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La salute del bambino e dell'adolescente
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Il sonno del bambino

Quando la ninna nanna non basta

La vita del piccolo è regolata da ritmi biologici. Un neonato compie ogni 3-4 ore un ciclo di attività, che si ripete in modo uguale nell'arco delle 24 ore: si sveglia, viene cambiato, mangia e poi si riaddormenta. A partire dal terzo, quarto mese, il ritmo biologico si allunga progressivamente fino a raggiungere le sei ore consecutive di sonno notturno, che dovrebbero diventare 12 attorno al sesto mese e, se si aggiungono anche i riposini durante il giorno, il bimbo arriva a dormire per ben 14-15 ore nell'arco di una giornata. Dai tre ai cinque anni, poi, le ore complessive di sonno dovrebbero scendere a 10-12. Ma in questi casi il condizionale è d'obbligo, non sempre succede, infatti, che i bambini dormano tranquillamente per tutte le ore che il loro organismo richiede. Le ragioni possono essere diverse: a volte non dormono per problemi di salute, per patologie acute, come l'otite, oppure associate, come le allergie o l'intolleranza al latte. Inoltre, ogni bambino ha una personalità ben precisa e unica, quindi, inevitabilmente, alcuni fanno più fatica di altri a prendere l'abitudine del sonno.
Tutti i bambini hanno, comunque, una sorta di orologio biologico (un gruppo di cellule cerebrali, detto Nucleo Soprachiasmatico dell'Ipotalamo) che ha l'obiettivo di adattare progressivamente i bisogni del piccolo al ritmo biologico di 24 ore, che si raggiunge gradualmente con il passare degli anni. La maggior parte dei bambini riesce a far funzionare questo orologio grazie a poche buone abitudini e ad alcuni semplici stimoli esterni, come essere cullato per un pochino, esser messo nel lettino, ricevere la buona notte. Altri, invece, hanno un orologio un po’ più anarchico che necessita di una maggiore carica.

Molti bambini non dormono come angioletti, fanno fatica ad addormentarsi o si svegliano spesso durante la notte. Il risultato è che di giorno sono di cattivo umore, piangono e non riescono a stare da soli, mentre i genitori, oltre a essere fisicamente ed emotivamente devastati, provano un frustrante senso di impotenza. Ma forse una soluzione al problema c’è. Perché secondo il dottor Eduard Estivill, autore del noto libro “Fate la nanna” e di “ Dormi, bambino, dormi”, il sonno è un’abitudine che si può imparare.

il sonno del bambino


Con la consulenza della dottoressa Emanuela Rocca, Ostetrica. 

 

Come caricare l'orologio...

  1. Accentuando il contrasto luce e buio, rumore e silenzio. Così nel bambino si rafforza l’idea che la luce e il rumore appartengono al giorno e alla veglia, mentre il buio e il silenzio sono tipici della notte e del sonno. Ecco perché è importante durante il giorno, mentre il bambino riposa, non creare un’atmosfera innaturale, oscurando la casa e camminando in punta di piedi.
  2. Creando dopo la pappa, o il bagnetto, un’”abitudine affettiva” che preannunci l'attività del dormire. Dedicare un pochino di tempo alle coccole o a un gioco tranquillo, gratificherà il bambino e lo rilasserà prima che vada a letto. Meglio se sempre alla stessa ora, tra le 19 e le 20 in inverno, e tra le 20 e le 21 in estate.
  3. Infine, insegnandogli l'abitudine del sonno, ovvero facendo in modo che impari ad addormentarsi da solo.

 

A cura di: Elena Magni

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