Gravidanza a 40 anni
Incinta a 40 anni
Sono tanti i casi di mamme vip over 40 che sfoggiano sorridenti i loro bei pancioni sulle
copertine dei giornali. Il più recente, quello di Gianna Nannini, diventata mamma a 54 anni
suonati. Ma la realtà non è sempre così rosea come quella dipinta dai media. Rinviare la maternità
a oltranza, sfidando l’orologio biologico, è una scelta non priva di rischi, di cui è bene essere
consapevoli (il che non esclude, ovviamente, la possibilità di gravidanze meravigliose e concluse
felicemente). “L’età è il più grosso nemico della fertilità” esordisce il
Professor De Leo. “Dopo i 40 anni cala drasticamente la probabilità di rimanere
incinta, di portare a temine la gestazione e di avere un figlio sano” avverte il ginecologo
Fertilità nelle donne over 40
Anche se la società è cambiata e per molte, oggi, l’età anagrafica non corrisponde a quella
psicologica, la nostra biologia è quella di sempre. Il periodo ideale per avere un bimbo resta la
fascia 25-35 anni. Al di là, le possibilità di successo sono limitate e i rischi crescono. Ogni
donna, infatti, è dotata alla nascita di un numero finito di
cellule uovo
, determinato geneticamente, che spenderà, una ogni mese, nel corso della sua vita
fertile. Via via che passano gli anni, la scorta si esaurisce. E così, dopo i 30 anni nelle
ovaie
resta solo il 12% degli ovociti di partenza, dopo i 40 un misero 3%. In più, le cellule uovo
rimaste non solo sono poche, ma anche invecchiate, di cattiva qualità e perciò meno fecondabili.
Risultato: se a 23 anni le probabilità di concepimento sono il 28%, a 39 si sono già ridotte della
metà, a 42 anni sono scese al 10% e poi diminuiscono sempre di più.
La fecondazione in vitro non risolve
Si può by-passare il problema con la
fecondazione in vitro
? “Fino a un certo punto” risponde De Leo. “Anche per le tecniche di fecondazione assistita l’e
tà matura resta un limite molto forte”. Basti pensare che le percentuali di riuscita calano
drasticamente con l’avanzare dell’età della donna: 44% fino a 28 anni, 25% tra i 31 e i 34, per poi
ridursi al 10% tra i 40 e i 43 e crollare intorno al 3% varcati i 44. Tant’è che molti centri
rifiutano le aspiranti mamme al di sopra dei fatidici ‘anta’, visti gli scarsi risultati oltre
questa soglia. Ma non è tutto. Cellule uovo più vecchie significa anche, in caso di concepimento
riuscito, un maggior rischio di anomalie genetiche nell’embrione e, di conseguenza, di aborto
spontaneo. Un evento, scelto da madre natura per eliminare i feti difettosi, che dopo i 40 anni può
verificarsi nel 40% dei casi, contro il 15-25% nelle donne giovani.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Un nido meno accogliente
Altro paletto non da poco sulla via della cicogna tardiva è lo stato dell’
utero
, anch’esso invecchiato. “Dopo i 38-40 anni” avverte il ginecologo “più di un terzo delle
donne ha un utero fibromatoso e quindi meno elastico ed espandibile. Di per sé, non è un
impedimento tassativo a una gravidanza, ma certo rende più difficile l’impianto dell’e mbrione,
aumenta il rischio di aborto, di parto prematuro e di complicazioni come la placenta previa, cioè
vicina alla via d’uscita del nascituro, con il rischio di emorragie durante la gestazione e il
parto”. Nelle over 40 cresce poi sensibilmente la probabilità di gravidanze extrauterine.
