In estate la circolazione non è… in gamba!
È arrivata la stagione più… "pesante" per le gambe di molte donne. L'estate porta alla luce del
sole non solo fastidiosi inestetismi, che creano legittimi complessi e impediscono di scoprirsi
liberamente, ma anche un vero problema di salute. Gonfiori localizzati, vene e varici, capillari a
ragnatela, macchie viola, sono solo i segni più esteriori di un disturbo, che affonda le radici
all'interno degli arti inferiori: l'insufficienza venosa. Colpa della cattiva circolazione, certo,
che il caldo, i lunghi viaggi e i bagni di sole contribuiscono a rallentare ulteriormente. Ma non
solo. Per tornare ad avere – e poi mantenere - gambe leggere "da sentire" e belle "da vedere" non
vanno sottovalutati né gli altri numerosi fattori di rischio che minano il benessere dei pilastri
del corpo, né i primi campanelli d'allarme che segnalano "problemi di circolazione in corso". Le
soluzioni preventive e curative, infatti, non mancano: a patto di non prendere mai il problema…
sottogamba.
Ne parliamo con la
dottoressa Vittoria Baraldini, specialista in Chirurgia Vascolare e Chirurgia
Pediatrica, Dirigente Medico all'Ospedale dei Bambini "V. Buzzi" di Milano.
Dottoressa Baraldini, l'estate mette a dura prova le gambe. Sole, caldo, lunghi viaggi in
macchina o in aereo: una triade che mette a dura prova gli arti inferiori. Perché?
Perché i primi caldi primaverili provocano una naturale “vasodilatazione periferica”, cioè la
dilatazione delle vene e del microcircolo a livello delle gambe per favorire la dispersione del
calore. La vasodilatazione rallenta la circolazione venosa, compromette il corretto “cammino” del
sangue dagli arti inferiori al cuore. Naturalmente, i bagni di sole e i lunghi viaggi in macchina
contribuiscono ad aumentare la stasi venosa e favoriscono la comparsa di tutti quei sintomi, che
rappresentano la spia dell'"insufficienza venosa".
A cura di: Alma Galeazzi
"Insufficienza venosa": di che cosa si tratta esattamente?
L'"insufficienza venosa" è un problema che si verifica quando il sangue scorre più lentamente a
livello degli arti inferiori, faticando a risalire dal basso verso l’alto, per effetto di un
cattivo funzionamento del sistema valvolare che, normalmente, impedisce il “reflusso venoso”. Le
valvole anti-reflusso presenti all’interno delle vene, infatti, dovrebbero “chiudersi” durante la
risalita del sangue verso il cuore, in modo da impedirgli di cadere verso il basso: se non riescono
a esercitare questa azione-barriera, il sangue inverte il flusso e torna a stagnare nelle vene
delle gambe, esercitando una pressione sulle sottili pareti delle vene e, alla lunga,
dilatandole.
È caratterizzata da diversi stadi di intensità?
Certo, si tratta di una malattia progressiva, che parte da disturbi lievi –senso di peso e di
gonfiore alle gambe, edema serale alle caviglie, piccoli inestetismi, come le fini teleangectasie
capillari – e può sfociare in una marcata insufficienza venosa, che si manifesta con varicosità
visibili, affaticabilità, crampi notturni, lesioni trofiche della cute fino a vere e proprie
ulcerazioni, con il rischio di complicanze, come la trombo-flebite.
Gonfiore e pesantezza sono le prime avvisaglie della cattiva circolazione, che prima o poi si
manifesta con altri inestetismi e disturbi più seri: quali?
Le manifestazioni più precoci sono rappresentate dalla sensazione di avere le gambe pesanti alla
sera, dopo una giornata trascorsa in piedi, dall’edema alle caviglie e dalle teleangectasie, cioè
dai vasi capillari che appaiono come ragnatele visibili sulla pelle. Con il progredire della
malattia, compaiono le vene ectasiche, che poi diventano varici. Se l’insufficienza venosa viene
ulteriormente trascurata, può portare alla formazione di aree di cute distrofica a livello delle
caviglie, cioè a una sofferenza anche della pelle, che a lungo andare può sfociare in vere e
proprie ulcere.
