Acque della salute? Non sono tutte uguali
“L’acqua? Solo quando l’è finio el vin”, diceva mio nonno. Ma lui veniva dal Veneto e, si sa, da
quelle parti ti tirano su a pane, formaggio e acqua… vite. Diceva così perché aveva imparato che un
buon bicchiere di rosso o un goccino di grappa sanno semprecome riscaldarti il cuore. L’acqua,
invece, sarà anche la fonte della vita, ma non sa di niente. È un liquido incolore, inodore e
insapore. Al limite può essere liscia o gasata ma in fin dei conti è sempre la stessa cosa: H2O.
Con una facile battuta, si potrebbe dire che dai tempi di mio nonno ne è passata di acqua
sotto i ponti. E, infatti, oggi sappiamo che di acqua minerale, quella che finisce in bottiglia e
poi nei nostri carrelli della spesa,
ce n’è di tanti tipi.
Basti pensare che in Italia esiste un’
associazione di degustatori di acque minerali. Gente che organizza corsi e
convegni per insegnare come abbinare i contenuti minerali delle varie etichette in commercio (pare
quasi 300) con le diverse caratteristiche dei cibi. Assaggiatori dal palato finissimo che sanno che
le acque frizzanti stanno meglio con i formaggi, le carni, e i dessert al cucchiaio, mentre per i
piatti più delicati sono da preferire quelle naturali. E che la temperatura non deve superare gli
8-10 gradi per le naturali, servite rigorosamente in bicchieri bassi, mentre per le acque gasate,
che vanno versate in calici a stelo lungo, si deve aggirare attorno ai 7 gradi.
In Giappone c’è un’acqua, la
SuperNariwa, che sgorga da una sorgente creata milioni di anni fa nella roccia da
una tempesta di meteoriti e dall’eruzione di un vulcano marino e costa la bellezza di 10mila
dollari al litro (circa 6.700 euro). E soprattutto che c’è gente disposta a sborsarli (anche se, va
detto, viene commercializzata in bottigliette da 10 ml, e quindi per assaggiarla bastano un
centinaio di dollari).
Quel che, invece, è molto utile sapere è che quando si beve, non solo ci si disseta, ma si
aggiungono all’organismo sostanze fondamentali come
calcio, sodio, zolfo, magnesio, bicarbonato etc, in quantità differente a seconda
del tipo d’acqua. Ecco perché, per poter scegliere l’acqua più adatta alle proprie caratteristiche
e necessità, è importante
saper leggere l’etichetta stampata su ogni bottiglia. Intanto, va detto che dal
Ministero della Sanità sono riconosciute come acque minerali naturali quelle che, «avendo origine
da una falda o da un giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate
e hanno caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute». Non solo: l’a
cqua deve anche essere imbottigliata così come sgorga dalla sorgente, o con l’aggiunta variabile di
anidride carbonica. È vietato qualsiasi altro trattamento.
A cura di: Margherita Abbate Daga
Minerali, oligominerali o ricche di sali minerali?
In base alla quantità totale di sali, le acque minerali, vengono distinte in quattro categorie:
| RESIDUO FISSO |
DENOMINAZIONE |
| minore a 50 mg per litro |
minimamente mineralizzate |
| tra 50 e 500 mg/l |
oligominerali |
| tra 500 e 1.500 mg/l |
minerali |
| oltre 1.500 mg/l |
ricche di sali minerali |
Per distinguerle bisogna leggere la voce
“residuo fisso a 180°C”: è quel che rimane, sotto forma di polvere minerale, dopo
l’evaporazione di un litro d’acqua. Ed è
il primo parametro di scelta dell’acqua. Le prime, quelle con pochi sali, vengono
assorbite rapidamente per via gastrica: per questo sono indicate soprattutto
nella prevenzione di formazioni di calcoli renali. Le acque oligominerali, che poi
sono la maggioranza di quelle in commercio, hanno due importanti caratteristiche, favoriscono la
diuresi e svolgono un’azione locale antispastica sulla muscolatura delle vie urinarie, cosa che,
unita all’azione meccanica data dal passaggio del liquido, favorisce l’espulsione di eventuali
calcoli. Le minerali con residuo fisso fino a 1.000 mg/l hanno proprietà simili a quelle delle
acque oligominerali, quelle con un residuo superiore, invece, possono portare a un eccesso di sodio
nella dieta e i medici suggeriscono di alternarle con quelle oligominerali. Le ultime, quelle
ricche di sali minerali, sono sconsigliate per il consumo quotidiano: di solito si usano a scopo
terapeutico per l’elevata presenza di sodio, solfati, potassio, magnesio e altri sali.
