Quando la pelle è stressata
È l'organo più esteso del nostro corpo. Con una superficie che nell'individuo adulto è di circa
6 metri quadrati e un peso che rappresenta mediamente il 5% di quello corporeo. Soprattutto sta a
lei, la pelle, il compito di garantire al nostro organismo termoregolazione, idratazione e
protezione meccanica e chimica. In pratica, rappresenta il filtro fondamentale tra noi e il mondo
esterno. Naturale quindi che, quando qualcosa non va a livello fisico o psicologico, spesso sia
proprio la cute a mandare i primi segnali, con squilibri nel ciclo del rinnovamento cellulare (quel
processo di 28 giorni durante i quali le cellule alla base dell'epidermide si moltiplicano e si
spostano verso gli strati superiori, dove verranno alla fine eliminate naturalmente), causa di
inestetismi ma anche di vere e proprie patologie. I dati parlano di un aumento costante delle
dermatiti negli ultimi decenni, che va di pari passo con la crescita di intolleranze e
manifestazioni allergiche. In entrambi i casi, tra i principali imputati viene sempre più additato
dagli studiosi lo stress, che di per sé costituisce una "risposta adattativa" - una reazione con
cui l'organismo cerca, cioè, di adattarsi a fattori esterni - ma che quando diventa cronico o è
particolarmente intenso influisce negativamente sui meccanismi cellulari.
In passato era già stata dimostrata la correlazione tra stress psicologico e mancato rinnovo
delle cellule dell’epidermide. Del resto esiste una disciplina (il nome per esteso è
psiconeuroendocrinoimmunologia, ma per ovvi motivi viene abbreviata in PNEI) incaricata tra l'altro
di spiegare biologicamente i rapporti a doppio senso tra psiche e disturbi cutanei, perché se è
vero che spesso le malattie della pelle causano disagio psicologico, come si accennava prima è vero
anche il contrario: una situazione non serena a livello psicologico può essere la causa scatenante
di disturbi cutanei di vario tipo.
Alterando l'equilibrio del sistema, lo stress determina infatti una diminuzione della
proliferazione e della differenziazione cellulare e dunque del ricambio a livello epidermico. Ora
però sono stati fatti ulteriori passi avanti e qualche settimana fa l'American Journal of
Physiology-Regulatory ha pubblicato i risultati di uno studio condotto in laboratorio (per adesso
sui topi) dagli scienziati del Veterans Affair Medical Center e della University of California di
San Francisco, che spiegherebbe più nel dettaglio questa correlazione.
Con la consulenza della
dottoressa Rita Viscovo, Omeopata ed esperta di Laser in Dermatologia, presso il
Centro Medico Monterosa di Milano.
A cura di: Natalia Mongardi
I meccanismi di somatizzazione
«La pelle» spiega la dottoressa Rita Viscovo, Omeopata ed esperta di Laser in Dermatologia
presso il Centro Medico Monterosa di Milano, «è da sempre la sede delle cosiddette somatizzazioni,
perché a livello organico le tensioni si scaricano prima di tutto qui e nell'apparato
gastrointestinale. Il cortisolo endogeno a cui fa riferimento anche il recente studio, viene
prodotto dall'organismo per proteggerci da eventi allergici e stressanti, ma le reazioni sono di
due specie: una tipica della fase acuta e una di quella cronica.
Nel primo caso si verifica appunto un aumento fisiologico delle reazioni allo stress, con la
produzione di sostanze necessarie ai meccanismi di difesa. Nella fase cronica, invece, la
produzione di ormoni da parte del surrene si è così intensificata da portare a uno squilibrio e a
un impoverimento delle risorse interne. Per fare un esempio si può pensare a una macchina che corre
da molto tempo ad alta velocità e alla fine si ritrova col serbatoio vuoto. Per questo, anche se
può sembrare un paradosso, di solito si somministra al paziente del cortisone: da un lato per
compensare l'ormai ridotta produzione endocrina, dall'altro per spingere l'organismo a riportare la
produzione nei limiti dell'equilibrio.»
