Vademecum della visita ginecologica
Ne parliamo con la
professoressa Rossella Nappi, Ricercatore universitario, Ambulatorio di
Endocrinologia Ginecologica IRCSS
Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia
Quando è necessario anticipare la visita ginecologica di controllo?
È bene effettuare la visita di controllo regolarmente, anche se apparentemente va tutto bene,
poiché alcune patologie sono silenziose e danno segnale di sé soltanto quando sono ad uno stadio
più avanzato, e dunque meno curabili. La visita deve essere sempre anticipata in presenza di
perdite anomale di sangue dai genitali, comparsa di dolori pelvici durante le fasi del ciclo
mestruale, peggioramento del dolore mestruale con sanguinamenti più abbondanti o più scarsi,
interruzioni prolungate del flusso mestruale, perdite vaginali con sintomi fastidiosi quali
bruciore, prurito, infiammazione e di ogni qualunque altro sintomo che riguardi la sfera genitale.
Anche i partner multipli e l’uso non costante del preservativo devono orientare la donna ad
effettuare visite di controllo più frequenti.
Come avviene la visita ginecologica?
La visita ginecologica è un’esplorazione bimanuale degli organi genitali esterni ed interni, che
viene effettuata dal ginecologo in donne che hanno già avuto rapporti sessuali. Si avvale anche
dell’inserimento dello speculum, uno strumento di plastica di varie dimensioni che serve per
visualizzare la vagina e la cervice uterina. La visita inizia con esplorazione dei genitali esterni
per verificarne la conformazione, l’integrità e l’aspetto, così da identificare eventuali
condizioni infettivo-infiammatorie. La visita interna si effettua con entrambe le mani per
verificare posizione, volume, mobilità e consistenza dell’utero e degli annessi ovarici, oltre che
naturalmente qualunque anomalia dell’
apparato genitale interno
.
A cura di: Minnie Luongo
Quali gli esami da effettuare dal ginecologo?
Paptest. Il paptest è un esame che ha rivoluzionato il rischio tumorale delle
donne perché, fin dall’epoca della sua introduzione, ha contribuito a ridurre significativamente i
tumori invasivi della cervice uterina. E’ un esame molto semplice che il ginecologo può fare
durante la visita di controllo o che può essere eseguito periodicamente dall’ostetrica da eseguirsi
ogni 2-3 anni, o più spesso in caso di patologie. Consiste nel raccogliere cellule della cervice
uterina (parte esterna ed interna) e nel fissarle su di un vetrino per un’analisi microscopica,
allo scopo di identificare anomalie che possono indurre a sospettare un rischio di stati
pretumorali e/o tumorali. E’ questo il motivo per cui va eseguito con regolarità, proprio per
cogliere con largo anticipo alterazioni delle cellule destinate a trasformarsi in tumore vero e
proprio nell’arco del tempo. Infatti, la diagnosi precoce di infezioni virali, per esempio da parte
di alcuni ceppi della famiglia del
papilloma virus (per cui ora sono disponibili anche due tipi di
vaccini
), riduce significativamente il rischio di tumore della cervice uterina, che può essere
diagnosticato e curato tempestivamente.
Tampone vaginale. Va eseguito ogni volta ci sia un sospetto di un’infezione
batterica e/o micotica, soprattutto se recidiva o prolungata nel tempo. Perdite vaginali bianche,
gialle, verdastre, bruciore, prurito, infiammazione e dolori nel rapporto sessuale devono sempre
essere attentamente valutate per evitare stati di infiammazione cronica che possono interferire con
il benessere della donna. La determinazione del
pH (acidità vaginale) e dunque del contenuto dei
lattobacilli vaginali (batteri buoni che
proteggono l’ambiente vaginale da altri agenti patogeni) può risultare utile al fine di completare
la diagnosi e per la messa in atto di una terapia adeguata. Talvolta, è necessario abbinare un
tampone più completo, non solo vaginale ma anche endocervicale (all’interno del collo dell’
utero), per diagnosticare infezioni che possono
interferire con la fertilità futura, come per esempio la
Chlamidia
.
Ecografia transvaginale. Permette di visualizzare da vicino su uno schermo gli
organi pelvici, utero ed ovaie, mediante l’utilizzo di una sonda che viene inserita all’interno
della vagina. È un esame che permette di completare la visita ginecologica nel caso ci sia il
sospetto di una patologia del corpo dell’utero, che interessa la parete o la mucosa interna (endometrio) dell’organo, oltre che per mettere in
evidenza cisti ovariche e/o masse pelviche. Talvolta, è utilizzata per monitorizzare nell’arco del
ciclo mestruale la crescita dei
follicoli e l’
ovulazione in tutti i casi in cui la donna riferisce
difficoltà al concepimento e/o infertilità di coppia.
Palpazione al seno, ecografia e mammografia. La palpazione al seno può essere
eseguita in corso di vista ginecologica, ma molto spesso il ginecologo insegna alla donna come
eseguire l’autopalpazione mensilmente, subito dopo il flusso mestruale, quando la mammella è più
morbida ed esplorabile. Dopo i 30 anni, o anche prima in caso di sospetto o di familiarità per il
tumore della mammella, è
utile eseguire anche l’ecografia mammaria che permette, in modo non invasivo, di studiare più in
dettaglio le caratteristiche strutturali della ghiandola mammaria. Dopo i 40 anni è bene iniziare
ad eseguire anche una mammografia: esame radiologico di approfondimento da ripetere, in genere ogni
due anni, sulla base del rischio individuale legato alla familiarità e alla radiotrasparenza della
mammella. In caso di mammella densa e/o cistica, è sempre bene abbinare l’ecografia mammaria e
ripetere i controlli annualmente con la guida di un senologo.
A cura di: Minnie Luongo