Leggere l’etichetta: le sostanze disciolte
Naturalmente, non basta guardare la quantità totale di sali minerali. Bisogna anche vedere quali
contengono in prevalenza. Cioè, leggere l’elenco delle
sostanze disciolte. Così, per esempio, se le
donne in gravidanza e le mamme durante l’allattamento, ma anche gli anziani,
devono preferire un’
acqua mineralizzata ricca di calcio (oltre 150 mg/l), chi ha la
pressione alta, invece, deve optare per un’
acqua oligominerale povera di sodio (inferiore a 20 mg/l) e capace di favorire la
diuresi.
Chi fa sport deve pensare a reintegrare i liquidi e i sali persi con il sudore. E
bere da 1 litro e mezzo a 3 litri al giorno d’acqua, a seconda dello sport praticato, della sua
durata e delle condizioni climatiche. Tra i minerali importanti che deve cercare sull’etichetta ci
sono il calcio (essenziale per la formazione e la solidità dell’osso, la trasmissione degli impulsi
nervosi e la contrazione muscolare), il ferro (per evitare il senso di fatica dovuto all’anemia),
il magnesio e il potassio (per facilitare la contrazione dei muscoli), il sodio e il cloro (per la
regolazione del bilancio idrico). E ancora:
le acque ricche di bicarbonato (oltre 600 mg/l) sono indicate nell’ipersecrezione
gastrica e nelle patologie renali; quelle acidule (anidride carbonica libera oltre 250 mg/l)
facilitano la digestione;
quelle con molti solfati (oltre 200 mg/l) sono lievemente lassative e sono utili a
chi soffre di insufficienze digestive; quelle con un contenuto di fluoro superiore a 1 mg/l aiutano
a rinforzare la struttura dei denti e a prevenire la carie; quelle
clorurate (oltre 200 mg/l) svolgono un’azione equilibratrice dell’intestino, delle
vie biliari e del fegato; quelle
con magnesio superiore a 50 mg/l svolgono un’azione purgativa, ma aiutano anche a
prevenire l’arteriosclerosi; quelle c
ontenenti ferro (oltre 1 mg/l), infine, sono indicate nelle anemie.
A cura di: Margherita Abbate Daga
Attenzione ai nitriti!
Un altro valore molto importante riportato sull’etichetta è la quantità dei nitrati e dei
nitriti. Il limite massimo consentito per i nitrati è 45 mg/l (10 mg/l per i bambini), mentre per i
nitriti, che dovrebbero essere assenti, è 0,02 mg/l.
Meno importante per la salute, ma sempre utile da saper leggere, il
pH: se il valore è 7, l’acqua è neutra, più il valore è inferiore e più l’acqua è
acidula, più è superiore e più è alcalina.
E la
durezza, espressa in gradi francesi: sotto i 14°F si considerano dolci, sopra
dure, fino agli oltre 54°F delle acque molto dure, ovvero con molto
calcare.
L’ultima avvertenza, invece, non è riportata da nessuna parte. Ma bisogna comunque ricordarsi
sempre che si sta parlando di acqua e non di acqua santa. E l’idea di guarire o prevenire alcune
patologie importanti semplicemente bevendone ogni giorno un paio di litri è sbagliata. Casomai l’a
cqua può diventare un valido supporto se abbinata a un’alimentazione corretta e ad abitudini di
vita sane.
A cura di: Margherita Abbate Daga