Anche le difese immunitarie vengono meno
Il discorso della ridotta funzionalità endocrina va poi associato al fatto che i periodi di
maggior stress sono anche caratterizzati da un abbassamento delle difese immunitarie, per cui la
cute come il resto del corpo è più esposta a batteri e aggressioni esterne. Spesso è proprio questa
accoppiata perniciosa che determina un aumento delle allergie e delle manifestazioni a carico
dell'epidermide: dall'eczema all'eczema da contatto, dalla dermatite atopica fino alla
riacutizzazione della psoriasi, una malattia che ha prevalentemente una causa genetica, ma che nel
40% circa dei casi colpisce o si accentua in pazienti che presentano un quadro di affaticamento o
di stress psicofisico più intenso. Per tornare alle forme più frequenti di disturbi cutanei legati
a una situazione di “esaurimento” delle energie psicofisiche, le più comuni sono le vere e proprie
dermatiti, quelle reazioni infiammatorie ricorrenti che sono caratterizzate dalle celebri macchie
arrossate comparse senza una causa apparente o un'eziologia precisa. Altra manifestazione comune è,
come si diceva, l'eczema: una forma di dermatite pruriginosa in cui la cute si presenta secca,
ispessita, arrossata e a volte arriva a sanguinare se chi ne è affetto non riesce a evitare di
grattarsi. Ancora: legate allo stress possono essere l'orticaria - che si riconosce per le chiazze
e i cosiddetti “pomfi” (cioè delle zone in rilievo) che prudono ma spesso hanno per fortuna una
remissione spontanea - l'acne che colpisce gli adulti e la follicolite. Di queste ultime due, la
prima è in molti casi una forma di somatizzazione che segue eventi stressanti, la seconda è
un'infiammazione del follicolo pilifero causata o da stress chimici come l’uso di detergenti non
adeguati (vedi box) oppure proprio da periodi di stress psicofisico.
A cura di: Natalia Mongardi
E se anche l'ambiente ci mette lo zampino
Prosegue la dottoressa Viscovo: «In tutti questi casi, che spesso coincidono con uno stile di
vita frenetico, ma anche con momenti di particolare carico di lavoro, ansia o cambiamenti radicali,
l'organismo e quindi anche la pelle non sanno più reagire agli stimoli a cui in precedenza erano
abituati.
In alcuni casi si parla di “sindrome di disadattamento ambientale”, che può essere accentuata da
una serie di fattori tra cui l'inquinamento atmosferico, gli ambienti costantemente surriscaldati o
viceversa raffreddati in modo eccessivo, l'esposizione per lunghe parti della giornata
all'illuminazione artificiale e agli schermi del computer. Tutto un insieme di elementi, insomma,
che finiamo per dare per scontati o che comunque sottovalutiamo, mentre in realtà rappresentano
agenti stressanti a carico della pelle, perché da un lato la invecchiano precocemente dall'altro
ostacolano sia la remissione dei disturbi lievi che quella delle manifestazioni patologiche più
serie.»
A cura di: Natalia Mongardi
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Attenzione alle aggressioni silenziose
Detergenti e cosmetici usati in modo sbrigativo e scelti con superficialità. Peeling
professionali o domestici praticati con frequenza sproporzionata alle esigenze e al tipo di pelle.
Sono tante le aggressioni a cui sottoponiamo l’epidermide anche quando pensiamo di prendercene
sufficientemente cura. E sono proprio queste aggressioni silenziose che preparano il terreno a
dermatiti e altre patologie di cui ci si rende conto solo quando la manifestazione è ormai
eclatante.
Per la cute, avvertono i dermatologi, questi sono stress quotidiani che si sommano a uno stile
di vita che già di per sé non favorisce il benessere dell'organismo. Per questo è necessario
valutare bene le scelte in campo cosmetico e puntare molto sull'alimentazione come presidio contro
i problemi della pelle. Prima di tutto si devono utilizzare solo detergenti che rispettino
l'acidità del pH cutaneo, ed è un errore ancora diffuso l'uso “fuori tempo massimo” di saponi
formulati per l'infanzia: si crede che siano delicati e quindi meno aggressivi, mentre in realtà
risultano troppo basici per la pelle degli adulti, e quindi per nulla adatti. No anche agli scrub e
ai peeling frequenti, senza un’indicazione da parte di uno specialista o comunque un consiglio
relativo al tipo di pelle.
E lo stesso discorso vale per le creme idratanti, che dovrebbero essere calibrate e non scelte
semplicemente in base, magari, alla confezione accattivante. Infine, fondamentale è la formulazione
della dieta e dell'apporto nutritivo dei cibi: sì a cereali, frutta, verdura e in generale alimenti
che contengono sostanze antiossidanti, come vitamine e minerali (eventualmente da integrare, ma
anche in questo caso senza abusi). Per esempio, la dermatite può essere causata dalla carenza di
una qualunque delle vitamine del gruppo B, mentre la mancanza di proteine è tra le cause dell’e
czema cronico e quella di manganese può determinare una dermatite esfoliativa. Viceversa, la
vitamina C e i bioflavonoidi aiutano la remissione di un'eventuale infiammazione.
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A cura di: Natalia Mongardi
