Dieta in menopausa: soia e salute
La
soia
salverà il mondo. O almeno è quel che spera l’ENSA, l’associazione dei produttori europei di
alimenti naturali a base di soia, che avverte: i consumi della popolazione mondiale sono sempre più
orientati verso una dieta di tipo occidentale, ricca cioè di carne e latticini. Se si continua
così, entro il 2030 avremo bisogno di due pianeti per soddisfare la richiesta alimentare. Per
scongiurare l’apocalisse, sostiene l’ENSA, basterebbe una lieve propensione verso una dieta più
vegetariana. Il modo più semplice, e anche il meno noioso, per farlo, è scegliere la soia e i suoi
derivati: hamburger, farina, latte di soia,e tofu. C’è chi ne va addirittura matto. Tutti gli altri
sappiano che oltre a far bene al pianeta può far molto bene anche agli uomini. E ancor di più alle
donne. Per rendersene conto basta fare un giro a Okinawa, un gruppo di isole nel sud del Giappone,
dove la durata di vita media delle persone è di 81,2 anni, la più alta del mondo, e i centenari
sono un quinto della popolazione. L’incidenza di malattie come diabete, ictus, cardiopatie, cancro,
osteoporosi è molto inferiore al resto del mondo e persino del Giappone. Ma indovinate un po’ qual
è l’altro record di cui possono vantarsi da quelle parti? Il consumo di
soia e derivati è il più alto del pianeta.
Gli isoflavoni di soia
La soia è un
legume come i fagioli, i piselli, i ceci e le lenticchie. Ma a differenza di
questi, che sono originari dell'area mediterranea, è
molto più digeribile. Contiene il 42% di proteine (il doppio della carne), molto
ricche di amminoacidi essenziali, oltre a fosfolipidi (lecitina), glucidi, vitamine, minerali,
fibre, saponine. E, soprattutto,
isoflavoni
, sostanze che presentano una struttura simile agli estrogeni e ne mimano le azioni
fisiologiche. «Studiando le differenze dei regimi alimentari delle donne asiatiche con le
occidentali», spiega il Dott. Rodolfo Milani, professore ordinario di Ginecologia e Ostetricia
dell'Università degli Studi - Milano Bicocca e direttore della Clinica di Ostetricia e Ginecologia
dell’Ospedale San Gerardo di Monza, «è emerso che in quelle orientali, e in special modo nelle
giapponesi, un'alimentazione più ricca di soia e dunque di isoflavoni, determina un adattamento
migliore allo squilibrio ormonale che si crea con la
menopausa».
A cura di: Margherita Abbate Daga
La soia per le donne in menopausa
Quando la donna si avvicina al momento della
menopausa, tra i 45 e 50 anni di solito, la
produzione di ormoni femminili si riduce progressivamente, con il risultato di provocare disagi più
o meno intensi come
vampate di calore,
sudorazioni notturne, formicolii, irritabilità,
cambiamenti repentini di umore… «Ecco», continua il professor Milani, «gli
isoflavoni possono sopperire alla loro mancanza,
perché si legano al recettore degli
estrogeni, formando un complesso recettoriale che
funziona in modo simile».
Studi comparativi hanno dimostrato che con circa tre mesi di terapia con isoflavoni, si hanno
notevoli miglioramenti della sintomatologia, mentre i primi benefici iniziano a manifestarsi dopo
un mese. I dosaggi raccomandati di questi estratti vegetali, che possono essere acquistati
liberamente senza ricetta medica (ma è sempre meglio sentire prima il parere di uno specialista)
variano tra 60 e 80 mg al giorno. In realtà, la stessa quantità la si può assumere anche attraverso
un’integrazione alimentare di circa 60 g di soia al giorno. Ma gli integratori di isoflavoni,
quando di buona qualità, consentono una maggiore precisione del dosaggio che si rispecchia in una
maggiore costanza dell'effetto atteso. E soprattutto, assicura il dottor Milani, «non ci sono
controindicazioni, anche perché l’azione di questi
fitoestrogeni è meno aggressiva ed evidente
rispetto all’estrogeno naturale o a quello sintetico. Il problema, semmai, è che non sempre
risolvono tutti i problemi, in ogni caso sono sempre utili».
La soia per le donne in età fertile
Gli
isoflavoni della soia possono essere utili anche
alle donne più giovani, ben lontane dalla menopausa e che utilizzano la pillola anticoncezionale.
«Durante i sette giorni di sospensione (per chi non lo sapesse, la pillola va assunta per 21 giorni
di fila e poi si fa una pausa, ndr)», spiega il professore, «si verifica una caduta ormonale a
livello ematico. Importante e rapida. Ecco, in quei sette giorni molte donne accusano cefalee
fastidiose. Abbiamo somministrato questi isoflavoni alle pazienti qualche giorno prima dell’i
nterruzione della pillola, e continuato a farlo per tutti e 7 giorni di non assunzione. Ebbene,
abbiamo risolto in tutti i casi la cefalea». Per quanto riguarda gli altri
supposti effetti preventivi degli isoflavoni di soia su osteoporosi, malattie cardiache e cancro,
numerosi studi sono in corso e molti altri dovranno essere condotti e conclusi prima di poter dare
una risposta seria e responsabile. Insomma, a Okinawa oltre che di soia potrebbero essere i maggior
consumatori anche di qualche altro alimento “miracoloso”.
A cura di: Margherita Abbate Daga
