DISTURBI E PATOLOGIE
24 Maggio 2010
L’ipertensione non è certo una malattia da prendere sotto gamba. Se trascurata o curata male, infatti, non ha conseguenze nefaste solo sul cuore e sulle arterie – spalancando le porte alle più gravi malattie cardiovascolari – ma minaccia anche altri organi vitali, come il cervello e i reni. Passare in rassegna i danni che può portare con sé un’ipertensione sottovalutata può essere un ulteriore stimolo ad agire in fretta (e bene).
I dati diffusi dalla Società Italiana dell’Ipertensione sono a dir poco allarmanti: si calcola
che, in tutto il pianeta, ne siano portatori addirittura un miliardo e mezzo di individui. Ma
perché l’ipertensione è così pericolosa? Perché il tessuto che riveste le arterie – costantemente
sottoposto a un’intensa pressione dal sangue – a lungo andare si lesiona e diventa più rigido e
spesso. Ciò favorisce la formazione delle cosiddette
placche aterosclerotiche, veri e propri depositi di grasso, doppiamente
pericolosi: da un lato restringono ulteriormente lo spazio a disposizione del sangue, il quale fa
più fatica a irrorare a sufficienza i vari tessuti e anche il cuore; dall’altro, rischiano di
occludere completamente il vaso, provocando un blocco locale della circolazione (trombosi). Se a
restare a corto di sangue è un organo, questo rischia di essere colpito da
necrosi, mentre se è il cuore, il rischio è un
infarto del miocardio, la cui gravità dipende dall’estensione della zona
coinvolta.
L’ipertensione, poi, ha ripercussioni sul ventricolo sinistro che, dovendo spingere il
sangue con un’intensità più elevata, si ingrossa, mentre il muscolo cardiaco via via perde
elasticità e si trova ad affrontare un superlavoro. A lungo andare può dilatarsi, cioè andare
incontro a uno
scompenso cardiaco, situazione estremamente pericolosa, perché può sfociare in un
infarto.
Se il sangue non riesce o fa fatica a irrorare le cellule del cervello, è allarme ictus, mentre se un vaso sanguigno dell’encefalo si rompe per colpa della pressione eccessiva, è allarme emorragia cerebrale. A livello della funzionalità cerebrale, le conseguenze possono essere più o meno serie, a seconda dell’entità e della durata del black out del flusso sanguigno.
Il rischio è di essere colpiti da insufficienza renale, ovvero l’incapacità dei reni – mal nutriti dalle arterie locali “ipertese” – di depurare a fondo il sangue, il quale aumenta di volume, andando a incrementare ulteriormente la pressione.
A cura di: Alma Galeazzi