29 Settembre 2011
Gastrite: consigli alimentari
Avete presente quel senso di nausea che qualche volta si presenta alla fine di un pasto o nel
corso della notte? E che magari si accompagna a vertigini e sudori freddi? Soffrite di piccoli, ma
costanti
bruciori di stomaco? E ogni tanto vi risale in gola un fastidioso
reflusso che porta con sé anche l’alitosi? Beh, secondo le statistiche, per 9
italiani su 10 con un’età superiore ai 30 anni, la risposta è sì. Tanti, infatti, ne colpisce la
gastrite, ovvero l'infiammazione della mucosa gastrica che riveste internamente lo stomaco. Eppure,
sempre secondo le statistiche, la maggior parte di chi ne soffre tende a sottovalutare quei
sintomi. Di solito si pensa che i fastidi passeranno da soli. In fondo sono disturbi di poco conto,
decisamente più sopportabili della sala d’aspetto del medico di famiglia. E così si finisce per
cronicizzare la malattia. E solo dopo mesi di reflussi e di bruciori costanti, finalmente, ci si
decide ad andare da uno specialista.
In base al decorso della malattia, si distingue tra
gastrite acuta e gastrite cronica. La prima si manifesta all'improvviso e in
alcuni casi può comportare anche delle emorragie, dovute all’erosione dei tessuti da parte degli
acidi gastrici. In genere è causata da infezioni o dall'assunzione di farmaci anti infiammatori e
anti dolorifici. E di solito guarisce spontaneamente.
A cura di: Margherita Abbate Daga
La
gastrite cronica (quando cioè la mucosa dello stomaco resta infiammata per un
lungo periodo di tempo, in alcuni casi anche per anni), invece, ha come causa principale l’
Helicobacter pylori, un batterio spiraliforme che può colonizzare lo stomaco e il
duodeno. Ma molti altri fattori possono contribuire. Su tutti: l'alcol, il fumo e le cattive
abitudini alimentari.
Va detto che anche se i sintomi della gastrite sono ben riconoscibili, l'unico modo per fare
una diagnosi corretta è praticare una
gastroscopia, cioè prelevare un pezzettino di mucosa gastrica attraverso una
biopsia e fare un
esame istologico. Nel frattempo, si può provare a intervenire correggendo l’a
limentazione e gli stili di vita sbagliati. Non fa mai male.
Sia che si tratti di gastrite sporadica, sia che la forma sia cronica - anche se in quest’u
ltimo caso, oltre alla dieta si rendono necessari farmaci specifici - bisogna evitare tutti quei
cibi che potrebbero causare ulteriori danni a una mucosa già infiammata. Via dal menù, allora,
carni grasse e pesci conservati sotto sale o sott'olio. Addio formaggi, soprattutto quelli
fermentati come gorgonzola e pecorino. Niente spezie (in particolare pepe, aglio e peperoncino),
sottaceti e salamoie. E nemmeno frutta aspra, come limoni, mandarini, arance, ananas, ribes,
melograno, e frutta secca, che è troppo ricca di grassi e proteine. Assolutamente da dimenticare,
infine, tutte le bevande alcoliche, soprattutto quelle con alte gradazioni, il tè, il caffè e le
bibite gassate in generale.
Qual è la
dieta adatta a chi soffre di gastrite, dunque? Una dieta a base di yogurt,
formaggi non fermentati e tutti quegli alimenti leggeri a basso contenuto lipidico. Le carni
bianche e il pesce fresco. Da preparare, rigorosamente, con metodi di cottura leggeri: bolliti, al
vapore o alla griglia. Cercando comunque di non mettere nello stesso piatto proteine di diversa
provenienza come uova e legumi o carne e formaggi. Bene anche riso e pasta, purché conditi solo con
olio extravergine d’oliva a crudo, senza soffritti di cipolla o altri aromi. Le uova alla coque o
in camicia. Ottimi i succhi di frutta (naturalmente non le spremute di pompelmo o di altri agrumi)
e tutte le verdure cotte. Peccato solo che siano banditi anche i crostacei e i molluschi, per i
quali la scrivente va pazza (ma questa è un’altra storia).
A cura di: Margherita Abbate Daga
È poi fondamentale mangiare lentamente. A parte che si apprezzano di più i sapori, una corretta
masticazione rende la digestione più agevole, riducendo i tempi di permanenza gastrica del cibo. Va
da sé che anche abbuffarsi non è buona abitudine. Anzi, è molto importante ripartire correttamente
i pasti nell'arco della giornata. Bisogna mangiare a orari regolari, non saltare mai un pasto e la
sera è meglio stare leggeri. Uno spuntino a metà mattina e uno nel pomeriggio contribuiscono a
tamponare l'acidità di stomaco evitando che il digiuno prolungato la faccia salire troppo. È sempre
molto importante prevenire la disidratazione aumentando il consumo di acqua (la saliva ed i liquidi
proteggono le muscose dai succhi gastrici) e una passeggiata al termine del pasto può essere utile
per favorire la digestione.
Se i sintomi della gastrite sono molto intensi e dolorosi, il latte può aiutare. La sua
basicità, infatti, va a contrastare l'acidità del contenuto gastrico. Ma non bisogna esagerare con
le quantità. Dopo il sollievo iniziale può causare una veloce ricomparsa dei sintomi.
Un capitolo a parte meritano le
dispepsie gastriche. Sono caratterizzate da sintomi che possono facilmente
ricondurre alle gastriti, ma che poco hanno a che vedere con la vera patologia. Quasi sempre,
infatti, nei pazienti dispeptici si individuano cause non organiche che hanno responsabilità nei
sintomi e fra queste, molto spesso si individuano vere e proprie
nevrosi d’ansia. Non a caso lo stomaco è l’organo per elezione definito bersaglio
di tutte le malattie psicosomatiche. Ecco allora che affidarsi all’automedicazione in caso di
disordini digestivi prolungati o, ancor peggio, basarsi sui risultati terapeutici consigliati ad
altri, non è mai una buona regola. Le dispepsie, infatti, sono spesso il campanello d’allarme di
una situazione di sofferenza generale che solo un medico può individuare correttamente e
curare..
A cura di: Margherita Abbate Daga
