MST, una famiglia numerosa (e pericolosa)
Quella delle MST, acronimo di malattie sessualmente trasmissibili (o trasmesse), è
una famiglia allargata, composta da un folto numero di patologie anche molto
diverse tra loro per sintomi e gravità, ma tutte accomunate dal canale di trasmissione:
i rapporti sessuali a rischio, cioè non protetti dal preservativo, con partner
occasionali, dei quali presumibilmente non si conosce lo stato di salute.
Si tratta, dunque, di infezioni (e, come tali, contagiose), provocate da diversi agenti
infettanti (o patogeni): - batteri, all’origine per esempio della sifilide o della gonorrea; -
virus, all’origine di MST intime, come l’Herpes genitale o i condilomi, oppure di MST sistemiche
molto gravi, come l’HIV e le epatiti; - parassiti, all’origine per esempio della tricomoniasi; -
funghi (o miceti), all’origine per esempio della candidiasi.
A cura di: Alma Galeazzi
Quando il sesso diventa contagioso
Sul canale di trasmissione “sesso non protetto” vanno in onda le MST. Ma come mai?
Perché durante i rapporti sessuali non si viene solo a stretto contatto con la pelle del
partner, già di per sé ampio serbatoio di germi non sempre innocui, ma anche con le sue secrezioni
intime e, talvolta, con il suo sangue, dove si possono annidare e dove proliferano maggiormente i
microrganismi patogeni responsabili delle MST. Ecco perché
il solo strumento a prova di MST è il più vecchio contraccettivo del mondo,
il profilattico, l’unico in grado di frapporre una “ barriera” tra la mucosa
genitale e le secrezioni eventualmente infette.
L’emergenza è mondiale
Trecentocinquanta milioni: le persone che ogni anno contraggono una MST sono un
esercito sterminato (e spesso inconsapevole). Che fa tanto più paura quanto più si pensa che questi
numeri agghiaccianti si riferiscono solo al gruppo di infezioni non virali (gonorrea, clamidia,
sifilide, ulcera molle, tricomoniasi), al quale andrebbe aggiunto quello altrettanto sconfinato
delle MST da virus (HIV, epatite, Papilloma, Herpes genitale).
Non è esagerato, dunque, parlare di emergenza mondiale, peraltro più volte denunciata dalla
stessa Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che ha messo la lotta alle MST in testa agli
obiettivi della politica sanitaria planetaria presente e futura.
Le MST, infatti, non sono “roba” da terzo mondo o da paesi in via di sviluppo, sebbene qui siano
particolarmente diffuse. Nei modernissimi Stati Uniti, circa il 75% della popolazione sessualmente
attiva ha contratto un’infezione da Papilloma virus e oltre il 20% della popolazione ospita l’H
erpes genitale.
L’Europa non è da meno: in Francia e Gran Bretagna, le MST continuano a
diffondersi a macchia d’olio, complici una libertà sessuale che spesso sfocia nell’incoscienza, il
fenomeno dei massicci flussi migratori, che non di rado “importano” malattie storiche, e ai viaggi
in paesi dove queste patologie sono ancora endemiche.
E l’Italia? L’emergenza serpeggia soprattutto tra i giovanissimi, sempre più
precoci e sempre meno prudenti sul fronte sessuale. Chi, oggi, ha meno di vent’anni spesso si
ritiene immune dalle malattie del sesso e giudica il profilattico uno scomodo optional di cui si
può tranquillamente fare a meno.
A cura di: Alma Galeazzi
Donne più a rischio: perché?
Se, almeno in teoria, le MST non fanno distinzioni di genere e di età – visto che colpiscono uomini
e donne, giovani e meno giovani – in pratica amano di più il mondo femminile, rendendo il sesso
debole davvero più debole sul fronte del contagio.
Detto altrimenti, è più facile che un virus o un batterio venga trasmesso da un maschio a
una femmina che non viceversa. Una maggiore vulnerabilità che ha motivazioni anatomiche e
fisiologiche.
La superficie mucosa degli organi genitali femminili, infatti, è molto più ampia di quella
maschile, dal momento che si estende a tutta la vagina, quindi
la zona intima delle donne è maggiormente esposta all’aggressione di eventuali
microrganismi nemici.
Inoltre, il ciclo mestruale indebolisce temporaneamente le difese immunitarie dell’organismo
femminile, che si ritrova meno protetto per alcuni giorni ogni mese, condizione sfavorevole che non
riguarda, invece, il sesso forte.
A cura di: Alma Galeazzi