Rischio Sindrome di Down
Infine, poiché non sempre le anomalie genetiche portano a un aborto, nelle mamme ‘anta’ aumenta,
e non di poco, il rischio di avere un figlio affetto da sindrome di Down (legata alla presenza di
tre copie, anziché due, del cromosoma 21) o altre malattie cromosomiche. A 20 anni le probabilità
che il bimbo sia Down sono poche - una su 1500 – ma tra i 25 e i 39 diventano una su 280 e oltre i
45 arrivano al 4-5%.
Occhio al peso in gravidanza
Ma una maternità tardiva è rischiosa per la salute della futura mamma? “Molto dipende dalle
condizioni di partenza” risponde l’esperto. “Oggi, sono tante le ultra 40enni sane e in perfetta
forma. In tal caso, una gravidanza in età matura non comporta problemi extra. Discorso diverso se,
già dall’inizio, c’è qualche disturbo. Se, per esempio, si è in sovrappeso o si hanno problemi di
circolazione, lo sforzo maggiore cui sono sottoposti cuore e vasi sanguigni può aumentare le
probabilità di
ipertensione
,
trombosi,
diabete gestazionale
e
preclampsia
, un problema circolatorio legato alla placenta, molto pericoloso per la madre, oltre che
dannoso per il feto”. Attenzione alla linea, dunque.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Esami di rito e diagnosi prenatale
Ma al di là di tener d’occhio la bilancia, quali gli esami da fare per una gravidanza ‘agée’
serena e a prova d’ansia? “Per la salute della futura mamma,
i controlli sono quelli di routine
, validi per tutte le gestanti a prescindere dall’età” spiega De Leo.. “Invece, per avere la
certezza che il nascituro sia sano è indispensabile la
diagnosi prenatale” aggiunge il ginecologo. I test clou sono la
villocentesi
o l’
amniocentesi
, che forniscono una mappa dei cromosomi del feto e quindi permettono di evidenziare eventuali
anomalie genetiche. “Si tratta però di tecniche leggermente invasive, che comportano un rischio di
aborto di circa lo 0,5-1%”. Un’eventualità inesistente con esami come il
tri-test
o la
traslucenza nucale
, che, tuttavia, non forniscono certezze, ma solo una stima probabilistica del rischio di
alterazioni, e il cui risultato dipende da diversi parametri, tra cui anche l’età della madre. “
Proprio per questo non hanno molto senso per le mamme ‘mature’” spiega De Leo “in quanto non
potranno che evidenziare un rischio alto. E, dunque, meglio non perdere tempo e fare direttamente
villocentesi o amniocentesi”.
Villocentesi o amniocentesi?
Quale delle due? “La scelta va fatta caso per caso, assieme al proprio ginecologo” dice De Leo. “
La prima ha il vantaggio di essere eseguita prima, tra la 9a e la 11a settimana. Se necessario,
quindi, consente una normale interruzione volontaria di gravidanza tramite
isterosuzione
e/o raschiamento dell’utero. L’
amniocentesi si fa invece più avanti, tra la
14a e la 17a settimana. In caso di esito positivo, obbliga perciò a un travaglio abortivo, molto
più traumatico”. Tante ombre, dunque, per chi cerca un figlio dopo i 40. Ma c’è anche qualche
vantaggio? “Di sicuro una maternità più consapevole e, in genere, più equilibrata” conclude lo
specialista.
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CONOSCI I NOSTRI ESPERTI
Vincenzo De Leo
direttore del Centro di diagnosi e trattamento della sterilità di coppia del Policlinico Le
Scotte, Siena
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PER SAPERNE DI PIU'...
Prepararsi alla
gravidanza
intervista con la professoressa Rossella Nappi, Ricercatore universitario, Ambulatorio
Endocrinologia Ginecologica ITCSS Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia.
Dossier Fertilità
Con la consulenza della dottoressa Stefania Piloni, medico specialista in ginecologia,
docente Medicina Naturale Università di Milano, Facoltà di Medicina e Chirurgia, responsabile “
Ambulatorio Medicina Naturale per la Donna”, San Raffaele Resnati, Milano
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A cura di: Alessandra Terzaghi
