Tintarella d'inverno: anche il freddo può scottare
La neve, tanto attesa, è finalmente arrivata, e con lei la voglia di concedersi una settimana
bianca o semplicemente un weekend di sci e di passeggiate sulla neve. Per staccare dalla
quotidianità, ossigenarsi e, perché no, abbronzarsi. Il sole in alta quota, tuttavia, è più forte e
potenzialmente più nocivo di quello che si prende al mare, in estate. E il rischio scottature, ma
non solo, è sempre dietro l'angolo. Per affrontare l'operazione tintarella invernale in sicurezza
non bisogna mai dimenticare di proteggere la pelle dai raggi solari e di prendere precauzioni
specifiche.
Ne parliamo con la dottoressa
Roberta Lovreglio, Dermatologo, responsabile dell'Ambulatorio Oncologico
Dermatologico della Lega Tumori di Bari.
Perché il sole d'inverno, a quote elevate, è particolarmente insidioso?
Per diverse ragioni. Innanzitutto in montagna i raggi ultravioletti penetrano più facilmente
nell’e pidermide perché sono più potenti e abbondanti. L'intensità della radiazione solare aumenta
infatti al crescere dell'altitudine, mentre la pressione atmosferica si riduce, diminuendo così il
suo potere filtrante. A peggiorare le cose ci si mette poi il riverbero della neve, per cui le
radiazioni riflesse vanno a colpire la cute non solo dall'alto ma anche dal basso verso l'alto, un
po' come accade in barca dove gli UV si riflettono sulla superficie dell'acqua. Al danno del sole
si somma poi quello del vento e del freddo, che rendono la pelle più sensibile e riducono la
normale barriera idrolipidica, favorendo irritazioni e screpolature che a loro volta aumentano la
vulnerabilità ai raggi solari. Le temperature rigide sono particolarmente dannose anche perché
hanno un effetto "anestetizzante" e alterano la percezione di calore sulla cute, esponendo ancora
di più al rischio di pericolose scottature. Dunque, mai esporsi al sole senza proteggersi
adeguatamente.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Conseguenze di una protezione insufficiente?
Oltre alle classiche scottature, anche eritema, inestetismi cutanei di vario genere, ragadi,
peggioramento delle macchie già preesistenti. Ma anche senza scottarsi, se non ci si protegge a
dovere l'azione congiunta del terzetto sole-freddo-vento provoca inevitabilmente disidratazione,
che porta a un inaridimento della cute, facilitando la formazione delle rughe e accelerando il
fotoinvecchiamento.
Per proteggersi dal sole di montagna si possono utilizzare gli stessi solari che adoperiamo al
mare?
Dato che le condizioni ambientali sono diverse da quelle estive, ci vogliono prodotti con
caratteristiche ad hoc, tali da permettere alla pelle di fronteggiare le molteplici aggressioni
ambientali a cui è sottoposta.
No a spray, gel, latti e prodotti molto fluidi. Sì invece, a creme con una buona
consistenza, sufficientemente dense e grasse, che abbiano anche proprietà idratanti e lenitive,
oltre a quelle protettive, per mettere al riparo la cute dal freddo e dall'inaridimento.
Poiché il sole picchia, vanno usate sempre protezioni molto alte (minimo 30-40 SPF)
scegliendo filtri chimici o fisici a seconda del tipo di pelle: se è particolarmente fragile,
meglio un solare con un filtro fisico, come l'ossido di zinco e il biossido di titanio; per tutte
le altre si può utilizzare un prodotto contenente un filtro chimico, più fluido e facile da
applicare.Fino a poco tempo fa, l'handicap dei primi filtri era legato al fatto che lasciavano
sempre un antiestetico alone biancastro sulla pelle.
Oggi però, non ci sono più scuse: il problema è stato risolto ed esistono in commercio filtri
colorati che rendono la crema simile a un fondotinta e ne rendono l'applicazione esteticamente più
gradevole.
Nei bambini, che hanno la pelle particolarmente delicata, sarebbe invece meglio orientarsi
su paste molto coprenti a protezione totale.
Inoltre, va detto che, mentre al mare, via via che ci si abbronza, si può passare
gradualmente a solari meno protettivi, in montagna occorre usare sempre protezioni alte per tutta
la durata della vacanza.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Al mare i prodotti vanno stesi più volte nell'arco della giornata, perchè si suda e si fanno bagni a ripetizione. In montagna, dove la situazione è radicalmente diversa, può bastare una sola applicazione?
No. Anche in questo caso la protezione va applicata almeno un quarto d'ora prima di esporsi al
sole e poi ogni 3-4 ore, in quantità tale da coprire tutto il volto, palpebre e orecchie comprese,
massaggiando bene fino all'assorbimento completo del prodotto, in modo tale da permetterle di
esplicare appieno la sua attività idratante.
