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Aprile 2011

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Medicina di genere

Gli indicatori socio-sanitari delle differenze di genere

Un’analisi di genere dei fattori principali che determinano l’attuale ruolo femminile nella nostra società suggerisce come le politiche socio-sanitarie possano spesso incidere in modo anche ampiamente diverso sulle donne rispetto agli uomini a causa delle maggiori necessità femminili di assistenza sanitaria per le funzioni riproduttive, per la diversa integrazione socio-culturale, per la maggiore vulnerabilità economica e il più importante coinvolgimento delle donne come fornitori di assistenza sanitaria in ambito familiare.

LE DIFFERENZE NEL MONDO DEL LAVORO

  • Attività lavorativa femminile: è aumentata in modo considerevole negli ultimi 15 anni (nel 2005 è pari al 45,3% contro il tasso di occupazione maschile pari al 69,7%);
  • esiste, peraltro, una forte differenziazione tra le varie regioni, con un range che va dal 60% dell’Emilia Romagna al 25% della Puglia (2005);
  • ale tendenza si accompagna soprattutto a un maggiore sviluppo del lavoro part-time insieme alle altre modalità di lavoro flessibile. La percentuale di donne con lavoro flessibile rispetto al totale delle occupate è passata dal 14,3% del 1993 al 25,6 % del 2006, anno in cui la percentuale di uomini con lavoro flessibile è pari al 4,6%.
  • Ruolo occupazionale: sebbene il livello di scolarizzazione sia elevato, le donne italiane ricoprono soprattutto ruoli subordinati nel terziario come impiegate nel lavoro dipendente.
  •  Nella distribuzione dei ruoli manageriali le donne, infatti, sono ancora poco rappresentate, pur svolgendo spesso compiti e funzioni importanti nelle organizzazioni ma formalmente poco riconosciuti e non dotati di adeguati strumenti.
  • Le donne sono più presenti nell’area dei servizi, del commercio e dell’industria (in particolare nel settore tessile), mentre nell’industria manifatturiera, nei trasporti e nelle costruzioni la loro presenza è minima.
  • Nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) la presenza femminile è elevata (60,9% del totale); tuttavia, solo il 32,2% delle donne è medico mentre il 75,5% del personale infermieristico è rappresentato da donne.
  • Nella Pubblica Amministrazione permangono molti ostacoli al raggiungimento delle pari opportunità tra uomini e donne. Nonostante le donne sfiorino il 54% del totale (con punte del 76% nell’ambito scuolastico), le dirigenti di seconda fascia sono il 25% e le dirigenti di prima fascia circa il 15%. A livello di amministrazione centrale (Ministeri ed Enti pubblici non economici), i dati mostrano una presenza femminile nelle fasce dirigenziali appena un pò più alta: le dirigenti di seconda fascia sono il 35% e le dirigenti generali di prima fascia sono il 20%.
  • Un ulteriore divario importante si rileva anche rispetto agli incarichi aggiuntivi: agli uomini é attribuito il 56% del totale degli incarichi e alle donne il 44%; ma la differenza, a favore degli uomini, aumenta considerando i compensi: le donne nella pubblica amministrazione, infatti, percepiscono solo il 29% dei compensi accessori e gli uomini il 71% del totale.
  • Disoccupazione: le donne (15-64 aa) ne sono colpite di più rispetto agli uomini; il tasso di disoccupazione delle donne italiane (pari a 10,1% nel 2005) è maggiore rispetto alla media dell’U nione Europea (circa 9% nel 2005).
  • Tempo libero disponibile: in media, 1 donna su 4 subisce delle limitazioni delle sue attività giornaliere e tale media aumenta con l’età.

 

A cura di: Carolina De Canevali

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