Seguici su facebook
Ed infografiche - Radicali liberi: Difendiamoci con gli antiossidanti
Radicali liberi: Difendiamoci con gli antiossidanti
Ed promotion
Saugella
Ed promotion
Babygella
Ed promotion
La salute del bambino e dell'adolescente
print - send - zoom

RUBRICHE

Raw food? Sì, ma con buon senso

Va per la maggiore negli States e piano piano si va diffondendo anche da noi. È il crudismo, uno stile alimentare alternativo che prevede di mangiare solo cibo crudo (raw food, in inglese). Per alcuni una vera e propria filosofia di vita, per altri solo una moda rischiosa. Di sicuro, coi suoi pro e contro, la dieta crudista raccoglie consensi, ma suscita anche qualche perplessità. 


Con la consulenza della dottoressa Mariana Tritapepe, Biologa Nutrizionista a Monza (Mi).

 


Piace molto ai divi di Hollywood. Tra gli altri, sono convinti sostenitori del raw food Demi Moore, Mel Gibson, Prince, Uma Turman, e anche Carol Alt attribuisce il segreto della sua bellezza e della sua forma sempre smagliante alla dieta 'tutto crudo', che segue rigorosamente da ormai 12 anni.
Ma di cosa si tratta esattamente? Per i crudisti, qualunque alimento non deve essere mai cucinato al di sopra dei 40 °C, perché il cibo crudo è cibo 'vivo', mentre la cottura uccide la vita dell'alimento, privandolo delle sue proprietà nutritive. Secondo i seguaci del raw food, l'abitudine di cuocere il cibo sarebbe solo un retaggio culturale: l'uso del fuoco per questo scopo è un'innovazione recente nella storia evolutiva dell'uomo, che è stato crudista per milioni di anni e non avrebbe sviluppato gli adattamenti fisiologici necessari per un'alimentazione a base di cibi cotti.
A riprova di ciò, questo stile alimentare renderebbe più sani, più longevi, aiuterebbe a mantenere la linea, ma anche a sentirsi più vitali, felici e pieni di energia, perché permette di mantenere intatte tutte le proprietà del cibo, restituendogli il gusto e l'aroma, che di solito vengono nascosti dai condimenti e dalla cottura.

Ma è proprio tutto vero? Spiega Mariana Tritapepe

«È indubbio che la cottura modifica profondamente la consistenza e le caratteristiche nutrizionali e organolettiche del cibo, alterando le proteine e provocando un impoverimento di micronutrienti come vitamine e sali minerali, tutti componenti essenziali per una corretta alimentazione».

Per esempio, è stato dimostrato che la cottura a microonde provoca una riduzione del 30-40 per cento del contenuto di vitamina B12 del latte e della carne bovina e suina, oltre che una drastica diminuzione delle sostanze antiossidanti contenute nei broccoli. Ma è altrettanto vero che in molti casi la cottura permette di ridurre i rischi legati a possibili contaminazioni da parte di microrganismi come virus e batteri e di migliorare le caratteristiche organolettiche del cibo. 

 


«Cuocere carne, uova e pesce» conferma la nutrizionista «consente di eliminare eventuali 'ospiti' indesiderati, rendendo questi alimenti più sicuri. Il calore, infatti, distrugge eventuali germi patogeni come le salmonelle o altri parassiti ed è certo che carne e pesce cotti offrono maggiori garanzie rispetto a quelli crudi dal punto di vista igienico-sanitario. Ma non solo.

«La cottura permette di rendere alcuni alimenti più digeribili e alcuni componenti più facilmente assimilabili» prosegue Tritapepe. È il caso del licopene, un antiossidante contenuto nei pomodori, e degli amidi contenuti nei cereali e nelle patate. «Inoltre» aggiunge la specialista «cucinare il cibo è spesso utile per eliminare sostanze potenzialmente dannose per l'organismo».

Qualche esempio? La cottura dei cavoli elimina sostanze (i glucosidi) che inibiscono il funzionamento della tiroide; quella del bianco d'uovo neutralizza l'avidina, che altrimenti si legherebbe alla biotina (vitamina H), rendendola inattiva; quella dei cereali integrali e dei legumi distrugge l'acido fitico che ostacola l'assorbimento di diversi sali minerali.

 

A cura di: Alessandra Terzaghi

|
|
|
|
Send this page
Print this page|
top

House organ di Rottapharm Madaus