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DISTURBI E PATOLOGIE

Vene varicose nemiche delle gambe

Con la consulenza della dottoressa Vittoria Baraldini, specialista in chirurgia vascolare, dirigente medico presso l’UO di Chirurgia vascolare all’ospedale “Vittore Buzzi” di Milano

Vene varicose e teleangectasie: due facce della stessa medaglia

«Le vene varicose sono essenzialmente vene dilatate contenute nello spessore del sottocute che appaiono alla superficie delle gambe come cordoni in rilevo ad andamento tortuoso,» spiega l’e sperta. Il problema riguarda più comunemente le due vene superficiali di maggior calibro delle gambe: la vena grande safena, che decorre lungo la faccia interna della gamba della caviglia fino all’inguine, e la vena piccola safena, che risale posteriormente lungo il polpaccio dalla caviglia fino alla piega del ginocchio (il cavo popliteo). Ma non solo. Le varici possono interessare anche vene molto più sottili, rami collaterali delle safene. In ogni caso, non vanno confuse con le teleangectasie, «anche se si tratta di due facce dello stesso problema di fondo» spiega Baraldini. «Le teleangectasie sono gruppi di capillari superficiali dilatati, visibili in trasparenza attraverso la cute, che spesso assumono l’aspetto di una ragnatela di colore bluastro». Spesso, però, varici e teleangectasie vanno a braccetto, e non è un caso. Infatti, entrambe sono le manifestazioni evidenti, seppur con diversa gravità, di una stessa malattia: l’insufficienza della circolazione venosa degli arti inferiori, legata in primo luogo a un indebolimento della parete delle vene per diminuita elasticità ed aumentata permeabilità.

Gambe e vene varicose

Circolo vizioso

Al contrario di ciò che accade nelle arterie, dove il sangue è spinto in direzione centrifuga dal cuore alle periferia grazie alla pompa cardiaca, nelle vene il sangue deve fare il percorso inverso, ma non può contare sulla spinta propulsiva della contrazione cardiaca; in più, a livello delle gambe, per risalire verso l’alto deve vincere la forza di gravità. Per facilitare il flusso sanguigno nella direzione giusta, cioè verso il cuore, le vene sono dotate di speciali valvole ‘a nido di rondine’, simili alle pareti di una chiusa, che impediscono il reflusso del sangue verso i piedi. Perché tutto funzioni a dovere, questi vasi devono essere elastici e le valvole sempre efficienti e a tenuta. «Se, per motivi vari, le pareti venose perdono tono e si indeboliscono» dice la dottoressa «le vene si dilatano e le valvole non tengono più, lasciando rifluire il sangue verso il basso. Questo ristagno di sangue provoca un aumento della pressione endovenosa, che a lungo andare sfianca le vene e ne aggrava la dilatazione, che a sua volta peggiora il reflusso sanguigno». Insomma, si crea un circolo vizioso, da spezzare il prima possibile.

 

 

A cura di: Alessandra Terzaghi

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