Toxoplasmosi e gravidanza

Sentiamo parlare molto spesso di toxoplasmosi, un vero spauracchio per le donne in gravidanza. Per approfondire l’argomento, fugare ogni inutile timore e offrire i suggerimenti “giusti”, ne parliamo con la prof.ssa Rossella Nappi, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia.

 

Prof.ssa Nappi, che cos’è la toxoplasmosi e come si contrae?

Si tratta di un’infezione causata da un parassita della carne di mammiferi e uccelli – il protozoo “Toxoplasma Gondii” – che si trasmette attraverso una serie di passaggi, il cui ultimo anello è costituito da un animale “trasportatore”. Il gatto è spesso posto sotto accusa quando si parla di questa malattia, poiché spesso si ciba di piccoli roditori, dentro i quali si può nascondere il toxoplasma, che si trasmette così al felino, completando nel suo intestino il ciclo riproduttivo. Attraverso le feci, poi, il parassita potrebbe proseguire il suo viaggio fino all’uomo.
Pur essendo una malattia molto diffusa, la toxoplasmosi decorre per lo più senza sintomi, e non necessita di terapie. Le quali, invece, sono indispensabili nella donna gravida, per evitare la comparsa di malformazioni congenite nel bimbo che nascerà, e nei soggetti immunocompromessi (quali per esempio i malati di AIDS) per curare le localizzazioni d’organo che si osservano in questi pazienti (encefaliti, corioretiniti, ecc.).

 

Parliamo dei rischi in gravidanza della toxoplasmosi

Il modo migliore per contrastare la toxoplasmosi è la prevenzione. Evitare il contagio, infatti, costituisce l’unico sistema per tutelare al 100% mamma e bambino, ma per farlo è necessario che la donna incinta si sottoponga ad alcuni semplici esami del sangue, riassunti sotto il nome di “ toxo-test”. Mediante questo esame è possibile suddividere le pazienti in tre categorie, a seconda che abbiano attivato o meno, gli anticorpi della malattia durante un precedente contagio non diagnosticato: “protetta”, “suscettibile”, “a rischio“. Nel caso si rilevi la presenza degli anticorpi, si procede a ulteriori test più specifici; se, infine, si scopre che l’infezione è effettivamente in corso, bisogna rivolgersi subito al medico. Il toxo-test è un esame obbligatorio, da ripetersi ogni mese fino al parto.


Come si fa a diagnosticare una toxoplasmosi? E come si cura?

Purtroppo l’infezione da “Toxoplasma Gondii” nei soggetti sani passa solitamente inosservata per la mancanza di sintomi; mentre, nei casi in cui questi si presentano, possono essere facilmente scambiati per una banale influenza. I sintomi più comuni sono: mal di testa, astenia, ingrossamento dei linfonodi. Più raramente, si possono avere manifestazioni febbrili con interessamento epatico, polmonare, miocardico, oculare e nervoso. Problemi maggiori possono verificarsi in quei pazienti che presentano un deficit immunitario come i malati di AIDS o i soggetti trapiantati. Comunque, una persona che ha contratto l’infezione da toxoplasmosi sarà protetto per tutta la vita, dal momento che l’organismo risponde al processo infettivo con la produzione di anticorpi e linfociti specifici, determinandone l’immunizzazione.
Il toxoplasma può rimanere silente per tutta la vita, oppure riattivarsi là dove le difese immunitarie vengano meno.
Per quanto riguarda la cura della toxoplasmosi: alla futura mamma colpita dall’infezione si somministra immediatamente un trattamento di tipo antibiotico (il più utilizzato è la spiramicina), che impedirà la trasmissione della malattia al feto, prevenendo così le possibili complicanze che sono in grado di influenzare gli organi e gli apparati in via di sviluppo.


Quali accorgimenti per evitarla?

Siccome il toxoplasma si nasconde prevalentemente nella carne, è soprattutto questo l’alimento a cui le donne incinte devono prestare particolare attenzione per evitare un possibile contagio. Ma ci sono altri cibi da eliminare, per quanto possibile, dalla dieta durante tutti i nove mesi della gestazione. Ecco le principali norme igieniche da seguire in cucina:

  • lavare attentamente le mani con acqua e sapone prima di venire in contatto con cibi e verdure crudi;
  • lavare con scrupolo frutta e verdura prima di consumarla (usando disinfettanti come il bicarbonato o l’amuchina) e rimuovere la buccia;
  • meglio congelare la carne per qualche giorno prima di procedere alla cottura;
  • cuocere sempre alla perfezione la carne;
  • non consumare affettati, insaccati,carne cruda;
  • lavare con scrupolo utensili e stoviglie che siano venuti in contatto con carne cruda o ortaggi non lavati.

Abbiamo visto come i gatti sono gli ospiti definitivi del Toxoplasma Gondii: pertanto, i rischi di contrarre il parassita è superiore a contatto con la lettiera del gatto o con la terra o la sabbia dove abitualmente il gatto deposita la materia fecale. E’ bene comunque ricordare che i gatti domestici che vivono dentro le quattro mura di casa, che non hanno contatti con i gatti randagi e sono alimentati con prodotti in scatola e la cui lettiera viene cambiata e pulita tutti i giorni, difficilmente possano essere portatori del parassita. Un più probabile serbatoio d’infezione è rappresentato proprio dai gatti randagi, che s’infettano cacciando uccelli e topi contaminati dalle cisti del toxoplasma, e rilasciano oocisti attraverso le feci. Di fatto, quindi, il rischio legato alla convivenza con un gatto domestico è se non trascurabile, estremamente basso.

 

SE SI HA UN GATTO IN CASA…

Riassumendo, quanto alle principali indicazioni igieniche da rispettare: non entrare in contatto con la lettiera del proprio gatto e cercare di tenere l’a nimale sempre dentro casa, allo scopo di evitare che possa essere contagiato. Inoltre, è necessario non far mai mangiare al proprio micio della carne cruda. Se poi si va ospiti da persone che hanno dei gatti che sono soliti uscire di casa, mangiare soltanto cibo appena cotto o appena tirato fuori da buste preconfezionate. Infine, se ci si dedica al giardinaggio, evitare di toccare direttamente terra o terriccio, ma utilizzare sempre guanti.

 

 

La prof.ssa Rossella Nappi, napoletana d’origine e pavese d’adozione, è Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso la Sezione di Diagnostica e Clinica Integrata – Unità di Ostetricia, Ginecologia e Riproduzione Umana, Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell’Università degli Studi di Pavia.
Svolge la sua attività di ginecologa, endocrinologa e sessuologa presso il Centro per la Procreazione Medicalmente Assistita e l’Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica & della Menopausa, Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’IRCCS Fondazione San Matteo di Pavia.
Ha completato la sua formazione in Italia e all’estero con un dottorato di ricerca in fisiopatologia della funzione ovarica e un postdottorato canadese in endocrinologia molecolare riproduttiva.
Mantiene tutt’ora numerosi contatti e collaborazioni con ricercatori di tutto il mondo ed è membro attivo delle più prestigiose società scientifiche nazionali e internazionali nel campo dell’endocrinologia ginecologica e della fisiopatologia della riproduzione.

 

 

A cura di: Minnie Luongo

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