Sport estremi: il piacere della sfida
C’è chi si lancia legato a una fune, chi discende le rapide di un fiume in gommone, chi si
arrampica a mani nude su pareti impervie e ci sono tutti i novelli emuli di Icaro, in deltaplano,
parapendio o con il paracadute. I cultori degli sport estremi sono in aumento e tra loro si contano
sempre più presenze femminili: ma perché tra tanti sport a disposizione si scelgono proprio i più
adrenalinici?
A caccia di emozioni
Lo sport è un momento privilegiato di
espressione della propria personalità, una situazione particolarmente favorevole –
quasi distaccata dalla realtà perché legata alla sfera del tempo libero e dello svago - per
liberare le proprie tendenze istintive.
Quali tendenze si manifestano negli amanti degli sport estremi? Questi sportivi sono a
caccia di sensazioni forti:
sensation seekers li definisce lo psicologo M. Zuckerman, soggetti che in contesti
di vita troppo abitudinari e monotoni necessitano di stimoli forti per “sentirsi vivi”.
Nella maggior parte dei casi non si tratta di una tendenza autolesionista o di una errata
concezione del valore della vita: chi pratica questi sport, il più delle volte, va incontro a un
rischio controllato, cerca un brivido che può gestire grazie alle proprie capacità. Si tratta
semplicemente di un gioco. Lo sport infatti mantiene la dimensione del
gioco infantile, anzi è esattamente la versione socialmente accettata nel mondo
adulto dei giochi dei bambini, indispensabili per continuare a crescere e formarsi come persone.
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I giochi infantili sono stati classificati dal sociologo Roger Caillois:
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Agon: giochi basati sulla competizione e sulle abilità (fisiche o psichiche dei
giocatori
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Alea: giochi basati sul caso e la fortuna, si sfida la sorte o la fortuna
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Mimicry: giochi in cui prevale l’immaginazione, l’illusione, il “come se”
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Ilinex: giochi che si basano sulla ricerca della vertigine e consistono in un
tentativo di distruggere per un attimo la stabilità della percezione a far subire alla coscienza,
lucida, una sorta di voluttuoso panico. Si tratta di accedere ad una specie di spasmo, di trance o
smarrimento che annulla la realtà con vertiginosa precipitazione.
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A cura di: Francesca Memini
Agonismo e piacere della vertigine
Negli sport estremi gioca un ruolo fondamentale la componente agonistica: si tratta di una sfida
verso la natura, gli altri o se stessi. Tutta l’energia e l’aggressività è incanalata verso il
conseguimento di un obiettivo. Superare una prova, soprattutto se estrema, comporta un innalzamento
del livello di autostima, in un processo di autoaffermazione e autorealizzazione personale.
Ma non bisogna trascurare nemmeno quella che è stata definita
dinamic joy , il puro divertimento che abbiamo sperimentato tutti, per esempio, sulle
montagne russe, l’estasi della vertigine e del vuoto. Anche in questo caso si tratta di un retaggio
infantile – avete presente quando giravate su voi stesse fino a cadere per terra? – ma
probabilmente si tratta anche di un piacere neurochimico: in tutte queste situazioni infatti il
nostro cervello rilascia insieme all’adrenalina anche dopamina che tende a generare sensazioni
piacevoli e a farci urlare di gioia mentre precipitiamo nel vuoto.
Sport estremi: le motivazioni al femminile
Resta ancora un dubbio: perché proprio le donne sono attratte da questi sport? Oltre alle
motivazioni condivise con gli uomini, le donne possono aggiungere tutta una serie di motivazioni
sociali: spirito di rivalsa nei confronti dell’altro sesso e approvazione sociale sono molle
motivazionali molto forti. Ma non tutte le sportive estreme sono delle femministe agguerrite:
spesso si tratta semplicemente di desiderio di sperimentare sé stessi o di vincere le proprie paure
imparando a padroneggiare situazioni a rischio “controllato”. Di sicuro la donna che sceglie questi
sport è una donna curiosa e determinata, dotata cioè di caratteristiche vincenti.
Estremamente...autoironiche
Se il pericolo non è il tuo mestiere e l’unico sport a rischio che tu abbia praticato è lo
shopping estremo, non resta che armarsi di femminilità e di una buona dose di ironia.
Pronta? Perché il 4 luglio si svolge a Milano una gara da Guiness dei Primati: la
Corsa sui tacchi
Se invece non vi sentite pronte nemmeno per la corsa sui tacchi, sarà forse il caso di
partecipare a
un corso teorico-pratico di tacco 12: si chiama
12camp ed è un appuntamento da
non perdere!
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A cura di: Francesca Memini
Sport estremi e natura
Infine c’è un’ultima motivazione di cui non abbiamo ancora parlato: sport estremo significa
anche sport all’aria aperta. La palestra è prevista solo in preparazione all’incontro/scontro vero
e proprio: quello con l’ambiente naturale.
Se è vero che in un certo senso la natura è l’avversario da battere, è vero anche che si
impara a rispettare e ad amare l’avversario proprio grazie al contatto stretto che questi sport
garantiscono.
Il rapporto con la natura è importante a tal punto che ha sostanzialmente modificato anche la
percezione dell’ambiente urbano e metropolitano: sono nati infatti sport estremi che vivono la
città esattamente come una giungla. Ci si può muovere agili tra marciapiedi e pensiline, superando
gli ostacoli con movimenti felini (parkour o
freerunnig) o lanciarsi nel vuoto da edifici, ponti o torri (B.A.S.E. jumping): ma attenzione non si tratta di attività legali!
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Gli sport estremi possono essere catalogati proprio in base agli elementi naturali:
Acqua
- Rafting
- Hydrospeed
- Deep Free Diving
- Kitesurfing
- Windsurf
Aria
- Paracadutismo
- Parapendio
- Base jumping
- Bungee jumping
- Sky Surf
Terra
- Arrampicata
- BMX
- Parkour
- Skateboard
- Skyrunning
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A cura di: Francesca Memini
