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DISTURBI E PATOLOGIE

La prevenzione del tumore al seno

Il carcinoma della mammella colpisce circa 40 mila donne all’anno, solo in Italia: una su nove, ogni anno, riceve una diagnosi di tumore al seno, con un'incidenza in aumento ma con un tasso di mortalità in progressiva diminuzione, grazie alla diagnosi precoce e alle terapie mirate. Per questo tipo di tumore, la prevenzione si basa sull'identificazione del tumore già presente, e quindi la sua efficacia, seppur convalidata, è condizionata dalla tempestività della diagnosi. Ciò non toglie che l’indice di guarigione oggi sfiora circa il 90 per cento, proprio grazie alla diagnosi preventiva. Addirittura il 30-40 per cento dei casi vengono diagnosticati, prima che diventino palpabili, proprio durante le indagini preventive, ecografie e mammografie: l’intervento chirurgico in questi casi diventa oncologicamente risolutivo ed esteticamente conservativo. 


Ne parliamo con il dottor Francesco Valenti, chirurgo senologo a Milano e Merate, consulente chirurgo senologo presso “Spazio Prevenzione Onlus”.

Dottor Valenti, è possibile identificare dei fattori di rischio in grado di aumentare la probabilità di andare incontro ad un tumore al seno?

Sì, esistono particolari fattori di rischio e il chirurgo senologo deve attentamente considerarli, in modo da stilare un piano di prevenzione disegnato sulla singola donna. Tra questi il fattore decisamente più importante è la familiarità. Ciò non significa che l’avere un parente che ha avuto un carcinoma mammario sia di per sé sufficiente per considerare una donna ad alto rischio. Esistono dei criteri specifici (per esempio, i criteri elaborati dalla “Forza Operativa Nazionale per il Carcinoma della Mammella”, guidata dal professor Umberto Veronesi) che indicano i parametri corretti per identificare le donne a rischio familiare e genetico aumentato. Sono stati poi identificati altri fattori di rischio quali le abitudini alimentari tipicamente occidentali, l’u tilizzo della terapia ormonale sostitutiva in alcuni soggetti o la stimolazione ormonale per il concepimento, la prima gravidanza in tarda età o l’essere nullipara, il fumo e così via… tutti elementi, tuttavia, che hanno un impatto sul rischio nettamente inferiore rispetto alla familiarità. Va invece precisato che altri fattori come l’utilizzo della pillola anticoncezionale, il menarca precoce, la menopausa tardiva (da sempre considerati fattori di rischio) sono attualmente oggetto di discussione, in quanto non sembrano avere un impatto così decisivo.

prevenzione carcinoma mammario

Una donna con rischio aumentato per carcinoma della mammella deve sottoporsi sempre al test genetico?

Avere un rischio familiare per tumore della mammella significa avere una probabilità di andare incontro ad un carcinoma superiore rispetto a quello della popolazione generale. La valutazione specifica di questo rischio permette di identificare, all’interno di questa categoria di donne, quelle (poche: il 5% dei tumori della mammella sono geneticamente determinati) a cui è proponibile la ricerca della mutazione genetica responsabile dell’aumentato rischio. Il test deve essere fatto prima sulla parente che ha già avuto il tumore al seno e poi, nel caso in cui si sia riconosciuta la mutazione, questa deve essere ricercata sui parenti sani.

 

 

A cura di: Minnie Luongo

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