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DISTURBI E PATOLOGIE

La fecondazione in vittro (FIVET)

La fecondazione in vitro è una tecnica di procreazione assistita extracorporea, in cui cellula uovo e spermatozoo si incontrano e si uniscono all’esterno dell’organismo femminile. Dopo poche ore dalla fecondazione, infatti, l’embrione ai primi stadi cellulari viene trasferito all’interno dell'utero della donna, nel suo ambiente naturale.

Si utilizza in caso di:

  • occlusione tubarica, in quanto la fertilizzazione in vitro non prevede in alcun modo il coinvolgimento delle tube;
  • infertilità senza causa di lunga durata, o precedenti fallimenti con tecniche più semplici, come le inseminazioni. Al microscopio, infatti, è possibile vedere direttamente i processi di fecondazione fra uova e spermatozoi della coppia e diagnosticare eventuali disfunzioni se la fecondazione spontaneamente non avviene;
  • difetti del liquido seminale per danni medio-gravi, mentre se il danno è decisamente grave sarà invece indicata una ICSI;
  • problemi femminili, come endometriosi, interventi chirurgici che abbiano danneggiato la pelvi, pregressi interventi per cisti ovariche che abbiano lesionato gravemente le ovaie.

L'induzione dell'ovulazione

La FIVET richiede un impegno soprattutto femminile, anche se l'investimento emotivo è pari, nell'uomo e nella donna. Il primo momento è quello ecografico per studiare la cavità uterina e le ovaie e decidere lo schema terapeutico di stimolazione ovarica, al quale la donna si sottoporrà per circa 10-14 giorni consecutivi. Si tratta di iniezioni intramuscolari o sottocutanee a cadenza giornaliera, che vanno tenute sotto controllo da parte del ginecologo curante attraverso l'osservazione ecografica dei follicoli in crescita e le esecuzioni di prelievi di sangue. Lo schema terapeutico delle fiale è personalizzato e in ogni momento può essere modificato.
Lo scopo dell'induzione farmacologica è recuperare un maggior numero di cellule uovo destinate alla fecondazione, per aumentare le possibilità di successo. I farmaci usati si chiamano gonadotropine e sono forme ormonali estremamente purificate, molto simili alle molecole degli ormoni già presenti nell’organismo femminile.
L’ ovulazione viene amplificata e l’ovaio risponde agli stimoli producendo più follicoli e, di conseguenza, più uova. Questi stimoli farmacologici sono riprodotti artificialmente da due tipi di preparazione: una a base di FSH, l’altra a base di LH . Il medico deciderà se e come dovranno essere utilizzate.
Farmaci di sicuro aiuto nella pianificazione di questo programma sono gli agonisti e gli antagonisti del GnRH. La loro assunzione annulla quasi completamente il rischio di un’ovulazione spontanea, che rovinerebbe l’esito del programma. Se questo si verificasse sarebbe impossibile trovare cellule uova nelle ovaie e si dovrebbe rinunciare a completare la terapia.

 

A cura di: Alma Galeazzi

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