1 Giugno 2009
Colon irritabile: una sindrome al femminile
Colite o colon irritabile un tempo, oggi sindrome dell'intestino irritabile o IBS. Il nome ha
poca importanza. Soprattutto per chi ne soffre, quel 20% della popolazione italiana – in gran parte
donne – ciclicamente preda di dolori addominali, crisi di diarrea o
stipsi, gonfiore...
Un problema così "multisintomatico", da essere spesso confuso con altre malattie. E così
fastidioso da minare la qualità di vita sia per il suo andamento cronico, sia per il fatto che non
ha un'origine precisa: chiama in causa i più svariati fattori, tipici di tutte le società del
benessere - dieta, stress, vita sedentaria, stati d'ansia - ma anche gli ormoni e il sistema
nervoso.
Una questione di testa e di intestino, insomma. Come stabilire il confine preciso tra corpo
e mente? Un difficoltà che si riflette sulle cure, limitate a tenere sotto controllo i sintomi.
Almeno fino a oggi.
Con la consulenza del
professor Fabio Pace, gastroenterologo all'Ospedale Polo Universitario "L. Sacco"
di Milano.
L'intestino? Secondo gli esperti che si sono riuniti di recente a Milano, è il vero tallone
d'Achille di circa 1 italiano su 5. Ma sarebbe più corretto dire delle italiane, visto che i
problemi gastro-intestinali spesso e volentieri si "tingono di rosa".
La sindrome del colon irritabile non fa eccezione, con oltre il 70% delle sue vittime tra le
fila del gentil sesso. Un dato di fatto che suscita un'immediata curiosità: perché quello che gli
esperti definiscono il "secondo cervello" dell'organismo sembra essere più vulnerabile nelle donne
in età fertile?
A cura di: Alma Galeazzi
Perché colpisce di più le donne?
Il professor Pace identifica addirittura tre ipotesi per spiegare questa tendenza: «La prima
ipotesi è biologica ed è legata alle fluttuazioni ormonali, che scandiscono l’intero periodo
fertile femminile. La seconda ipotesi è culturale: la donna è tradizionalmente molto più attenta al
suo stato di salute generale, va dal medico più spesso rispetto al maschio ed è maggiormente
sensibile ai segnali inviati dal suo corpo. La terza è "caratteriale", cioè la donna sembra essere
più vulnerabile allo stress psicofisico e ormai sappiamo bene quanto sia importante questa
componente in buona parte disturbi intestinali funzionali». Immancabili ormoni: quando si parla di
disturbi al femminile, c’è sempre il loro zampino.
Ma cosa c’entrano con l’intestino? «L’alternanza di estrogeni e progesterone, che si verifica
normalmente in ogni ciclo mestruale», spiega il professore Pace, «produce effetti di rallentamento
o attivazione della motilità intestinale». E visto che questa sindrome ha come fattore scatenante
un’alterazione o una regolazione imperfetta proprio della motilità intestinale, ecco che nelle
donne sensibili una semplice fluttuazione ormonale basta a scatenare un attacco di IBS.
La malattia c'è, ma è "invisibile"
IBS, o sindrome dell'intestino irritabile: ma che cos'è esattamente quella che una volta veniva
semplicemente chiamata colite, spastica o nervosa ? «Fa parte delle sindromi funzionali, cioè
quelle che producono dei sintomi in mancanza di alterazioni organiche visibili e misurabili». Ciò
vuol dire che qualunque esame si faccia, il suo esito sarà negativo. «E questo crea un problema,
perché chi ne soffre spesso si sente accusare di essere un "malato immaginario".
Ma immaginario non lo è affatto, così come sono molto "reali" i sintomi propri di questa
sindrome. I principali? «Dolore o fastidio addominale e alterazioni dell'alvo, che provocano
diarrea e stitichezza o alternanza fra le due, per almeno tre mesi nell’arco dei sei mesi che
precedono la visita».
Sintomi che sono caratteristici di molte altre malattie. Questo non ostacola la diagnosi? Non
più di tanto: «Per fare la diagnosi basterebbe ascoltare il paziente… purtroppo però spesso è il
paziente stesso a non fidarsi del medico: richiede esami su esami perché pensa di avere qualcosa di
grave, ma visto che l'esito è sempre negativo, si convince che gli sono stati prescritti gli esami
sbagliati». È quello che il professor Pace chiama il fenomeno del "dottor shopping": il malato va
dal medico A, poi dal medico B, poi dal medico C... e non risolve nulla.
A cura di: Alma Galeazzi
Un circolo vizioso da evitare
Non si risolve nulla nemmeno dando la colpa al cibo: «I pasti non fanno altro che "accendere"
fisiologicamente il meccanismo della digestione, che può rappresentare il "grilletto" aspecifico
che evoca i sintomi, puntualizza Pace, ma senza un ruolo specifico dei singoli alimenti . Certo gli
esami servono per escludere altre patologie organiche, così come è innegabile l'importanza di
un'alimentazione corretta – ricca di frutta e verdura – e del movimento fisico per salvaguardare il
benessere intestinale.
Ma non si può dimenticare il ruolo dello stress. «Parliamo di stress medico, quello che
deriva dall'essere esposti a fattori psicofisici che sollecitano in misura eccessiva il corpo e la
mente. Spesso, poi, l'IBS apre un circolo vizioso: il paziente sta male e non riceve spiegazioni o
soluzioni, ovvio che sia sempre più stressato. Ma se trova un medico che riesce a fargli capire
qual è il problema, ecco che lo stress si riduce e la possibilità di guarire aumenta».
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Qualcosa di nuovo sul fronte terapeutico
Dieta, psicoterapia e farmaci sintomatici (antispastici, antidiarroici, lassativi,
antidepressivi ecc.). Questo il vecchio arsenale anti-IBS disponibile fino a poco tempo fa, capace
però di contrastare le manifestazioni "fisiche" più fastidiose e la componente legata allo stress
(quello all'origine della malattia e quello provocato dalla malattia stessa), senza agire sulle
cause. Ma le novità in cantiere sono tante. La più interessante arriva dalla ricerca
Rottapharm|Madaus: una nuova molecola che antagonizza un ormone enterico, la colecistochinina, in
fase avanzata di sperimentazione e protagonista di un ampio studio europeo, che ne ha messo alla
prova l'efficacia e la sicurezza su un consistente numero di pazienti. L'aspetto più interessante è
che la nuova molecola ha dato ottimi risultati sia per regolare la motilità gastrointestinale sia
per contrastare il dolore addominale, a fronte di un'elevata tollerabilità.
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A cura di: Alma Galeazzi
