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DISTURBI E PATOLOGIE

Ovaio policistico: quando la fertilità è a rischio

I numeri sono impressionanti: circa il 25% delle donne (vale a dire ben una donna su 4), se sottoposta ad esami ecografici, evidenzierebbe la presenza di ovaie policistiche, nonostante spesso non presenti alcuna sintomatologia dolorosa a livello pelvico. La policistosi ovarica o “sindrome dell’ovaio policistico” (PCO) è un disturbo alquanto complesso. Le ovaie presentano dimensioni superiori alla media e contengono un numero anomalo di piccoli follicoli, la maturazione dei quali viene influenzata da alcuni ormoni prodotti dall’ ipofisi (la ghiandola endocrina posta alla base dell’encefalo). Nella PCO i follicoli ovarici non riescono a raggiungere il completo sviluppo, e l'ovulazione avviene di rado. Da qui deriva, molto spesso, una condizione di infertilità per le donne colpite da tale sindrome.
Ne parliamo con la professoressa Rossella Nappi, Ricercatore universitario, Ambulatorio di Endocrinologia Ginecologica IRCSS
Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia

Professoressa, sono tantissime le donne colpite dalla PCO, eppure non tutte sanno che cosa significa soffrire del cosiddetto "ovaio policistico". Ci può aiutare a fare chiarezza sulla sua reale incidenza e sugli eventuali fattori di predisposizione?

La sindrome dell'ovaio policistico (PCO) è riscontrabile nel 5-10% della popolazione femminile in età fertile, ed è clinicamente rilevante in 2 donne su 100. Inoltre, possiamo affermare con certezza che l'epoca in cui più frequentemente si pone la diagnosi è la seconda-terza decade di vita. Senz'altro può esserci una predisposizione familiare e una storia più frequente di diabete e patologie cardiovascolari nei parenti stretti, oltre che una positività per patologie estrogeno-dipendenti quali alcuni tumori femminili (come quelllo dell'utero).

Quali sono i campanelli d'allarme che devono far ricorrere al parere dello specialista?

L'ovaio policistico è una sindrome caratterizzata da una “costellazione” di segni e sintomi, non necessariamente tutti presenti nella stessa paziente, quali ad esempio:

  1. alterazioni mestruali, in più dell'80% dei casi: soprattutto oligomenorrea (cioè cicli mestruali ogni 40-60 giorni o anche più) e amenorrea (interruzione completa del flusso mestruale per almeno tre mesi), più raramente polimenorrea (cioè mestruazioni piuttosto frequenti, anche ogni 15-20 giorni);
  2. irsutismo (fino al 60%, specie dall'adolescenza in poi); acne e seborrea (in circa un caso su tre nel periodo dello sviluppo con un possibile peggioramento nel tempo); alopecia (più raramente, in circa un caso su 10). Tali sintomi, invalidanti soprattutto nell'età giovanile, possono accompagnarsi a disturbi dell'immagine corporea, del tono dell'umore e finanche della vita di relazione, con deficit di autostima e tendenza all'isolamento;
  3. sovrappeso e obesità vera e propria (in piu' del 40%, fin dall’età dello sviluppo), con estrema difficoltà a perdere peso anche seguendo regimi dietetici controllati (soprattutto nell'attesa delle mestruazioni le pazienti manifestano fenomeni di abbuffate e di gran desiderio di cibi, dolci o salati) ed una caratteristica distribuzione del grasso corporeo “a mela” (quando la circonferenza della vita è superiore a 88 cm), che predispone allo sviluppo della sindrome metabolica nell'età adulta avanzata (soprattutto per aumento dei trigliceridi e diminuzione del colesterolo "buono", più correttamente HDL), con un aumento del rischio di diabete (iperglicemia che può insorgere anche in gravidanza) e delle patologie cardiovascolari (spesso si assiste ad un aumento più precoce della pressione arteriosa).

 

A cura di: Minnie Luongo

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