19 Dicembre 2011
Gli esami in menopausa
Ne parliamo con la
professoressa Rossella Nappi, Ricercatore universitario, Ambulatorio di
Endocrinologia Ginecologica IRCSS
Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia
Professoressa Nappi, ci aiuti a spiegare alle donne in menopausa che gli esami cui sottoporsi
in questa fase della vita, oltre a non essere gravosi, sono necessari per evitare particolari
problematiche.
In effetti, ancora troppe donne - non mi stancherò di ripetere quanto a torto - vivono
gli esami consigliati in menopausa con un’ingiustificata sorta di angoscia. E’
bene invece sottolineare come, assieme a quelli che sono esami di routine (visita medica, controllo
della pressione, esami di sangue e urine), alla visita ginecologica annuale e al pap test da
eseguire secondo le scadenze consigliate dal proprio medico, ci sono esami particolari più che
preziosi.
Il primo esame?
Cominciamo dalla
mammografia, un esame che a molte donne - indipendentemente dall’età - incute
quasi terrore, in vista di un dolore che ritengono insopportabile…In realtà, la mammografia è un
esame di screening importantissimo, che deve essere eseguito almeno ogni due anni dopo i 50 anni.
Nel caso la densità mammaria fosse eccessiva, è utile completare lo studio della mammella con un'
ecografia mammaria.
Continuiamo con…
Con gli esami ormonali. Questi vanno eseguiti all’inizio della menopausa e ripetuti nel tempo
soltanto in occasioni particolari, oppure se si assume una
terapia ormonale sostitutiva (TOS) . Utile
sempre, all’inizio delle irregolarità mestruali e dei sintomi tipici della menopausa, quali per
esempio le vampate di calore, eseguire il
controllo dell’FSH, l’ormone che ci dice quanto si è esaurita la funzione ovarica,
e l’
estradiolo, l’ormone femminile vero e proprio prodotto dall’ovaio. La funzionalità
tiroidea è bene venga misurata almeno una volta, dal momento che le patologie della tiroide sono
comuni nella donna nei passaggi della riproduzione, come la gravidanza e la menopausa. In casi
selezionati, è utile anche il dosaggio dell’androgeno DHEAS, prodotto dal surrene, per
monitorizzare al meglio il processo dell’invecchiamento futuro.
E a proposito di menopausa...
Vampate di calore, ma non solo. Non è detto che i sintomi in prossimità della menopausa siano
sempre quelli classici. I segnali che il corpo invia in questo periodo possono essere molto diversi
per ogni donna. Come sottolinea la nostra esperta, “ la menopausa è una fase della vita che prima o
poi arriva per ogni donna. Bisogna aspettarsela tra i 45 e i 55 anni, anche se di solito fa
capolino dopo i 42 anni e prima dei 50”.
Come capire se si è in menopausa? Si considera l’ultima mestruazione e si
calcolano dodici mesi senza perdite di flusso mestruale. Generalmente i primi segnali sono una
certa irregolarità del ciclo, che può saltare per qualche mese e poi ricomparire. Oltre alle
mestruazioni che non arrivano, a seconda dei casi, il periodo che riguarda la menopausa può essere
caratterizzato da sintomi di vario tipo. Metà delle donne ha sintomi moderati, un quarto lievi o
assenti, e un quarto gravi. E durano, in media, cinque anni.
Per saperne di più leggi il nostro dossier sulla menopausa...
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A cura di: Minnie Luongo
Passiamo alla mineralometria ossea
In questo caso parliamo di un esame eseguibile con differenti tecniche a carico di vari
distretti dell’organismo - più spesso colonna lombare, femore, polso, calcagno -, il quale permette
di misurare la massa ossea della donna. In caso di menopausa precoce, malattie croniche, allergia
al lattosio, uso di cortisone, magrezza, abitudine al fumo ecc, è davvero utile eseguirla attorno
all’età della menopausa, dal momento che questo è il momento in cui è maggiormente possibile
mettere in atto delle strategie terapeutiche preventive. Infatti, quando la microfrattura si è già
verificata, purtroppo è troppo tardi, per via della qualità dell’invecchiamento dell’osso.
Altri esami che Lei e i suoi colleghi consigliate alla donna in questa delicata fase della
vita
Senza dubbio l'
ecografia pelvica transvaginale. Si tratta di un esame fondamentale per prevenire
con largo anticipo il
tumore dell'endometrio, che può rendersi visibile con perdite di sangue ad uno
stadio già avanzato. Questa indagine consente di misurare lo spessore della mucosa interna
dell'utero, e in menopausa è complementare al paptest. Seppure non così efficace nella diagnosi
precoce può, inoltre, aiutare a tenere sotto controllo il rischio di
tumore dell'ovaio. In taluni casi, se l'endometrio ha uno spessore aumentato, può
essere necessaria una biopsia che oggi si tende sempre di più ad eseguire sotto guida
isteroscopica. L
'isteroscopia è, infatti, un esame diagnostico “di secondo livello” di facile
esecuzione, che ci permette di visualizzare con uno strumento a fibre ottiche la cavità uterina e
di raccogliere un campione di tessuto (biopsia) interno all'utero. A seconda dei casi, essa può
essere eseguita ambulatorialmente o in day hospital, tramite una blanda anestesia, locale o
generale.
Per finire, professoressa Nappi, è vero che alcune donne, una volta arrivata la menopausa, non
si sottopongono più ad esami specifici?
Ahimè, succede anche questo. Ed è molto recente (secondo uno studio presentato a Roma durante il
congresso mondiale sulla menopausa) la conferma ufficiale di un dato sconfortante:
solo una donna su dieci ha il coraggio di parlare al proprio ginecologo dei problemi
relativi all'apparato genitale legati alla menopausa. Al contrario, ritengo che ci
dovrebbe essere il riconoscimento del fatto che la menopausa non è più la fine di qualcosa, ma una “
rinascita” per la donna. Teniamo presente che al giorno d'oggi, con le nuove terapie, si hanno
ottimi risultati contro tutti i sintomi lamentati. Eppure, da una nostra ricerca su 3500 donne è
emerso che le donne e le stesse ginecologhe hanno paura a parlare di alcuni effetti come quelli
sulla salute vaginale. Gli effetti di tale reticenza si rispecchiano nel fatto che metà delle donne
intervistate ha interrotto i rapporti con il partner a causa di problemi come la secchezza e
l'atrofia che colpiscono i genitali femminili dopo la menopausa, e solo una su dieci ne ha parlato
con il medico (nonostante questi sintomi colpissero il 45% delle intervistate). Ecco perché bisogna
ribadire come, dopo gli esami necessari, si possa (e si debba) passare alle terapie moderne, le
quali consentono realmente di risolvere i sintomi, con sempre minori dosaggi di ormoni.
A cura di: Minnie Luongo
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