A cura di: Alma Galeazzi
Tutti i sintomi possono presentarsi a qualunque stadio del disturbo, oppure a ogni stadio del disturbo corrisponde una sintomatologia caratteristica?
L'insufficienza venosa è un disturbo cronico ad andamento progressivo lento: i sintomi non si
presentano mai tutti insieme ma, da quello più lieve a quello più severo, si manifestano via via
che la malattia avanza, anche a distanza di molti anni l’uno dall’altro. Il decorso può, però,
subire un'accelerazione brusca in coincidenza di alcuni eventi particolari, come una
gravidanza.
Perché i problemi di circolazione venosa si concentrano soprattutto a livello degli arti
inferiori?
Per un semplice motivo fisiologico. Quella dal piede al cuore, infatti, è la maggiore distanza
che c'è fra un'estremità corporea e la pompa cardiaca… senza contare che le gambe si trovano per la
maggior parte del tempo in una posizione anti-gravitaria rispetto al cuore, quindi il ritorno
venoso dai piedi al cuore è quello più difficoltoso.
Parlando di gambe, il pensiero corre subito alle donne e non (solo) per questioni estetiche.
Non è forse vero che i problemi di circolazione toccano di più chi...porta la gonna?
Assolutamente sì!
Perché?
Per motivi ormonali. Gli estrogeni e il progesterone, cioè i principali ormoni sessuali
femminili, esercitano un’influenza importante sulla circolazione del sangue perché contribuiscono a
indebolire le pareti delle vene, cioè riducono il “tono venoso”. Ed è ancora per ragioni ormonali
che, durante, la gravidanza le vene delle gambe – già “sotto pressione” per l’effetto meccanico
legato alla maggiore pressione addominale dovuta all’espansione uterina - soffrono di più.
A cura di: Alma Galeazzi
Il sesso e la gravidanza non saranno l'unico "fattore di rischio". Mi viene in mente il peso eccessivo, la cattiva postura...e poi?
Il sovrappeso è sicuramente uno dei principali fattori di rischio, anche perché spesso si
accompagna a un'attitudine sedentaria. Ma bisogna chiamare in causa anche le abitudini di vita, per
esempio stare tutto il giorno in piedi o fare spesso lunghi viaggi per motivi professionali, nonché
particolari condizioni ambientali, come il riscaldamento a pannelli, veramente dannoso per la
circolazione.
Quanto conta la predisposizione familiare?
Conta tantissimo. L’insufficienza venosa non è una malattia ereditaria, ma ad alta
predisposizione familiare, trasmissibile sia per via materna sia per via paterna. Chi ha genitori
che ne soffrono, avrà molte più probabilità di esserne colpito a sua volta.
Torniamo allo stile di vita: quali sono le buone e cattive abitudini che incidono sulla salute
delle gambe?
Una dieta per l'insufficienza venosa non esiste, ma è utile bere molta acqua e portare spesso in
tavola i cibi che contengono sostanze protettive delle vene (antocianosidi, bioflavonoidi), come i
mirtilli. Durante il giorno, evitare di mantenere le gambe sempre nella stessa posizione e muoverle
il più spesso possibile. Le donne costrette a stare molte ore in piedi dovrebbero indossare le
calze elastiche riposanti per evitare la stasi venosa, mentre quelle che stanno sempre alla
scrivania dovrebbero alzarsi di tanto in tanto e fare due passi per azionare la famosa pompa
muscolare e “svuotare” le vene. Tutte devono ricordarsi di fare qualche esercizio ogni tanto:
flettere ed estendere i piedi, compiere movimenti circolari con le caviglie, mettersi sulle punte
dei piedi… Una buona abitudine anche durante i lunghi viaggi aerei, per evitare il rischio della “
sindrome da classe economica”.
A cura di: Alma Galeazzi
Come giocare d'anticipo?
