1 Gennaio 2010
Dermatite Seborroica: tutta colpa di un fungo!
Forfora, che disperazione! Tante di noi devono fare i conti con questo antiestetico disturbo,
fonte quasi sempre di disagio e imbarazzo. Ma la forfora non sempre è solo un inestetismo: a volte
è la manifestazione in forma leggera di una patologia vera e propria, la dermatite seborroica, che
richiede un trattamento ad hoc. Niente panico, perché la malattia non è pericolosa, ma il problema
va affrontato evitando il fai da te e chiedendo consiglio al dermatologo.
Con la consulenza del dottor
Fabio Rinaldi, Dermatologo e Presidente dell’International Research Hair
Foundation.
«La dermatite seborroica» spiega il dottor Rinaldi «è un‘infiammazione cronica della cute
che, oltre a colpire il cuoio capelluto, può interessare anche i lati del naso, la fronte, le
orecchie e, negli uomini – leggermente più soggetti delle donne alla malattia – anche il centro del
torace.» Tutte aree accomunate da una prerogativa: la ricchezza di ghiandole sebacee.
Il disturbo esordisce a partire dalla pubertà e può colpire tutte le fasce di età, seppur con
dei picchi nell’adolescenza e durante la mezza età. Un caso a sé, invece, è quello della crosta
lattea del neonato, che altro non è se non una forma mite di dermatite seborroica. «La
manifestazione più evidente della malattia» prosegue il dermatologo «sono proprio le
caratteristiche squame furfuracee: scaglie spesse e untuose, di colore bianco-giallastro, che in
genere ricoprono chiazze rosse eritematose, il tutto aggravato spesso da un fastidioso prurito.»
Ma cosa c’è alla base di questo quadro?
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«Le cause precise non sono ancora del tutto chiare» risponde Rinaldi.«In molti casi si osserva
un aumento della produzione di sebo (seborrea) o un cambiamento della sua composizione, che
irriterebbero il cuoio capelluto.»
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A cura di: Alessandra Terzaghi
Ma la seborrea sembra essere un fattore predisponente, piuttosto che il vero colpevole della
malattia. In questo senso, il sospettato numero uno è il fungo
Malassezia furfur, ritenuto il principale responsabile dell’infiammazione cutanea. Molte
delle persone affette da dermatite seborroica, in effetti, mostrano un’iperproliferazione di questo
microrganismo, ma altre no. Non sarebbe, dunque, un problema di quantità. Piuttosto, l’ipotesi che
va per la maggiore è quella di
una sensibilità particolarmente elevata alla Malassezia nei soggetti
colpiti.
Oltre a questo, ci sono poi altri fattori sospettati di contribuire all’insorgenza o all’a
ggravamento della malattia: tra questi, gli stress emotivi, la predisposizione genetica, le
variazioni ormonali e persino l’infezione da parte del virus HIV. Certo è che la dermatite
seborroica ha un andamento cronico e oscillante, con un’
alternanza di fasi in cui i sintomi si attenuano o addirittura scompaiono e fasi
in cui il problema riesplode in tutta la sua gravità. In genere la malattia è aggravata dall’u
midità e peggiora in inverno e in primavera; in estate, invece, vuoi per l’azione benefica dei
raggi solari, vuoi perché ci si può rilassare durante le vacanze, si ha un miglioramento della
situazione. In ogni caso, comunque, le terapie disponibili al momento non sono in grado di guarirla
in modo definitivo, ma di curarla e controllarla adeguatamente sì.
No all’autocura
Cosa fare, dunque, per tenerla a bada? Innanzitutto, no all’autocura. «È buona norma
farsi sempre visitare dal dermatologo, per non rischiare di utilizzare prodotti
sbagliati, nel modo sbagliato» conferma Rinaldi.
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«Molti shampoo antiforfora commerciali, per esempio, specie se usati troppo di frequente,
irritano il cuoio capelluto, aggravando la situazione. Solo lo specialista è in grado di
consigliare gli shampoo e i prodotti più adatti caso per caso, a seconda della fase della
malattia.»
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La terapia acuta si basa per lo più su
farmaci antimicotici, come il ketoconazolo, sia per bocca sia locali (sotto forma
di crema, gel e shampoo), che inibiscono la proliferazione dei funghi e hanno un effetto
antinfiammatorio. A questo trattamento di “attacco” iniziale, deve poi seguire
una terapia di mantenimento con lozioni e shampoo antiforfora medicati, contenenti
sostanze come l’
acido salicilico o il
catrame vegetale, in grado di favorire il distacco e l’eliminazione delle squame
furfuracee, o lo
zinco piritione, il solfuro di selenio e la piroctone olamina, che hanno un’azione
antimicrobica specifica nei confronti della Malassezia furfur e un effetto di normalizzazione della
produzione di sebo. Questi prodotti andrebbero usati 2-3 volte alla settimana, massaggiando la
testa e lasciando in posa per almeno 5 minuti, in modo da raggiungere bene il cuoio capelluto.
Non tutti i dermatologi sono d’accordo, invece, sull’impiego di prodotti a base di
cortisone.
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«Creme e lozioni contenenti corticosteroidi sono molto efficaci nel ridurre la dermatite
seborroica» avverte Rinaldi «ma andrebbero utilizzate in casi eccezionali e solo per brevi periodi
nella prima fase della cura, sotto stretto controllo del dermatologo.» Un uso prolungato nel tempo,
infatti, potrebbe dar luogo alla comparsa di effetti collaterali o addirittura indurre, a lungo
andare, un peggioramento della situazione e provocare danni alla cute, anche irreversibili».
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Tassativamente da evitare, infine, oltre agli shampoo troppo aggressivi, anche gel e tinture,
che possono “soffocare” il cuoio capelluto.
A cura di: Alessandra Terzaghi
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