Osteoporosi: attente a quello "scheletro" nell'armadio
Se è considerata la bestia nera delle donne in menopausa, una ragione c’è. Ed è un’ottima
ragione. Nella sola Italia l’osteoporosi colpisce 3,5 milioni di donne e 1 milione di uomini over
50 anni, cioè una donna su tre e un uomo su dieci. Ecco perché, dopo la menopausa, il rischio di
andare incontro a un qualunque tipo di frattura sfiora - nel sesso debole - addirittura il 40%. Ma
non è solo una questione di età o di sesso: lo stile di vita può fare molto per mantenere saldi i
pilastri del corpo.
Ne parliamo con la
professoressa Ombretta Di Munno, Professore associato di Reumatologia,
Dipartimento di Medicina Interna, Università di Pisa.
Osteoporosi: un nome che mette i brividi alle donne dopo la menopausa. Di che cosa si tratta
professoressa Munno?
“L'osteoporosi è una malattia dello scheletro caratterizzata da ridotta massa ossea e da
alterazioni qualitative, che comportano un maggiore rischio di frattura. In realtà, poiché proprio
le fratture rappresentano la conseguenza di maggiore impatto medico-sociale della malattia, questa
definizione si sta semplificando verso quella di “malattia caratterizzata da ridotta resistenza
dell’osso con conseguente aumento del rischio di frattura”.
A cura di: Alma Galeazzi
Con l'età è naturale che le ossa subiscano un fisiologico processo di indebolimento: Quali sono gli altri fattori di rischio?
“Esistono fattori di rischio non modificabili - come la comparsa della menopausa (soprattutto se
precoce), la familiarità materna, la razza bianca - e fattori modificabili, quali abitudini
sbagliate (scarsa attività fisica, fumo, alcolici), scarso apporto di calcio (dieta carente di
latte e derivati) e vitamina D (ridotta esposizione al sole), uso di farmaci ad azione
osteopenizzante (come i corticosteroidi), malattie endocrino-metaboliche, reumatiche, intestinali”.
Che impatto ha la menopausa sulle ossa?
“La menopausa ha importanti effetti sulla massa ossea: gli estrogeni hanno anche la funzione di
inibire il rimodellamento osseo. La ridotta produzione di tali ormoni determina un aumento del
rimodellamento osseo che, associato alla ridotta capacità ricostruttiva, causa un’accelerata
perdita di massa ossea”.
Meglio, quindi, giocare in anticipo la carta della prevenzione
“La prevenzione si attua attraverso l'adozione di uno stile di vita che riduca i fattori di
rischio modificabili. L'adozione di tali misure nell'età di accrescimento permette di ottimizzare
il raggiungimento del picco di massa ossea (intorno ai 20 anni) e, nell'età involutiva (dopo i 40
anni), di rallentare la fisiologica perdita di massa ossea. Anche dopo i 50 anni è importante
incoraggiare un'attività fisica, anche modesta (come camminare mezz'ora al giorno), perché
potenziando il tono muscolare e migliorando l'equilibrio, si possono prevenire le cadute e le
fratture. A tavola, è fondamentale un adeguato apporto di calcio (latte e derivati, acqua minerale)
e di vitamina D (sardine, anguille, salmone, uova)”.
A cura di: Alma Galeazzi
Quando la prevenzione non basta, a quali farmaci si ricorre?
“Agli inibitori del riassorbimento (antiriassorbitivi) e agli stimolatori della formazione
(anabolici). Nella prima categoria sono inclusi gli estrogeni (TOS), il raloxifene, i bisfosfonati;
nella seconda il frammento 1-34 del paratormone (teriparatide). Recentemente è arrivato un altro
farmaco, il ranelato di stronzio, dal meccanismo d'azione peculiare in quanto stimola la formazione
e inibisce il riassorbimento. Non bisogna dimenticare l'importanza, per la salute dell’osso, di
un'adeguata integrazione di calcio e vitamina D”.
La terapia ormonale sostitutiva è utile?
“La TOS è in grado di prevenire la riduzione di massa ossea post-menopausale e la comparsa di
fratture. Ma, alla luce degli ultimi studi in materia, non rappresenta la terapia di prima scelta
per l'osteoporosi, bensì per contrastare tutto quel corredo di sintomi vasomotori, come le vampate,
che compromettono la qualità di vita”.
A cura di: Alma Galeazzi
