14 Novembre 2011
Educazione alimentare: come insegnare ai bambini a mangiare correttamente
Con la consulenza del dottor Pier Carlo Salari, da vent’anni pediatra di Consultorio a Milano
nonché traduttore dell’edizione italiana di “Pediatrics”
Dottor Salari, come s’insegna ai bimbi la buona alimentazione?
Premessa indispensabile: ai genitori, per primi, spetta la responsabilità di educare al gusto il
proprio bimbo. Ogni papà e ogni mamma, infatti, deve conoscere come nascono le preferenze
alimentari, così da essere in grado di indirizzarle e, quando necessario, correggerle. Per i
bambini i sapori - al pari di ogni altra stimolazione sensoriale - rappresentano un’esperienza
nuova. L’unica propensione naturale è quella per il sapore dolce (nella fattispecie il lattosio,
principale zucchero del latte, funge da importante stimolo guida). Gli altri gusti, invece, vengono
scoperti con lo svezzamento.
È tuttavia opportuno tenere ben presenti alcuni punti. Fra questi:
- non pensare che il piccolo abbia le nostre stesse preferenze;
- ricordare che i sapori forti (dolce/salato) danno luogo a un imprinting per cui il bambino che
viene condizionato in tal senso tenderà anche in seguito a preferire alimenti carichi di sapore, o
a fare un uso spropositato di zucchero e/o sale;
- il sale non va introdotto prima dell’anno d’età, dopodiché bisogna sempre controllarlo (è oggi
dimostrato che gli adulti assumono due volte, e talvolta tre, il fabbisogno di sodio!);
- dal 6° al 15°-18° mese il bambino si trova nella migliore condizione di accettare cibi e
sapori nuovi. poiché poi subentra la cosiddetta “neofobia”, cioè la paura per le esperienze nuove,
che rende il bambino meno recettivo e disposto ad accostarsi ad alimenti non ancora
sperimentati.
Sappiamo che in Italia si sta raggiungendo il non invidiabile primato di incidenza dell’obesità
infantile
Purtroppo sì. Ed è anche per questo motivo che una corretta alimentazione “vale doppio”: fa
crescere bene il proprio bambino e lo prepara ad essere un adulto più sano, consapevole dei
pericoli cui si va incontro con una propensione precoce all’obesità. Insomma: adottare uno stile di
vita all’insegna dell’equilibrio e della salute previene fin dall’inizio i gravi rischi di
sovrappeso e di
obesità infantile.
A cura di: Minnie Luongo
Parliamo del rapporto con il cibo: c’è un modo per riconoscere la fame reale?
Fino a un anno il lattante si autoregola. Il modello fisiologico è quello dell’allattamento al
seno a richiesta. I bambini alimentati al biberon non vanno forzati. Spesso i genitori fanno
riferimento a tabelle di consumi medi e non considerano che ogni bambino ha esigenze diverse.
Durante la fase dello svezzamento il bambino non deve essere costretto a finire la pappa; se
è molto vorace, è meglio proporgli la pappa in 2-3 riprese anziché in un piatto solo. Importante è
poi il rispetto dell’orario dei pasti, che scandisce la giornata e i ritmi quotidiani del piccolo.
Ai più grandicelli, in caso di fame fuori orario, è meglio dare un frutto (per esempio, una mela),
piuttosto che non uno spuntino. Infine, se un bambino pratica attività ludico-sportiva, non bisogna
pensare che i suoi fabbisogni energetici aumentino a dismisura.
Mangiare bene: che cosa cucino al mio bambino?
- Cominciare facendo una spesa sana (no al junk food): privilegiare alimenti naturali, non
precotti.
- frutta e verdura: sempre!
- forme e colori: anche la presentazione è importante: per il bambino, anzi, l’aspetto è
fondamentale. Ricordare poi che il clima emotivo in cui si consumano i pasti può contribuire a
legare alimenti o piatti a stati d’animo o momenti più o meno piacevoli.
- Autonomia a tavola accompagnata dall’attenzione a tutti i “riti” della tavola apparecchiata; è
importante lasciare il bambino libero di manipolare il cibo.
- Dopo l’anno è giusto cheil piccolo possa assaggiare gli stessi piatti degli adulti (sono gli
adulti che devono rendere il proprio menu a misura di bambino). Ricordate però che i prodotti per
gli adulti non rispondono sempre a standard rigorosi come quelli imposti ai baby food
|
Ci fornisce indicazioni pratiche per educare ad una dieta corretta e salutare i propri
figli?
Volentieri. La mia esperienza professionale di pediatra, unita alla ricerca sperimentale e
clinica nell’ambito della nutrizione cui mi dedico, m’impongono di consigliare per una corretta
alimentazione dei bambini, in primis, queste dritte: in famiglia mangiare assieme gli stessi cibi
(il buon esempio è fondamentale!); evitare pressioni, divieti e premi; al contrario, stimolare la
curiosità alimentare. In particolare, è bene seguire una sorta di vademecum, composto da almeno
nove punti:
- dedicare il giusto tempo ai pasti, a partire dalla prima colazione, che non deve essere mai
saltata;
- prestare attenzione ai quantitativi (porzioni) ed evitare il bis dei piatti;
- i genitori devono per primi dare il buon esempio di una dieta varia;
- il piatto unico (si veda la pasta al ragù oppure la pasta e fagioli, il pesce con
verdure) è un’ottima strategia per controllare i consumi e realizzare piatti ricchi e colorati;
- coinvolgere il bambino in cucina;
- per far apprezzare i vegetali, l’esperimento di coltivare una piantina sul balcone di casa può
essere molto coinvolgente;
- rispettare le frequenze settimanali consigliate dalla piramide alimentare: tre-quattro volte la
carne, tre volte il pesce, tre i legumi, una-due i formaggi, una-due l’uovo, moderare salumi e
condimenti;
- non abbinare nello stesso pasto fonti diverse dello stesso nutriente: ad esempio, assolutamente
no a carne + uovo, oppure carne + formaggio (l’eccesso di proteine è un importante fattore
promuovente l’obesità infantile );
- non somministrare latte vaccino prima del dodicesimo mese, poi sarebbe preferibile il latte di
crescita fino al secondo anno e oltre.
A cura di: Minnie Luongo
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