Iperidrosi palmare: soluzioni a portata di mano
È diventato perfino un modo di dire. Quando si è agitati, nervosi, emozionati o in ansia per
qualche motivo, spesso si riassume lo stato d'animo con un'immagine che rende subito l’idea: «Mi
sudano le mani». Per molte persone però non si tratta di una metafora ma di un disturbo reale, una
situazione patologica che spesso finisce per compromettere le relazioni sociali, dato che proprio
le mani sono il nostro primo biglietto da visita. Quella “ palmare” peraltro è la forma più diffusa
di iperidrosi, ovvero di quello squilibrio (per eccesso) della sudorazione che riguarda circa il 2%
della popolazione.
Con la consulenza del
professor Franco Gasparri, Docente di Marketing Cosmetico all'Università di
Salerno.
Per comprendere i meccanismi dell'iperidrosi palmare bisogna chiarire alcuni aspetti generali
della sudorazione. All'interno della cute esistono le ghiandole sudoripare apocrine e quelle
eccrine, responsabili in modo diverso della produzione di sudore, e quindi di quel processo
fondamentale con cui il nostro organismo provvede alla termoregolazione. In sintesi, quando la
temperatura corporea supera i 37° le ghiandole iniziano a secernere sudore che, arrivando in
superficie ed evaporando, consente il raffreddamento. «Le ghiandole apocrine – spiega il professor
Gasparri – sono concentrate nelle zone mammarie, sulle ascelle e sui genitali, e sono responsabili
dell'odore corporeo perché passano attraverso i canali pilo-sebacei e si arricchiscono di
micro-organismi e di sostanze grasse che si deteriorano.
A cura di: Natalia Mongardi
Viceversa le sudoripare eccrine sono distribuite su tutta la superficie corporea e sono molto
più numerose, intorno ai 2 o 3 milioni (le altre sono circa un decimo) ma producono un sudore
inodore: è composto da acqua e sali minerali e raggiunge la superficie attraverso un canale
diretto. La sudorazione palmare fa parte di quella eccrina ed è determinata da stimoli emozionali
più che termici.» Finché il fenomeno resta nei limiti fisiologici, niente di strano. A tutti prima
o poi è capitato – prima di un esame o di un appuntamento – di provare una tensione tale da
determinare le tanto temute “mani umide”, così difficili da nascondere. Prosegue il professor
Gasparri: «Il problema cambia quando il fenomeno non è sporadico ma rientra in un quadro di
iperidrosi. Anche per quella palmare si parla di iperidrosi primaria (o idiopatica) e secondaria.
Nel primo caso non vi sono cause precise e le ragioni vanno cercate nell'ansia e nel nervosismo di
certi momenti.
L'iperidrosi secondaria dipende invece da altre patologie o situazioni in atto, che portano
a uno squilibrio del sistema endocrino: menopausa, obesità, malattie psichiatriche o alcune terapie
a cui si è sottoposti. Spesso questa patologia si sviluppa con la maturazione sessuale e si protrae
poi nel corso della vita, con i cosiddetti up and down, ossia fasi di aggravamento, per esempio
d'estate, e miglioramento d’inverno. Bisogna poi dire che in concomitanza si può manifestare un
problema di microcircolazione, con un minor apporto di sangue alle estremità e con le cosiddette
mani fredde».
Nel caso specifico del sudore palmare è ancora più frequente che si scateni quel circolo vizioso
per cui la paura di porgere a qualcuno le mani bagnate aumenta il livello d'ansia, generando
un'ulteriore sudorazione. In questo senso, sottolinea il docente, quella palmare è forse la forma
più antipatica di iperidrosi. Per fortuna esistono diverse terapie per la forma idiopatica (nel
caso della secondaria bisogna intervenire sulla patologia d’origine) da scegliere a seconda della
gravità dei casi.
Conclude Gasparri: «La terapia di prima scelta sono quei prodotti topici che a livello
cosmetico spesso vengono classificati come deodoranti, anche se il loro scopo non è controllare
l'odore ma limitare la traspirazione, e sarebbe dunque più corretto classificare come
antitraspiranti. Contengono sali di alluminio che riducono il dotto escretore della ghiandola, e
per le mani di solito si scelgono prodotti SOS, di pronto intervento: spray o roll-on che
permettono un uso facile e anche a livello psicologico contano molto. Bisogna applicarli con
qualche ora di anticipo e ripetere l’applicazione. Nei casi più seri si può ricorrere alla
ionoforési, una riduzione del diametro dei dotti che dura qualche giorno e si ottiene immergendo le
mani in bacinelle con una soluzione elettrolitica o all’iniezione di tossina botulinica, che
inibisce il rilascio di acetilcolina e quindi contrasta la sudorazione eccrina per diversi mesi, ma
è molto dolorosa e può lasciare cicatrici.»
A cura di: Natalia Mongardi
