29 Novembre 2010
Una questione di pelle
La pelle e la sua struttura
La pelle si “vende cara” perché ha un valore inestimabile, indispensabile com’è per la
sopravvivenza.
Le funzioni della pelle
sono molteplici: con il suo scudo protettivo, difende quasi tutto il corpo, dalle minacce dei
nemici più disparati (microrganismi patogeni in testa). Isola perfettamente organi e apparati con
la sua complessa pellicola, regolando come un sofisticato termostato la temperatura interna. Oppone
una barriera all'eccessiva perdita di liquidi, che depaupererebbe le preziose riserve idriche dell’o
rganismo. È sede dei recettori di un senso fondamentale, il tatto.
L’incarnato, poi, rivela tutto di noi: l’età, la razza, lo stato di salute, persino l’umore
o lo stato d’animo: si arrossisce per timidezza o per vergogna, si impallidisce per l’ansia o la
paura… Dire che
la pelle è lo specchio del nostro benessere psico-fisico, insomma, non è
esagerato.
Per questo merita conoscenza perché la pelle ha
una struttura complessa nonostante l’apparenza ed è diversa da persona a persona;
merita tempo e spazio, quei minuti preziosi che ogni giorno dovrebbero essere dedicati solo a “lei”;
merita cure puntuali e corrette sempre, ma soprattutto
in alcune fasi della vita
, quando è particolarmente bisognosa di premure speciali.
Con l’aiuto di un esperto mettiamo la pelle a nudo.
Con la consulenza del
professor Giuseppe Monfrecola, Professore ordinario di Dermatologia, direttore
della Scuola di specializzazione in Dermatologia e venereologia della Facoltà di Medicina e
Chirurgia, Università “Federico II” di Napoli
Tutti credono di sapere che cos’è la pelle, visto che è ben visibile a chiunque. In realtà la
cute è un “mondo” estremamente complesso e anche molto affascinante. La definizione arriva da chi
quel mondo lo conosce a fondo. La pelle, ci dice subito il professor Monfrecola, «è il più grande
organo che abbiamo, ma soprattutto è l’organo di confine per eccellenza del nostro corpo». Ma l’a
spetto più interessante è che non si tratta di una barriera passiva, tutt’altro: «La pelle è
estremamente attiva nel metterci in comunicazione con l’esterno. Lo ripeto, è un organo
affascinante per le sue dimensioni e la sua poliedricità d’azione, ma soprattutto perché è quello
che rispecchia di più l’uomo, tutto quello che gli succede nella vita di relazione, nell’aspetto
fisico e nello stato di salute. In un mondo che parla per immagini, l’immagine dell’uomo è la sua
pelle».
Affascinante e complessa. Come la sua struttura, a più strati: epidermide, derma, ipoderma… Ci
può aiutare a “entrare” nella pelle?
Partiamo dall’esterno, cioè dall’
epidermide
, che è la parte più estrema del nostro corpo. È una pellicola sottilissima - stiamo parlando
di micron, di frazioni di millimetro - ma con una funzione importantissima. Immaginiamo, infatti,
per un istante di mettere delle cellule vive a contatto con il mondo esterno. Che cosa
succederebbe? Che riceverebbero una tale serie di insulti da non riuscire a funzionare. In pratica,
durante il suo lungo cammino evolutivo, l’uomo ha “costruito” una serie di strati, creando una
sorta di muro composto di tanti mattoncini e organizzato in maniera tale da avere all’esterno dei
residui di cellule che non sono più vivi. Sto parlando dello
strato corneo
, formato da tante membrane di cellule ormai morte, compattate strettamente fra loro: è questa
la nostra prima barriera dal mondo esterno. È chiaro che questi “ scheletri” cellulari devono
essere cementati da qualcosa, perché altrimenti si staccherebbero: questo qualcosa sono sostanze
specifiche, chiamate lipidi. Appena sotto lo strato corneo, c’è lo
strato granuloso, poi lo
strato spinoso e, infine, lo
strato germinativo, quello che produce le cellule ed è, quindi, capace di
rigenerarsi. Dopo aver dato vita alle cellule, lo strato germinativo le spinge verso l’a lto,
subendo un processo di maturazione e, alla fine, di morte. Prima di morire, però, assolvono a
tantissime funzioni, di rivestimento e di “relazione” in senso biochimico.
