Al mare con i bambini
Genitori assenti nell’educazione dei bambini
“Alcune regole vengono insegnate fin dall’asilo nido, eppure tanti bambini arrivano a 7-8 anni
senza averle ancora imparate” afferma Dorina, mamma di Chiara e Anna. Le maestre, del resto, dicono
che i bambini di oggi, in media, difettando di educazione: sono disobbedienti e mancano del tutto
del senso di riconoscimento dell’autorità. Di chi è la responsabilità? L’asilo e la scuola hanno
certamente una parte importante, ma non possono farsi carico al 100% di un ruolo che spetta in
primis alla famiglia, supplendone le mancanze. “Il problema è che troppo spesso in genitori non
fanno i genitori” risponde Dorina. Per tanti motivi: perché non ne sono capaci, non ne hanno il
tempo, mancano le energie. “Nella società di oggi, dove quasi sempre entrambi lavorano, si trovano
a indossare i panni genitoriali alla fine di una giornata di lavoro, stanchi e magari stressati,
per cui non riescono a dire i no che servono e a rapportarsi coi figli con la giusta fermezza”
aggiunge la mamma. Ma non solo. “Quando tornano a casa la sera, non solo sono sfiniti e hanno poca
voglia di discutere, ma spesso si sentono di colpa per non essere stati di più con il loro pargoli
e quindi gliele danno tutte vinte; il risultato è che crescono senza regole, anche le più
elementari” spiega la psicoterapeuta Giulia Marchiori. “Agendo così, però, si fa il male dei propri
figli, perché si trasmette loro il messaggio, pericoloso e controproducente, che impuntandosi e
facendo i capricci si ottiene ciò che si vuole e si riesce a farsi dire dei sì, che dovrebbero
essere dei no”. Una strategia che in famiglia, a volte, può funzionare, ma al di fuori quasi
mai.
A cura di: Alessandra Terzaghi
I bambini e le regole che insegnano a vivere
“Genitori e figli dovrebbero capire che le regole trasmesse ai bambini non sono semplicemente
diktat e costrizioni da rispettare, ma hanno un senso per migliorare loro la vita nel futuro”
aggiunge Marchiori. “Insegnare a comportarsi decentemente implica di certo, per il bambino in
spiaggia , qualche piccola frustrazione; ma significa anche imparare che il mondo non gira intorno
a lui, che esistono anche gli altri, e che bisogna sapersi moderare e avere qualche piccola
attenzione nei confronti del prossimo”. Questa, sì, è una politica che paga. “Le buone maniere, in
spiaggia e altrove, non sono un orpello: i ‘piccoli selvaggi’, di solito, risultano odiosi, anche
agli altri bambini” sottolinea Dorina; “essere educati, invece, significa avere un riguardo verso
chi ci circonda, un modo di porgersi e un savoir faire che in fin dei conti ci aiutano ad avere
buone relazioni, perché ci rendono amabili e ci fanno apprezzare dagli altri”. Insomma, “limitare
la libertà dei bambini non vuol dire sacrificarli, ma educarli e insegnare loro a vivere” chiosa la
psicologa.
Un po’ di tolleranza
Detto questo, non bisogna nemmeno esagerare con le restrizioni e occorre anche un po’ di
tolleranza da parte degli adulti, genitori e non. “Non ha senso cercare di imporre troppe
privazioni sulle quali, poi, si finisce per cedere” sottolinea Marchiori. “Ai bambini in vacanza si
deve lasciare la libertà di giocare, ma su quelle tre cose importanti sulle quali gli si è detto di
stare attenti, è essenziale non transigere. La fermezza è fondamentale”. Per esempio, negli
stabilimenti balneari, vietato correre in mezzo agli ombrelloni, quando ci sono le apposite
stradine di passaggio. Dunque, poche regole, ma chiare e da rispettare senza se e senza ma. “Ciò
che esaspera e sfinisce è la continua discussione” continua la psicologa; “a volte, a dare fastidio
non è tanto qualche schizzo o un po’ di sabbia, quanto la continua lagna del bambino dell’o
mbrellone accanto che fa i capricci dalla mattina alla sera, senza essere arginato dai genitori”.
In effetti, se un bimbo sorridente ci butta addosso per sbaglio un po’ di sabbia, è più facile
perdonarlo; se, invece, ha continuato tutto il giorno con i suoi piagnistei, probabilmente finiremo
per essere molto meno tolleranti verso qualunque sua mancanza. Da evitare nel modo più assoluto
sceneggiate a suon di strilli, schiaffi e sculacciate, e se vostro figlio proprio non si arrende di
fronte a un no, portatelo in riva al mare a fare una passeggiata. Di solito è sufficiente per
calmarlo, se si è fatto un buon lavoro educativo a monte. Ed è questione di buone maniere, non solo
da parte dei bambini, ma anche di mamma e papà.
A cura di: Alessandra Terzaghi