Anche nelle giornate più fredde, infatti, sciando o camminando si può sudare e la
traspirazione può far scivolare via il prodotto.
È quindi importante rinnovare con frequenza il solare, soprattutto sulle parti più sensibili
come naso, labbra e fronte.
Da non dimenticare anche la zona del contorno occhi, che va sì riparata sempre da buoni
occhiali con lenti anti-UV, ma deve essere difesa ulteriormente anche da creme ad alta protezione.
Inoltre, bisogna sempre proteggere la pelle anche quando il tempo è brutto.
Le nuvole, infatti, filtrano solo in parte i raggi ultravioletti e solo una copertura
uniforme e consistente del cielo garantisce un'effettiva riduzione dell'irraggiamento solare.
Le labbra necessitano di particolari attenzioni?
Decisamente sì. Vanno protette con prodotti mirati perché sono particolarmente delicate.
Sono infatti prive del film idrolipidico che ricopre la pelle del viso e tendono quindi a
inaridirsi con maggior facilità.
In più, al freddo, il vapore acqueo del respiro che si deposita sulle labbra tende a
ghiacciare, indebolendole ulteriormente.
Se all’effetto seccante delle temperature rigide e del vento aggiungiamo quello dei raggi
UV, i risultati possono essere fastidiose screpolature, ma anche problemi più seri come le cheiliti
da freddo (infiammazioni delle labbra).
Per difenderle, tassativo usare lipstick idratanti e con filtri solari ad alta protezione o,
meglio ancora, a schermo totale.
E per un nutrimento supplementare, dopo una giornata all’aria aperta, l’optimum è applicare
oli a base di vitamina E, che hanno un effetto ristrutturante sulla mucosa.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Un discorso a parte è quello dell'herpes labiale. Chi ne soffre, quando va in montagna, ha buone probabilità di veder riapparire le fastidiose bolle provocate dal virus. È possibile difendersi?
Prima di esporsi al sole, le donne che hanno questo problema dovrebbero fare una terapia
preventiva con farmaci antivirali specifici seguendo i consigli del proprio dermatologo (in genere
bastano 2 o 3 compresse la settimana prima della partenza).
Una volta sulla neve, le labbra vanno protette particolarmente bene, oltre che dai raggi
solari, anche dal freddo.
In montagna, infatti, anche se pochi lo sanno, è soprattutto lo stress termico, più che
quello indotto dagli ultravioletti, a scatenare il virus.
Per questo sono indicati stick contenenti paste supercoprenti, a base di ossido di zinco.
E se, nonostante tutte le precauzioni, le bolle scoppiano comunque, non resta che correre ai
ripari con le pastiglie anti-herpes e... addio alla tintarella.
Qualche altro accorgimento?
Potenziare le difese interne dell'organismo, preparando la pelle 1-2 settimane prima di una
vacanza in montagna assumendo integratori a base di vitamina C, vitamina E e stimolanti della
produzione di melanina, continuando poi per almeno un mese anche dopo la fine della vacanza.
Queste sostanze, nel loro insieme, hanno infatti una potente attività antiossidante e
aiutano a prevenire i danni della radiazione solare, dei radicali liberi e quindi il
fotoinvecchiamento.
Inoltre, ricordarsi sempre che in montagna la parola d'ordine, assieme a proteggere, è
idratare. Prima, durante e dopo l'esposizione al sole.
Ciò significa che non bisogna lanciarsi sulla neve senza prima aver applicato una buona
crema da giorno superidratante, ma al tempo stesso con una texture ricca e corposa, antifreddo.
Inoltre, a fine giornata, è importante applicare un buon doposole, per dare alla pelle
sostanze nutritive che apportino acqua e che la mantengono sempre elastica.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Finora abbiamo parlato di fotoprotezione in montagna, ma la pelle va difesa dal sole anche in città, nelle belle giornate invernali?
Sarebbe meglio. I raggi solari, infatti, anche se in misura diversa, esercitano il loro effetto
nocivo sulla cute tutto l'anno, in ogni stagione e a qualunque quota.
In inverno, quando il cielo è sereno, proteggersi dal sole anche in pianura è importante
soprattutto per le donne che presentano macchie della pelle, capillari aperti, couperose; per le
altre meno.
Tuttavia, dopo i 30 anni, quasi tutte hanno almeno uno di questi problemi.
L'esigenza di difendersi anche in città, dove la pelle è oltrettutto aggredita da altri
agenti come smog e polveri, e di prevenire quotidianamente i danni del fotoinvecchiamento è dunque
abbastanza generalizzata.
Le case produttrici di cosmetici lo hanno capito e moltissime delle creme idratanti oggi in
commercio contengono ormai anche un filtro solare.
Per chi ha la pelle delicata è meglio orientarsi su protezioni medio-alte (SPF 15), per le
carnagioni scure può invece bastare un SPF 8.
A cura di: Alessandra Terzaghi