Prima di tutto scegliendo un’attività fisica. Il movimento aziona la “pompa muscolare” delle
gambe, favorendo il ritorno venoso: contraendosi, il muscolo preme sul sangue e lo aiuta a “
risalire” verso il cuore. Ecco perché anche solo camminare fa molto bene e camminare con una scarpa
giusta, cioè con un tacco di circa 2-3 cm, fa ancora meglio. Sì all’elastocompressione preventiva,
cioè indossare abitualmente un collant a compressione elastica graduata. Poi bisogna mantenere il
giusto peso-forma e combattere il sovrappeso, evitare le prolungate esposizione a fonti di calore
(bagni turchi, saune, sole, riscaldamento a pannelli) e non indossare indumenti costrittivi. Via
libera ai massaggi linfo-drenanti e alla presso-terapia. Occhio ai traumi: un banale ematoma può
essere la causa di teleangectasie e capillari visibili. Giocare d'anticipo, infine, significa
intervenire al più presto sul fronte terapeutico: i capillari a ragnatela possono essere eliminati
con semplici iniezioni sclerosanti.
Quali sono i primi segnali che devono fare scattare il campanello d'allarme?
Il problema è che non esiste un sintomo solo che fa accendere la spia rossa d'allarme... ecco
perché è saggio rivolgersi a un angiologo non appena iniziano a manifestarsi i primi segnali
dell'insufficienza venosa.
Chi sospetta di soffrire del disturbo deve fare qualche esame particolare?
L'esame fondamentale, prescritto dall’angiologo, è l'Eco-Color-Doppler. Sulla gamba viene fatta
passare una sonda a ultrasuoni collegata a un computer, che consente di visualizzare i vasi
sanguigni, di verificare se la circolazione venosa è scorrevole o “rallentata”, di identificare
un'eventuale incontinenza della vena grande safena o piccola safena, cioè le sedi principali del
reflusso venoso.
Esistono molte sostanze naturali salva-vene. Quali sono e come agiscono?
È vero, ci sono sostanze di origine vegetale, estratte da piante come la centella o
l'ippocastano, dalla spiccata azione venotonica: i bioflavonoidi, gli antocianosidi, l’escina… che,
come hanno dimostrano alcuni studi, contribuiscono a rinforzare le pareti delle vene, rendendole
più toniche ed elastiche. Questi integratori dovrebbero essere assunti con regolarità per cicli di
almeno 2-3 mesi, a partire però dalla primavera, prima che arrivi il grande caldo.
A cura di: Alma Galeazzi
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Nei 9 mesi non si gonfia solo la pancia
La gravidanza "pesa" sulle gambe per un duplice meccanismo: meccanico e ormonale. "La componente
meccanica" spiega la dottoressa Baraldini "è legata all'aumento della pressione addominale e al
crescente fabbisogno di sangue dell'utero gravido. Il maggiore flusso di sangue nelle vene uterine
determina una sorta di "ingorgo", che aumenta la stasi venosa a livello delle gambe". E gli ormoni?
"Il progesterone" continua la dottoressa "esercita un’azione miorilassante sulla muscolatura liscia
delle vene, che determina un rilassamento delle pareti venose e danneggia le valvole anti-reflusso.
Gli estrogeni dilatano ulteriormente le vene a causa dell’impoverimento delle fibre collagene,
facilitando la formazione di varici" . Neomamme condannate a vene varicose e capillari?
Fortunatamente no perché, dopo il parto, spesso le gambe tornano spontaneamente in perfetta salute
e… bellezza.
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Escina, il "silicone" naturale delle vene
Oltre agli integratori, esistono veri e propri farmaci a base di sostanze di estrazione
vegetale, che però non si limitano a vantare una generica azione protettrice su vene e capillari,
ma che possono garantire proprietà curative reali, dimostrate con il rigoroso metodo scientifico al
quale tutti i farmaci vengono sottoposti prima di essere immessi sul mercato. Tra le sostanze più
efficaci offerte dalla natura, c'è sicuramente l'escina, una sostanza naturale ricavata dal seme
dell’ippocastano, i cui estratti vengono utilizzati fin dal XVI secolo per curare le flebiti. L’a
zione venotonica, anti-edemigena e antinfiammatoria dell'escina di recente è stata dimostrata non
solo da una serie di studi clinici, che hanno confermato la sua capacità di aumentare il tono e
l'elasticità delle vene, ma anche da uno studio pubblicato sull’a utorevole rivista scientifica
"Lancet". Messa a confronto con la terapia compressiva con calze terapeutiche su 240 malati di
insufficienza venosa cronica, la terapia con escina ha dimostrato di essere un'ottima alternativa
alle calze elastiche sia per efficacia sia per... comodità.
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A cura di: Alma Galeazzi
