompagnato da fette biscottate, che rappresenta una scelta corretta. Superfluo aggiungere che ciò non basta, in quanto occorre tenere sempre sotto controllo l’intera alimentazione del bambino, affinché gli zuccheri rappresentino effettivamente la principale fonte energetica. Contemporaneamente (spesso le mamme trascurano quest’aspetto), il bimbo deve essere costantemente bene idratato, fornendogli da bere ogni volta lo richieda e, anche, spronandolo a consumare le bibite che più gli piacciono. Per esempio, sono molto indicate le comuni bibite a base di arancia, limone o cola, avendo cura però di “sgasarle” preventivamente.
Quando l’acetone è molto marcato e sono presenti vomito e disturbi gastrointestinali, l’approccio sostanzialmente non cambia, anche se bisogna focalizzarsi sulla difficoltà di alimentazione. In questi casi può essere utile il ricorso a preparati reidratanti che contengono preziosi sali minerali e vitamine utili, come la B6, che contribuisce a dominare il vomito.

 

Esiste una predisposizione all’acetone?

E’ una domanda che mi rivolgono spesso. E’ indubbio che per alcuni piccoli, la predisposizione esista, ma nessun dramma: noi pediatri cerchiamo di insegnare alle mamme che, se il loro bimbo va facilmente incontro a crisi di acetone (la fascia d’età più a rischio è fra gli 8 e i 10 anni), si può correre d’anticipo utilizzando un semplice test disponibile in farmacia. Si tratta di una striscia reattiva (di solito una confezione ne contiene diverse, da immergere per qualche secondo nell’urina, e che presenta una modificazione di colore in rapporto alla concentrazione di chetoni). Il confronto con una scala cromatica, riportata in genere sull’etichetta del barattolo, consente di ottenere una risposta immediata, espressa con uno o diversi “+”. Maggiore è il valore dei chetoni nelle urine, dove normalmente sono assenti, più grave è l’acetone.
Questo test è utile proprio in quei casi in cui i sintomi compaiono tardivamente, quando sono già stati raggiunti livelli molto elevati di corpi chetonici nel sangue. Ma torno a ripetere: nessun allarmismo, bensì optare per un’immediata visita dal pediatra.

 

 

** Il dottor Piercarlo Salari è dal 1993 Medico Pediatra presso un Consultorio Familiare accreditato dall’ASL Città di Milano e Responsabile del Gruppo di Sostegno alla Genitorialità della “Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale” (SIPPS).
Ha svolto in passato attività di ricerca nell’ambito dell’immunologia dei trapianti e sul metabolismo lipidico. Ha molte collaborazioni pregresse e tuttora in corso con testate giornalistiche e Case Editrici Medico-Scientifiche in ambito pediatrico.

 

 

A cura di: Minnie Luongo (2016)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 29 giugno 2019

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