L'ABC della fotoprotezione dei nei
Circa 100 mila nuovi casi all'anno, più o meno il 15% in più di quanto accadeva nei decenni
scorsi. A livello mondiale, questo è il dato più inquietante relativo al melanoma, il più grave
tumore cutaneo, che può insorgere tanto sulla cute sana quanto soprattutto su un neo pre-esistente.
Si tratta di una patologia particolarmente seria, che nelle fasi avanzate ha un decorso spesso
fatale mentre se riconosciuta in tempo è completamente curabile. E proprio per il ruolo decisivo
svolto dalla prevenzione e dalla diagnosi precoce, le campagne d'informazione negli ultimi anni
tengono alto il livello di guardia. In particolare i dermatologi lanciano l'allarme quando arriva
la stagione calda, per far comprendere una volta per tutte che oltre alla predisposizione genetica
sono proprio i danni provocati da un'esposizione scorretta ai raggi del sole a costituire il
principale fattore di rischio.
Con la consulenza della dottoressa
Ausilia Maria Manganoni, responsabile del Centro per la Diagnosi e Cura del
Melanoma, Clinica Spedali Civili, Brescia
Prima di tutto, occorre fissare alcune coordinate. Per esempio spiegando la differenza tra un
normale neo (o nevo) – un’alterazione benigna della pigmentazione cutanea che può avere diverse
dimensioni e colore – e il melanoma, un tumore maligno originato dai melanociti, le cellule
responsabili della pigmentazione, che può crescere sia in superficie che in profondità. Il rapporto
tra queste due lesioni è complesso, anche se si può affermare che se la maggior parte dei nei
(alcuni dei quali congeniti, altri che insorgono nel corso della vita) fortunatamente non degenera
in melanoma, è altrettanto vero che la maggior parte di questi tumori della pelle deriva proprio da
un neo nel quale si è innescata una trasformazione.
A cura di: Natalia Mongardi
Iniziamo dall'ABC
Ecco perché l’autoesame della pelle e un controllo periodico dallo specialista sono
comportamenti che tutti dobbiamo adottare. Tenendo presente, per aiutarci, le variabili del
cosiddetto ABCDE dei nei: l’Asimmetria che caratterizza spesso i melanomi, i Bordi, perché all’i
nizio il tumore è facilmente irregolare, il Colore che in un neo innocuo è marrone omogeneo mentre
se ha varie sfumature o è nero richiede più attenzione. E ancora: il Diametro (sopra i 6 mm ci sono
più probabilità che si trasformi) e l'Evoluzione nel tempo, intesa come cambiamenti di forma,
colore, spessore che vanno subito comunicati al medico. Precisa la dottoressa Manganoni: "Il nesso
tra densità/tipologia dei nei e insorgenza del tumore è forte, e tra i fattori di rischio per lo
sviluppo della patologia ci sono al primo posto la familiarità e di seguito il numero dei nei, la
presenza di quelli congeniti di grandi dimensioni e i cosiddetti nei 'clinicamente atipici'". Se
insomma a sfavore gioca molto la genetica (le popolazioni con capelli biondi o rossi hanno un
margine di rischio più elevato del 50-100% in più e se la carnagione è pallida il pericolo è circa
doppio) bisogna poi considerare i fattori ambientali.
Se ci tieni alla pelle, proteggi i nei dal sole
Per chi vive alle nostre latitudini, è d’estate che bisogna stare particolarmente in guardia,
tenendo presente che l'esposizione più dannosa è proprio quella intermittente del turista, che non
consente alla cute di abituarsi e mettere in moto tutti i meccanismi fisiologici di difesa. E se le
precauzioni adeguate devono entrare e far parte della forma mentis di ciascuno di noi –
dall'evitare di stare al sole nelle fasce orarie centrali all'usare creme che, come vedremo,
rispondano a precisi requisiti di sicurezza – la dottoressa Manganoni chiarisce che il discorso
vale ancora di più per i soggetti con una storia familiare di melanomi o una cute chiara tendente
ai nei: "Bisogna aver cura di tutto il mantello cutaneo, perché i raggi ultravioletti diventano
insidiosi qualora l'esposizione sia eccessiva rispetto alle capacità di difesa. Questo non solo per
le problematiche a breve quali eritemi, ustioni o fotodermatiti, ma soprattutto per i danni a lungo
termine come invecchiamento, tumori epiteliali e melanomi, che derivano essenzialmente dagli
effetti cumulativi delle radiazioni, che si sommano negli anni. Per essere più precisi, i raggi Uv
causano una fotoattivazione della cute e dei nei, con comparsa di modificazioni a livello
strutturale. Un nostro studio recente ha dimostrato che i nei non protetti di pazienti sottoposti a
fototerapia Uva e Uvb, osservati clinicamente diventavano più irregolari e più scuri, mentre i nei
coperti con adesivo o con schermante solare ad alta protezione non mostravano sostanziali
cambiamenti. L'analisi dei dati suggerisce dunque che entrambe le radiazioni inducano
proliferazione melanocitaria nei nei e che un elevato schermante è in grado di prevenirla in
entrambi i casi".
A cura di: Natalia Mongardi
Proteggersi al meglio
Fondamentale dunque la scelta della crema, che deve essere comunque ad alto SPF. "I protettivi
solari", aggiunge l'esperta, "si dividono in assorbenti (con filtri chimici) e in schermi (con
filtri fisici). I primi sono i più diffusi e impediscono la penetrazione nella pelle delle
radiazioni: la maggioranza protegge solo dagli Uvb, di onda più corta e più dannosi, mentre altri
associano diversi filtri per tutelare la pelle anche dagli Uva. I cosiddetti schermi sono invece i
protettivi che grazie a una composizione con sostanze minerali come ossido di zinco o biossido di
titanio disperdono e riflettono le radiazioni. Lasciano una sottile patina bianca che può essere
esteticamente poco piacevole, ma sono i più indicati nei casi di ipersensibilità o intolleranza ai
raggi". Quando poi ci si trova in situazioni particolarmente 'estreme', come in barca, oltre alla
crema bisogna ricordare di indossare maglietta, cappello e occhiali. Precauzioni moltiplicate per i
bambini: "Un’anamnesi di ustioni avvenute in età infantile può raddoppiare il rischio di melanoma
in età adulta".
Quando serve lo specialista
Per concludere, se l’atteggiamento responsabile nei confronti del sole va adottato soprattutto
d'estate, è invece d'inverno – quando la pelle non è abbronzata – che bisogna sottoporsi a un
controllo dermatologico, con cadenza annuale. Una semplice visita è sufficiente allo specialista
per cogliere segnali che possono indurlo a sottoporre il paziente a esami più approfonditi, come la
dermoscopia in epiluminescenza o la mappatura dei nei.
A cura di: Natalia Mongardi
