Integratori anti-età: elisir di giovinezza
L'invecchiamento? Non esiste. O meglio: non esiste senza “degenerazione” ed è, di conseguenza,
un processo che – se affrontato precocemente - può essere rallentato e vissuto in salute. È questo
il principio cardine della medicina anti-aging, un approccio medico innovativo non solo perché
finalizzato al mantenimento di tutte le funzioni tipiche della giovinezza (salute, bellezza,
benessere globale), ma anche perché per raggiungere questo obiettivo punta tutto sulla ricerca,
facendo leva sulle discipline mediche più all’avanguardia: la biologia molecolare, la genetica, ma
soprattutto la nutraceutica, settore in cui l’Italia vanta una grandissima esperienza e che
rappresenta forse la vera carta vincente su cui puntare per vivere meglio e più a lungo. Ecco
perché.
Ne parliamo con il
professor Giovanni Scapagnini, docente di Biochimica Clinica presso la Facoltà di
Medicina dell’Università degli Studi del Molise e membro del Direttivo SINUt (Società Italiana di
Nutraceutica).
Professor Scapagnini, sconfiggere l’invecchiamento è forse il più grande sogno dell’essere
umano. Ma chi è questo "nemico invisibile"?
Da un punto di vista biologico l’invecchiamento è la riduzione della capacità di organizzazione
del sistema vivente, quindi una perdita graduale di funzione. Le cause restano in parte un mistero,
ma si sa per certo che dietro all'invecchiamento ci sono variabili di tipo genetico e ambientale.
Da qualche anno, si parla anche di variabili epigenetiche, un mix tra genetica e ambiente, ovvero
come le situazioni ambientali influenzino la genetica dell’individuo, peggiorando il suo stato di
salute o predisponendolo a un invecchiamento patologico. Ricapitolando, la capacità di reagire agli
stress ambientali costituisce la giovinezza, mentre la sua perdita rappresenta l’i
nvecchiamento.
A cura di: Alma Galeazzi
Che ruolo ha il cosiddetto "stress ossidativo"?
Per spiegare l’invecchiamento sono state sviluppate tantissime teorie. Quella più importante
chiama in causa proprio lo stress ossidativo e i famosi "radicali liberi"...
...una parola che circola, ma di cui pochi conoscono il significato...
I radicali liberi sono molecole altamente reattive dell’ossigeno o dell’azoto, due gas che
usiamo per vivere. Le forme di radicali liberi più conosciute, legate all’ossigeno, sono scorie
prodotte durante la respirazione cellulare. In pratica, noi utilizziamo l’ossigeno per produrre
energia e questo meccanismo comporta la produzione di radicali liberi. In condizioni normali non
sono dannosi, perché l’organismo riesce a "tamponarli". Ma se, nel tempo, perde questa capacità o –
a causa dello stress ambientale – la quantità di radicali liberi aumenta eccessivamente, questi
diventano aggressivi e creano danni irreversibili. Si parla, in tal caso, di stress ossidativo,
cioè la mancanza di equilibrio tra la produzione dei radicali liberi e la capacità dell’organismo
di tenerla a freno grazie al suo arsenale di sostanze antiossidanti.
È provato che a tavola si può far molto contro lo stress ossidativo
Certo! La teoria dei radicali liberi da sola non basta a spiegare l’invecchiamento, così come l’"
antiossidante" in sé non è l'elisir di giovinezza. Esistono, però, nuovi approcci che studiano l’e
fficacia di alcune sostanze antiossidanti presenti nei cibi, in grado di contrastare
lìinvecchiamento. La biologia molecolare, infatti, misura una serie di parametri in funzione di
quello che si è mangiato, con risultati eccezionali. Studiando, per esempio, l’efficacia di alcuni
cibi su un ampio numero di persone, è emerso che la dieta mediterranea è molto utile nella
prevenzione di alcune patologie croniche della terza età: cardiovascolari, oncologiche,
neurodegenerative... L'invecchiamento in salute, cioè la medicina preventiva, è il grande tema del
futuro. Ricordo che i dati prospettici sull’Alzheimer da qui al 2050, forniti dal meeting dell’A
lzheimer Association di Washington, parlano di una triplicazione dei casi: se non si riuscisse a
invertire questo trend, il sistema sanitario americano andrebbe in bancarotta!
A cura di: Alma Galeazzi
Gli antiossidanti possono dare una mano?
Il concetto di antiossidante che si limita a spazzare via i radicali liberi è ormai superato. Le
sostanze realmente interessanti dal punto di vista nutraceutico, sia quelle che si trovano nei cibi
sia quelle utilizzate sotto forma di integratori, hanno senso solo come stimolatori delle difese
antiossidanti endogene, cioè delle naturali difese dell’organismo. La dieta mediterranea – non
quella "tutta pasta", ma quella del modello di Creta, a base di olio di oliva, pesce e verdure -
vanta una sostanza più interessante dell’altra: l’oleocantale estratto dall’olio d’oliva,
antinfiammatorio più potente dell’ibuprofene, o il resveratrolo, il polifenolo contenuto nell’uva,
in grado di attivare le "sirtuine", proteine che difendono il Dna cellulare dallo stress
ossidativo, aumentando la longevità... Ma i polifenoli sono centinaia, solo in natura ne sono stati
identificati 400 mila: c’è la quercitina, la curcumina, cioè il pigmento giallo del curry, che
difende il cervello dall’Alzheimer... Un mondo sconfinato e ricco di potenzialità.
Sostanze esterne che stimolano le proprie difese interne: è il principio ispiratore della
nutraceutica, colonna portante della medicina anti-aging?
In un certo senso sì, visto che la nutraceutica è la scienza che studia i principi attivi
contenuti nei cibi o nelle piante, che possono essere utilizzati per migliorare la nostra salute.
Rappresenta la nuova farmacologia, che unisce la scienza della nutrizione alla clinica medica.
Spesso, però, non c’è neppure bisogno di arrivare a sviluppare nuovi farmaci: basta sfruttare i
cibi con una dieta mirata, o estrarre una parte di questi composti e trasformarli in integratori,
caratterizzati da livelli di efficacia e sicurezza estremi. La berberina, alcaloide presente in
molte piante, ha un’azione anti-colesterolo paragonabile alle statine. E che dire degli omega 3,
acidi grassi polinsaturi estratti al pesce, che regolarizzano i trigliceridi e proteggono il
cuore?
Medicina anti-aging, medicina del futuro?
Il termine è stato coniato negli Stati Uniti negli Anni ’90 da un gruppo di medici, convinti di
poter invertire il processo di invecchiamento e per questo criticati dalla medicina ufficiale. Al
di là del termine, la finalità della medicina anti-aging è interferire sui processi di
invecchiamento per consentire un sano invecchiamento: gli americano lo chiamano “healthy ageing”,
cioè invecchiamento in salute. Questa scienza del futuro si fonda su due grosse branche della
medicina: quella predittiva, cioè la possibilità di monitorare l'andamento del proprio
invecchiamento stabilendo in anticipo a quali problemi di salute si andrà incontro, e quella
preventiva, che nel suo bagaglio terapeutico dovrebbe fare manbassa di prodotti nutraceutici. È la
reale possibilità di prevenire l’insorgenza di una malattia in un individuo sano, guidando il suo
invecchiamento verso la salute. A patto di investire nella ricerca e di sfruttare fino in fondo la
grande esperienza accumulata dai ricercatori italiani nella nutraceutica.
A cura di: Alma Galeazzi
