26 Maggio 2011
Giornata mondiale dell'ipertensione arteriosa: combattere la pressione alta a tavola
Il 17 maggio si è svolta la settima
Giornata mondiale dell’ipertensione arteriosa, ovvero la pressione alta. Pare
strano che nel 2011 ci sia ancora bisogno di iniziative che sensibilizzino e informino su una
malattia facilmente diagnosticabile (bastano un paio di
misurazioni
della pressione) e che altrettanto facilmente può essere curata o comunque tenuta sotto
controllo, soprattutto se individuata presto.
E invece, sfogliando i risultati di un sondaggio commissionato a Doxa Pharma dalla Società
Italiana Ipertensione Arteriosa
(www.siia.it), si scopre che un italiano su tre
non sa nemmeno che cosa sia, che il 67% non ha mai ricevuto informazioni su questa patologia e che
l’82% non ne ha mai richieste. Eppure gli ipertesi in Italia sono almeno 15 milioni, e ogni anno si
calcolano circa 240mila morti direttamente legate alla pressione alta, che è anche responsabile nel
47% di casi di tutte le forme di cardiopatia ischemica e nel 54% degli ictus cerebrali, portando a
circa 7milioni e mezzo di morti premature.
Insomma, pare proprio che ci sia ancora molto bisogno di informazione e prevenzione. Ecco
perché, nel nostro piccolo, abbiamo pensato di cogliere l’occasione della VII Giornata mondiale
dell’ipertensione arteriosa per approfondire l’argomento.
E abbiamo interpellato una delle massime autorità nel campo: il professor Bruno Trimarco,
ordinario di medicina interna all’Università degli Studi di Napoli Federico II nonché Past
President della Società italiana ipertensione arteriosa.
Ipertensione arteriosa: cos’è
Per cominciare, va chiarito di cosa si tratti: «L’ipertensione arteriosa», spiega il professore,
«è un aumento a carattere stabile della pressione sanguigna sulle pareti delle arterie di grosso
calibro con valori oltre la norma. Si distingue tra pressione massima, quando il cuore si contrae
per spingere il sangue in circolo (
pressione sistolica
), e minima, quando il cuore si rilascia (diastole) per riempirsi di sangue (
pressione diastolica
). I valori normali sono ritenuti tra 90 di minima e 140 di massima. Si inizia a parlare di
forme lievi di ipertensione con pressione diastolica compresa fra 90 e 99 e/o sistolica fra 140 e
159».
A cura di: Margherita Abbate Daga
Le cause dell’ipertensione
Nella maggior parte dei casi non è facile stabilire
le cause
dell’ ipertensione. Piuttosto ci sono una serie di fattori che, nel loro insieme, ne
favoriscono la comparsa. L’ereditarietà, per esempio. «Chi ha familiari ipertesi corre un maggior
rischio (ma non la certezza assoluta) di sviluppare la malattia. In questi casi, visto che è
difficilmente evitabile», spiega Trimarco, «è molto importante seguire le regole di prevenzione per
allontanare il più possibile il momento della comparsa della patologia». Negli ultimi tempi, poi,
sono in aumento i casi di ipertensione nei bambini e adolescenti. E non è un caso che tra bambini e
adolescenti sia in aumento anche l’
obesità.
«I bambini in sovrappeso, infatti, hanno un’elevata probabilità di diventare ipertesi in età
postadolescenziale. E visto che oggi», nota il Past President della SIIA, «è molto più facile che
si segua una dieta da fast food piuttosto che la dieta mediterranea di una volta, è importante che
gli adolescenti pratichino un’attività fisica adeguata».
E nemmeno gli anziani sono esentati. Spiega infatti Trimarco che se «un tempo si pensava che
l’ipertensione fosse una malattia legata all’invecchiamento - tant’è che la pressione massima
ideale veniva calcolata sommando a 100 i propri anni - oggi l’età non giustifica più l’i
pertensione». Se un leggero incremento è accettabile, altrettanto non si può dire per valori
maggiori. E anche gli over 65 con valori fuori norma, possono e devono seguire un regime alimentare
preciso.
