DISTURBI E PATOLOGIE
Regola numero uno: non gettarlo. Ma conservarlo con cura fino all’ultima compressa, all’ultima
fiala, all’ultima goccia. Regola numero due: leggerlo. Sempre.
Fra tutte, sono queste le avvertenze più importanti. Però, sul foglietto illustrativo dei
medicinali non ci sono. Niente. Non le troverete stampate prima delle altre, in grassetto e a
caratteri cubitali, come dovrebbero. E, infatti, pare siano le più disattese. Il perché si capisce
subito: il linguaggio utilizzato è spesso ostico, per usare un eufemismo..
In bilico fra il burocratese e la terminologia medica, comprensibile solo agli addetti ai lavori. Per non parlare del carattere di stampa, quasi sempre molto piccolo, praticamente illeggibile, soprattutto per gli anziani. Le interlinee, poi, sono compatte e la carta troppo sottile e trasparente. E così il più delle volte il foglietto illustrativo finisce per restarsene accuratamente ripiegato all'interno della sua confezione.
Non bastasse, deve anche scontare una fama non esattamente cristallina. Quella che durante gli anni di boom della farmacologia gli è valsa il soprannome di bugiardino. Un tempo infatti le "istruzioni per l'uso" che accompagnavano i farmaci tendevano a sorvolare su difetti ed effetti indesiderati, per esaltarne i pregi e l'efficacia. Insomma, non diceva esattamente bugie, ma ometteva informazioni importanti che potevano essere compromettenti per il prodotto. Negli ultimi anni, però, grazie a restrizioni legislative che hanno imposto regole più rigide e a una maggiore attenzione dei consumatori, si è forse arrivati a ottenere che sul bugiardino siano riportate tutte le notizie importanti riguardo al farmaco.
Basta imparare a leggerlo. E, considerato che ormai un italiano su quattro ricorre
all'automedicazione e ai primi sintomi di una malattia corre in farmacia senza prima passare dal
medico (nel 2007, ultimo dato disponibile, sono stati venduti 332 milioni di confezioni di farmaci
senza obbligo di prescrizione, 19% del totale), è il caso di fare un bel ripasso. Sotto la voce
"Composizione" è indicato l’ingrediente fondamentale: il principio attivo, ossia la sostanza
responsabile dell'azione curativa del farmaco. Per esempio, l'insulina è il principio attivo per
trattare il diabete, mentre l'acido acetilsalicilico serve per la febbre. Nello stesso capitoletto
sono segnalati anche gli eccipienti, cioè quelle sostanze prive di proprietà curative che vengono
aggiunte al principio attivo per preservarlo da caldo, freddo, umidità; sostanze chimiche, per
renderlo più facilmente assorbibile da parte dell'organismo o anche solo per migliorarne il sapore.
Infine, viene indicata la quantità di principio attivo contenuta per ciascuna unità posologica,
ovvero in ogni compressa, supposta, confetto, fiala eccetera.
La "Categoria farmacoterapeutica" indica la classe in cui il farmaco è stato catalogato sulla
base del suo meccanismo d'azione - per esempio, analgesico, antinfiammatorio, antimicrobico -
mentre le "Indicazioni terapeutiche" spiegano a cosa serve il farmaco, quali sono i disturbi o le
malattie che permette di curare.
A cura di: Margherita Abbate Daga