LE DIFFERENZE NEL MONDO DEL LAVORO
- Attività lavorativa femminile: è aumentata in modo considerevole negli ultimi 15 anni (nel 2005
è pari al 45,3% contro il tasso di occupazione maschile pari al 69,7%);
- esiste, peraltro, una forte differenziazione tra le varie regioni, con un range che va dal 60%
dell’Emilia Romagna al 25% della Puglia (2005);
- ale tendenza si accompagna soprattutto a un maggiore sviluppo del lavoro part-time insieme alle
altre modalità di lavoro flessibile. La percentuale di donne con lavoro flessibile rispetto al
totale delle occupate è passata dal 14,3% del 1993 al 25,6 % del 2006, anno in cui la percentuale
di uomini con lavoro flessibile è pari al 4,6%.
- Ruolo occupazionale: sebbene il livello di scolarizzazione sia elevato, le donne italiane
ricoprono soprattutto ruoli subordinati nel terziario come impiegate nel lavoro dipendente.
- Nella distribuzione dei ruoli manageriali le donne, infatti, sono ancora poco
rappresentate, pur svolgendo spesso compiti e funzioni importanti nelle organizzazioni ma
formalmente poco riconosciuti e non dotati di adeguati strumenti.
- Le donne sono più presenti nell’area dei servizi, del commercio e dell’industria (in
particolare nel settore tessile), mentre nell’industria manifatturiera, nei trasporti e nelle
costruzioni la loro presenza è minima.
- Nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) la presenza femminile è elevata (60,9% del totale);
tuttavia, solo il 32,2% delle donne è medico mentre il 75,5% del personale infermieristico è
rappresentato da donne.
- Nella Pubblica Amministrazione permangono molti ostacoli al raggiungimento delle pari
opportunità tra uomini e donne. Nonostante le donne sfiorino il 54% del totale (con punte del 76%
nell’ambito scuolastico), le dirigenti di seconda fascia sono il 25% e le dirigenti di prima fascia
circa il 15%. A livello di amministrazione centrale (Ministeri ed Enti pubblici non economici), i
dati mostrano una presenza femminile nelle fasce dirigenziali appena un pò più alta: le dirigenti
di seconda fascia sono il 35% e le dirigenti generali di prima fascia sono il 20%.
- Un ulteriore divario importante si rileva anche rispetto agli incarichi aggiuntivi: agli uomini
é attribuito il 56% del totale degli incarichi e alle donne il 44%; ma la differenza, a favore
degli uomini, aumenta considerando i compensi: le donne nella pubblica amministrazione, infatti,
percepiscono solo il 29% dei compensi accessori e gli uomini il 71% del totale.
- Disoccupazione: le donne (15-64 aa) ne sono colpite di più rispetto agli uomini; il tasso di
disoccupazione delle donne italiane (pari a 10,1% nel 2005) è maggiore rispetto alla media dell’U
nione Europea (circa 9% nel 2005).
- Tempo libero disponibile: in media, 1 donna su 4 subisce delle limitazioni delle sue attività
giornaliere e tale media aumenta con l’età.
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