La dieta per l’ipertensione
La dieta per l’ipertensione si articola su quattro punti fondamentali: contenere l’apporto di
sodio, aumentare quello di potassio, controllare il peso corporeo e limitare il consumo di
alcolici. Come? Eliminando o riducendo drasticamente i condimenti (come sale, burro, olio e
zucchero), le carni rosse, i formaggi grassi, la cioccolata, gli alcolici e le bevande gasate e
zuccherate. Da moderare anche i fritti e gli arrosti, preferendo cotture più leggere come quella ai
ferri e al vapore. Via libera, invece, a frutta e verdura, formaggi magri, pesce, pasta, pane
integrale e yogurt. L’impresa più ardua, a prima vista, sembra quella di limitare l’aggiunta di
sale agli alimenti, In realtà, invece, il palato si può educare: se la riduzione avviene
gradualmente, anche il gusto si abituerà, trovando saporite pietanze che prima sembravano insipide.
Provare per credere. E comunque il sale può essere sostituito da aromi e spezie varie, come
peperoncino, aglio, prezzemolo, rosmarino, salvia e origano…
Quando la dieta non basta, si può optare per gli integratori alimentari. Anche se il
professor Trimarco sottolinea che questi hanno comunque un grosso limite: «L’efficacia. Non sempre
è evidente. E spesso è impossibile sapere come bilanciare gli effetti favorevoli da eventuali
effetti collaterali. La speranza è che presto vengano sottoposti a sperimentazione e siano
regolamentati come avviene per i farmaci».
Quello su cui sono d’accordo tutti, invece, è che qualsiasi tipo di dieta, sia terapeutica
sia preventiva, va completato con un’adeguata attività fisica aerobica. Tre volte alla settimana,
per una quarantina di minuti, a un ritmo non troppo impegnativo, possono bastare.
A cura di: Margherita Abbate Daga
«Le molecole più interessanti in questo senso sono i fitosteroli, sostanze simili al colesterolo
ma di origine vegetale. In natura si trovano negli oli vegetali, nella frutta secca e in alcuni
semi e legumi. Come integratori di solito sono inseriti nello yogurt e nel latte e dunque sono
facilmente assimilabili.
Diminuiscono l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale e possono portare a una sua
diminuzione di circa il 10%. Noti sono anche gli effetti del riso rosso fermentato, che contiene
una statina naturale. In alcuni soggetti l'integrazione con il riso rosso ha dimostrato di avere
un'ottima attività normalizzante sui livelli di colesterolemia totale. Una sostanza che negli
ultimi anni ha riscosso molto interesse in ambito scientifico è poi la berberina, un alcaloide
vegetale rivelatosi particolarmente efficace nell'aumentare l'attività dei recettori epatici per le
ldl». In parole semplici, accresce la capacità del fegato di catturare e metabolizzare il
colesterolo in eccesso: i livelli della sua concentrazione ematica possono diminuire del 29%,
quelli dei trigliceridi anche del 35%. In commercio esistono dei prodotti in cui la berberina è
associata al riso rosso e ai policosanoli, altre sostanze di origine vegetale importanti su questo
fronte. Un posto importante è occupato poi dai polifenoli, le molecole antiossidanti
più presenti nel mondo vegetale, utili nel prevenire appunto l'ossidazione delle lipoproteine
e quindi nel ridurne l'effetto nocivo. Dei polifenoli fanno parte per esempio il resveratrolo
(presente nella buccia dell'uva, nel vino rosso e nelle arachidi, ma commercializzato come
integratore), le catechine del tè e la quercitina delle cipolle. Conclude il professor Sirtori:
«Infine gli Omega 3, noti anche come Olio di pesce, sono una miscela di grassi insaturi che pur
avendo un effetto limitato sul colesterolo (un lieve aumento dell'hdl) abbassano i trigliceridi
anche dal 25 al 30%, e perciò possono essere molto utili per ridurre il rischio
cardiovascolare».
A cura di: Margherita Abbate Daga
