La procreazione assistita: un percorso difficile
Fecondazione assistita: a che punto siamo con la legge?
Recentemente, con gli ultimi decreti-legge, c’è stata una grossa apertura sul fronte della
fecondazione assistita. Quando la legge 40 è stata promulgata, i biologi potevano lavorare solo su
tre ovociti, per cui tre uova della donna potevano essere prese e fecondate. Ma non è detto che da
tre uova si arrivi a tre embrioni… a volte da tre uova si otteneva solo un embrione.
La legge consente ad oggi di fecondare il numero di uova sufficienti per raggiungere il
numero di embrioni necessari al transfer. Il transfer si può praticare oggi a tre embrioni. Ovociti
in sovrannumero possono essere congelati ed eventualmente utilizzati in un successivo tentativo.
La legge, comunque, continua a vietare la fecondazione eterologa. Né si può ancora fare l’a
nalisi preimpianto, pertanto non si può analizzare se l’embrione è sano prima che venga trasferito
nella donna.
Quali sono i rischi della fecondazione assistita per l’organismo?
I rischi sono tutti femminili, perché è la donna a dover seguire la terapia ormonale, anche se
il problema di infertilità è dell’uomo. Parliamo di aumento di peso, ritenzione idrica, malumore…
Ma l’unico organo a correre dei rischi reali è la mammella, perché il bombardamento ormonale
potrebbe far degenerare un problema benigno. Intendiamoci: non è che la fecondazione assistita
provochi il tumore al seno, tuttavia bisogna essere ben certi che la donna non abbia familiarità
con problemi a questa zona del corpo e che sia in perfetta salute. Alla stessa stregua, la
fecondazione assistita non fa venire l’endometriosi, ma può far peggiorare un’endometriosi
preesistente o peggiorare fibromi già presenti.<7p>
Quali sono le implicazioni psicologiche?
La delusione è dietro l’angolo visto che il successo della fecondazione assistita non supera mai
il 25-30% per tentativo. Ma l’implicazione psicologica più rilevante è che spesso la coppia “
scoppia” se non è solidale nel progetto. Tra i due partner c’è sempre quello che “tira” di più per
la fecondazione e quello più scettico: quando va tutto a buon fine il problema non sussiste, ma
quando i tentativi ripetuti falliscono può scattare l’accanimento e la coppia entra in crisi.
A cura di: Alma Galeazzi
Le tecniche attualmente disponibili
La dottoressa Piloni ci accompagna in un breve viaggio attraverso le tecniche più utilizzate
della PMA, ovvero della Procreazione medicalmente assistita.
Una premessa: tutte le metodiche che affrontiamo sono eseguite esclusivamente sull’organismo
femminile, mentre all’uomo è richiesta la sola donazione del seme. Esistono casi, però, in cui la
tecnica di PMA richiede anche un intervento sull’uomo. Le due tecniche, molto simili, sono la TESE
e la MESE, finalizzate all’“estrazione” degli spermatozoi dal testicolo (TESE) o dall’epididimo
(PESE) attraverso la microchirurgia, o TESA e MESA se gli spermatozoi vengono aspirati con un ago
in anestesia locale.
L'inseminazione artificiale
È la più semplice fra le tecniche di procreazione assistita ed è anche quella che rispetta
maggiormente i tempi e i percorsi di una fecondazione normale.
L’incontro della cellula uovo e dello spermatozoo avviene all’interno dell’apparato genitale
femminile nel giorno dell’ovulazione, quando un piccolo catetere porta gli spermatozoi all’interno
dell’utero (IUI, o inseminazione intrauterina), della vagina (IVI, o inseminazione intravaginale) o
delle tube (ITI, o inseminazione intratubarica). La IUI è quella più utilizzata.
Il significato di questo metodo è duplice:
- accorciare le distanze fra le cellule femminili e quelli maschili, portando gli
spermatozoi in fondo all’utero.
- aumentare il numero delle cellule adatte alla riproduzione.
