Ipertensione in gravidanza
Con la consulenza del
dottor Enrico Emilio Lavelli, coordinatore del Servizio di Ostetricia-Ginecologia
presso la Clinica San Carlo di Paderno Dugnano (Milano)
Dottor Lavelli, cominciamo proprio dalla definizione di “ipertensione in gravidanza”
Possiamo definirla tale quando si assiste ad un
innalzamento della pressione che non era assolutamente presente prima della
gravidanza. Per la precisione: si ha per un riscontro di pressione sistolica uguale o maggiore a
140 mmHg e/o di pressione diastolica uguale o maggiore di 90 mmHg per almeno due misurazioni
consecutive, ripetute a distanza di qualche ora.
Inoltre, è necessario fare alcune distinzioni fra:
-
Ipertensione gestazionale: è quella che si riscontra per la prima volta in
gravidanza dopo la ventesima settimana di gestazione, senza altri sintomi.
-
Ipertensione preesistente alla gravidanza
: può essere
essenziale (cioè, a causa sconosciuta), oppure
secondaria ad altra patologia (renale, endocrina, vascolare).
-
Preeclampsia: si tratta dell’evoluzione di un’ipertensione sia gestazionale sia
preesistente in una sindrome in cui, oltre all’ipertensione arteriosa, è presente proteinuria
(presenza nelle urine di proteine) uguale o maggiore a 300mg/24 ore, insufficienza renale con
oliguria (diminuzione della diuresi quotidiana), patologia epatica (evidenziata dall’aumento delle
transaminasi e da dolore epigastrico).
-
Eclampsia: è questa una grave sindrome clinica, che si può manifestare
prevalentemente nell’ultimo trimestre di gravidanza o durante il travaglio di parto oppure nell’i
mmediato puerperio, ed è caratterizzata, fra l’altro, da: sintomi neurologici, convulsioni, cefalea
intensa, iperreflessia, disturbi visivi (sino alla cecità), addirittura coma.
Quali sono le cause di un fenomeno tanto diffuso?
Per quanto riguarda i fattori che sono alla base dell’ipertensione in gravidanza e della sua
evoluzione verso la preeclampsia e l’eclampsia, essi non sono ancora completamente chiariti.
Tuttavia, possiamo affermare che sicuramente vi è un’alterazione vascolare che provoca un’ischemia
a carico della placenta, con successiva liberazione di fattori responsabili del danno endoteliale e
con successive alterazioni generali.
Invece, fortunatamente, sono stati trovati molti dei
fattori determinanti l’insorgenza della pressione alta in gravidanza. Questi i più
diffusi:
- età superiore ai 35 anni, probabilmente per un’alterata perfusione vascolare a carico della
placenta;
- familiarità per ipertensione arteriosa in gravidanza;
- obesità;
- gravidanza gemellare;
- primiparità (probabilmente per un meccanismo immunologico legato alla formazione della placenta
e all’insufficiente sviluppo di meccanismi immunitari protettivi nei confronti di antigeni
paterni);
- associazione con malattie preesistenti croniche, come diabete, ipertensione, patologie renali;
- alterazioni primitive o acquisite del sistema coagulativo.
A cura di: Minnie Luongo
Fin qui le “brutte” notizie. Ma ce ne sono di buone circa i trattamenti utili?
Direi senz’altro di sì. Infatti,
l’obiettivo della terapia antipertensiva in gravidanza è rappresentato dal prolungamento
della gestazione per cercare di ridurre i rischi connessi con la prematurità fetale (anche
se non sempre questo è possibile, per cui occorre anticipare il parto per preservare il feto).
Possiamo definire il farmaco ideale nella terapia antipertensiva in gravidanza quello che:
- è capace di ridurre la pressione arteriosa in modo efficace e graduale evitando gli sbalzi
pressori che possono causare danni al flusso placentare;
- può essere somministrato per via orale;
- offra sicurezza per la madre e per il feto.
Dottor Lavelli, considerato l’Osservatorio privilegiato che è rappresentato dal Servizio di
Ostetricia e Ginecologia da Lei diretto, che cosa consiglia per un’eventuale prevenzione della
pressione alta in gravidanza?
Premesso che l’ipertensione in gravidanza può sempre complicarsi - comportando distacco
intempestivo della placenta, coagulazione intravascolare, emorragia cerebrale, insufficienza
epatica e renale, coma, aumento della mortalità materna, morte intrauterina del feto, morbilità
neonatale - l
a prevenzione consiste nel riconoscimento precoce delle gestanti a rischio di sviluppare
ipertensione e nel monitorizzare quelle che già soffrono d’ipertensione, in modo da ridurre gli
effetti sfavorevoli dell’ipertensione sulla salute materna e fetale, e prevenendo pertanto
le complicazioni.
In concreto?
Possiamo senz’altro rassicurare le donne in gravidanza poiché esistono davvero dei validi
strumenti, e l’ostetrico dispone di un punto di osservazione sicuramente privilegiato. Questi i
miei suggerimenti:
- ricercare i fattori di rischio mediante l’
ananmesi;
- mensilmente, attraverso un colloquio con la gestante e il controllo delle indagini prescritte,
monitorizzare sempre gli eventi potenzialmente avversi;
- controllare con periodicità il peso corporeo;
- seguire con scrupolo le indicazioni del medico circa i corretti stili di vita, in primis quelli
nutrizionali;
- da parte della paziente, infine, assicurarsi che il proprio ginecologo si consulti
periodicamente con altre figure professionali: dal cardiologo al nefrologo, dall’ematologo all’e
ndocrinologo.
A cura di: Minnie Luongo