A cura di: Alma Galeazzi
Penetrando ancora più a fondo troviamo il derma…
Sotto lo strato germinativo dell’epidermide, separato dalla membrana basale, c’è un grosso
strato molto spesso: il
derma, appunto. Una sorta di gel estremamente
compatto, in cui si trovano immerse una serie di sostanze: prima di tutto alcune fibre
importantissime, le fibre di
collagene, elastiche, reticolari… Queste sostanze
sono prodotte da cellule ad hoc che vivono nel derma, i fibroblasti. Nel derma, poi, troviamo i
rami nervosi, i vasi sanguigni e, “sprofondati” dall’alto, i cosiddetti
annessi cutanei . II derma è la base dell’epidermide, è quello che dà
elasticità alla nostra pelle, ma anche quello dove si consuma il processo di invecchiamento.
Naturalmente tutti gli strati di cui stiamo parlando interagiscono continuamente tra loro
attraverso segnali di tipo biochimico inviati dall’alto al basso a ritmo costante: ogni cellula
comunica con un’altra, il nostro network informatico sembra un gioco da ragazzi se messo a
confronto al network di comunicazioni tra una cellula e l’altra della nostra pelle!
Sotto derma c’è, infine, l’ipoderma…
L’
ipoderma è composto da cellule grasse, cioè da
adipociti, che separano la pelle dal muscolo sottostante. Anche questo strato, un tempo considerato
un semplice deposito di grasso, ha in realtà delle funzioni importantissime sul fronte della
termoregolazione. Infine fanno parte della pelle gli annessi cutanei
Gli annessi cutanei
«Si tratta di strutture annesse alla pelle» spiega il professor Monfrecola «che sono di origine
cutanea: le ghiandole sebacee e sudoripare, le unghie, i peli e i capelli. Queste strutture nascono
dall’epidermide e dal derma, si raccolgono a livello dei tre strati cutanei e svolgono un ruolo
fondamentale in ciò che gli addetti ai lavori chiamano “omeostasi dell’intero organismo». Vediamole
uno per uno.
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Le ghiandole sudoripare si dividono in due categorie: eccrine e apocrine. Le prime
sono quelle che producono il sudore “citrino”, cristallino, in pratica quello che esce all’esterno
quando fa caldo o si fa uno sforzo fisico. Questo sudore molto limpido e acquoso ha un’i
mportantissima funzione termoregolatrice: se si bagna una superficie questa si raffredda, ovvero
disperde calore più rapidamente. Le ghiandole apocrine, precisa Monfrecola, «si trovano soltanto in
alcuni distretti cutanei (nelle ascelle o a livello ano-genitale), sorta di vestigia di qualcosa
che un tempo ci serviva, ma che ora non ci serve più. Producono, infatti, un sudore che è molto
denso, oleoso e dall’odore forte». A che cosa servivano, dunque? «In tempi antichi, soprattutto a
livello animale, servivano per attirare o respingere altri animali, per marcare il territorio, per
comunicare un segnale di accoppiamento, per far scappare un nemico… L’essere umano ha mascherato,
con la sua sovrastruttura culturale, tutto ciò, ma il suo cervello registra ancora certe
informazioni e sono sicuro che gli odori inviano messaggi molto più significativi di quanto non ci
rendiamo conto».
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Le ghiandole sebacee, come suggerisce il loro nome, producono il sebo, quel grasso
naturale, che può talvolta essere eccessivo, rendendo la pelle untuosa. Il sebo ricopre tutto il
corpo, tranne i palmi delle mani e le piante dei piedi. A seconda della sede in cui sono collocate,
le ghiandole sebacee hanno funzioni diverse. A livello della parte alta del tronco, per esempio, ci
sono grosse ghiandole sebacee, mentre a livello degli arti sono più piccole. «Da ricordare» precisa
l’esperto «che ogni ghiandola sebacea è attaccata a un pelo: senza peli niente ghiandole
sebacee».
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I peli e i capelli sono strutturati nella stessa maniera. «Li troviamo in tutto il
corpo, tranne che in pochissime zone. Anche in questo caso, ci si dovrebbe chiedere a che cosa
servivano in passato, visto che la loro funzione era di proteggere, isolare e termoregolare ». Come
è strutturato un pelo? «Non esiste la radice del pelo: questo nasce da una matrice localizzata nel
derma o nell’ipoderma, che è fatta di cellule identiche a quelle dello strato germinativo. La
matrice dà vita a tante scagliette unite, ricche di una cheratina dura, che compone il capello ».
Le unghie sono fatte di cheratina dura. Nella parte dell’ultima falange c’è una zona, che si chiama
matrice dell’unghia, dove si trovano cellule dell’epidermide che si attaccano le une alle altre,
dando vita alla lamina, che noi chiamano unghia.
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A cura di: Alma Galeazzi
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