Per raggiungere questo obiettivo, sono necessarie la stimolazione ovarica, per aumentare il
numero delle uova, e la capacitazione del liquido seminale, per migliorare la qualità degli
spermatozoi.
Questa tecnica si utilizza in caso di:
- oligospermia, cioè ridotto numero di spermatozoi nell’eiaculato;
- astenospermia: ridotta mobilità degli spermatozoi;
- infertilità a causa sconosciuta: non è stato identificato un fattore responsabile della
sterilità;
- difficoltà ai rapporti sessuali (impotenza, eiaculazione precoce o tardiva nell’uomo; vaginismo
nella donna).
Le condizioni necessarie
Le premesse indispensabili per accedere a questo programma sono costituite dalla normale
pervietà tubarica, senza la quale non può esserci l’incontro tra spermatozoo e ovocita, e da un
numero di spermatozoi ritenuto adeguato e sufficiente per ottenere la fecondazione. Questo
numero-soglia deve essere superiore a 1.500.000 di spermatozoi recuperati dopo i test di
capacitazione, una metodica di selezione degli spermatozoi migliori, cioè i più adatti alla
fecondazione.
La stimolazione ovarica
I farmaci somministrati alla donna consentono il reclutamento di un numero superiore di
follicoli (in un ciclo spontaneo “matura” solo un follicolo) e, dunque, di un maggior numero di
uova, in modo da aumentare le probabilità di concepimento.
La stimolazione richiede un monitoraggio ecografico, che valuta la crescita follicolare e che
aiuta a scegliere il momento adatto per l’i nseminazione. La prima ecografia deve essere eseguita
in fase mestruale, la seconda dopo circa 5 giorni, le successive a giorni alterni fino al momento
decisivo.
Il giorno dell’inseminazione
Il seme viene raccolto poche ore prima dell’inseminazione per essere trattato in opportuni
terreni di coltura che ne potenziano l’attività fecondante. Al termine della capacitazione gli
spermatozoi mobili e con movimenti progressivi vengono introdotti in utero con un catetere sottile.
Questa pratica non è dolorosa: la donna rimane sdraiata per 15 minuti e poi è pronta per tornare
alle sue attività quotidiane.
A cura di: Alma Galeazzi
Inseminazione artificiale: i rischi
L’iperstimolazione ovarica
In alcuni casi la risposta ovarica ai farmaci è eccessiva e la donna produce un numero
eccessivo di follicoli. Il monitoraggio ecografico serve a non commettere errori e il medico può
essere obbligato a interrompere il trattamento per non incorrere nel rischio dell’iperstimolo. Per
questi motivi è assolutamente necessario che la stimolazione sia personalizzata e che l’i
mpostazione terapeutica sia corretta. Una volta interrotto il ciclo si attenderà la mestruazione:
da quel momento sarà possibile ripartire con un nuovo tentativo.
Le gravidanze gemellari
La percentuale di incidenza di gravidanze multiple, dovuto alla maturazione di un numero
maggiore di ovociti, è compresa tra il 5 e il 20%, in relazione ai farmaci utilizzati per la
stimolazione ovarica. Tali rischi, anche se ridotti da un accurato monitoraggio ecografico, possono
essere limitati, ma non annullati. In presenza di un numero troppo alto di follicoli l’a
tteggiamento migliore è quello di non eseguire l’inseminazione e di impostare un nuovo progetto per
una stimolazione ovarica a crescita follicolare più ridotta.
I risultati
Quando le premesse sono corrette e l’impostazione è buona le possibilità reali di successo si
aggirano intorno al 20% per tentativo. Queste percentuali indicano che è consigliabile eseguire un
numero di inseminazioni compreso fra tre e sei prima di passare a un tipo di procreazione medico
assistita più complicato, come la fertilizzazione in vitro.
L’inseminazione non ha ripercussioni sulla salute del bambino: l’incidenza di malformazioni
fetali e di aborti è uguale a quella della popolazione generale. Nel momento in cui la gravidanza è
iniziata è una gravidanza normale a tutti gli effetti, con gli stessi rischi e le medesime
indicazioni al parto.
A cura di: Alma Galeazzi
