Lo svezzamento
L’età giusta per cominciare lo svezzamento
Il passaggio dal latte - materno o artificiale che sia - alla pappa è una fase fondamentale per
la crescita del bambino, non solo dal punto di vista nutrizionale. Un momento delicato, quello
dello svezzamento del neonato, ma da affrontare con calma e pazienza, senza troppa ansia.
Per sapere come regolarsi, abbiamo chiesto qualche consiglio al
dottor Roberto Marinello, pediatra di famiglia a Milano e segretario della Società
italiana di pediatria – sezione Lombardia.
Innanzitutto, quando iniziare lo svezzamento? “L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda
l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita, ma la tendenza attuale è quella di
una maggior flessibilità e una personalizzazione dell’età della prima pappa” risponde Marinello. “
Il momento ideale va dalla 16ma alla 24ma settimana e dipende anche dal tipo di allattamento: se è
al seno, è preferibile partire verso il 6° mese, se invece è col biberon si può anche anticipare lo
svezzamento al 4° mese compiuto, per scongiurare il rischio di eccesso calorico con l’alimentazione
artificiale. Cominciare prima non è consigliabile perché l’apparato gastrointestinale del bambino
non è ancora pronto per digerire e assimilare i principi nutritivi dei nuovi alimenti”.
Ed è anche questione di anatomia: “È solo dopo i primi 3 mesi che la muscolatura orale si
sviluppa abbastanza da permettere al piccolo di coordinare bene i movimenti della bocca e della
lingua, di masticare e di deglutire senza problemi cibi solidi” aggiunge il pediatra. “Mai
dimenticare, comunque, che ognuno ha i suoi tempi e la mamma deve saper cogliere i segnali indice
del fatto che il proprio bimbo è pronto per la pappa, primo tra tutti un atteggiamento di curiosità
e interesse verso il nuovo cibo. Anche un forte rallentamento della crescita del bebè, specie se
allattato al seno, può indicare che le calorie fornite dal latte materno non sono più sufficienti e
il lattante inizia ad aver bisogno di qualcosa che lo soddisfi di più”.
Cosa mettere nella prima pappa
Con che cosa conviene cominciare? “Se fino a qualche anno fa si suggeriva di partire con il
dolce, cioè la frutta, oggi si preferisce iniziare lo svezzamento con il salato, e cioè con la
pappa, per evitare di indurre nel bambino una preferenza per alimenti zuccherini e troppo calorici,
che potrebbero favorire in età adulta lo sviluppo di sovrappeso od obesità” spiega Marinello. Si
può definire uno
schema di svezzamento, che introduce gradualmente tutti gli alimenti importanti.
L'ideale per iniziare è un brodo vegetale di verdure anallergiche quali carote, patate e zucchine,
con l'aggiunta di 3-4 cucchiai di crema di riso o mais e tapioca (tutte prive di glutine e quindi a
rischio zero di
allergie o intolleranze) e di un cucchiaino di
olio d'oliva extravergine, per rendere la pappa un pochino più saporita e consistente.
Dopo circa una settimana, una volta che il bambino ha accettato senza problemi la novità, è
il momento di aggiungervi carni bianche (omogeneizzate o liofilizzate) come agnello, coniglio,
pollo, tacchino, vitello, quelle più magre e a minor potere allergizzante, (dapprima mezzo vasetto,
per poi arrivare gradualmente a un vasetto intero nel giro di un mese) e iniziare a proporre la
frutta, sbucciata e grattugiata a mano, come merenda del pomeriggio (prima mela, poi pera e
banana). Passato circa un mese dall'avvio dello svezzamento, è ora di introdurre la seconda pappa,
alla sera, simile alla prima, ma con il formaggio al posto della carne come fonte di proteine
(grana, ricotta, certosino, crescenza, circa 20-30 g per pasto).
A cura di: Alessandra Terzaghi
Parola d’ordine: gradualità
“L’importante è precedere con gradualità, senza fretta, introducendo gli alimenti uno per volta,
senza scoraggiarsi o, peggio, spazientirsi se all’inizio il bimbo respinge il cibo o lo mangia a
malapena” sottolinea Marinello. All’inizio per lui è tutto nuovo: sapori, odori, consistenze, senza
contare che deve imparare a mangiare col cucchiaino, seduto sul seggiolone e non più avvolto dall’a
bbraccio della mamma. Bisogna dargli quindi il tempo per digerire le novità e abituarsi ai nuovi
gusti passo dopo passo, senza forzarlo, ricordando che i piccoli hanno ritmi e gusti diversi da
quelli degli adulti. “Se le prime volte non vuole la pappa, non è il caso di insistere e fare
drammi”rassicura il pediatra. “Non si è mai visto un bambino che non si sia svezzato. Basta avere
un po' di pazienza e ritentare qualche giorno dopo”. Ma è sbagliato provare subito con un alimento
diverso di fronte al primo rifiuto, così come non è il caso di cambiare subito tipo di pappa se
questa piace. È vero che il piccolo deve arrivare ad avere una dieta variata, ma non bisogna per
forza aggiungere cibi nuovi a ritmo serrato; molto meglio dargli per qualche giorno la stessa cosa,
piuttosto che variare continuamente sapore. In genere si consiglia di introdurre una novità ogni
4-5 giorni.
Consigli per la mamma, errori da evitare
- Il pasto non va mai caricato di ansia e aspettative eccessive, ma va vissuto, in primis dalla
mamma, con equilibrio e serenità.
- Vietato trasformare il cibo in un'arma di ricatto affettivo: il bambino non deve sentirsi
obbligato a mangiare per far contenta la mamma o per ottenere qualcosa.
- Evitare trucchi e stratagemmi per farlo mangiare o invogliarlo a mangiare un po' di più. Il
bimbo non va ingannato ed è un errore cercare di distrarlo per imboccarlo a sorpresa. Teatrini,
giochi, aeroplanini o, peggio ancora, la televisione, sono fortemente diseducativi e non devono nel
modo più assoluto diventare un'abitudine, perché portano il bambino a nutrirsi senza rendersi conto
di ciò che fa e non come risposta ai propri segnali interni di fame e sazietà.
- Altro errore da non fare è il non dare orari precisi. Se l’allattamento al seno può essere a
richiesta, lo svezzamento è il primo momento in cui dare un po' di regole al bambino, arrivando
verso l’anno di età a fargli fare cinque pasti, cadenzati regolarmente nella giornata.
- No agli assaggini di alimenti controindicati per l'età del bimbo.
- Attenzione a non eccedere con le dosi con se mangia volentieri. L'idea che “grasso è bello” è
tramontata da tempo anche per i lattanti. Se il bimbo è un po' “mangione”, al limite aumentare le
verdure e qualche cucchiaino di cereali, ma non esagerare con cibi ad alto contenuto di proteine e
grassi, come carne e formaggi, che alla lunga predispongono al sovrappeso.
- Fino almeno all’anno di età, tenersi alla larga da sale, zucchero, miele e bevande
zuccherate.
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A cura di: Alessandra Terzaghi
Rischio allergie alimentari. Che fare?
Ma c’è un altro motivo per cui la gradualità, nello svezzamento, è un must: poter individuare
più facilmente la causa di eventuali reazioni allergiche. Alcuni cibi, per esempio l’uovo, il
pesce, il latte vaccino, alcune verdure come il sedano e il pomodoro, e alcuni frutti come agrumi e
kiwi, sono infatti potenzialmente allergenici e vanno per questo inseriti per gradi. “Specie se il
bimbo è ad alto rischio, perché ha uno o entrambi i genitori allergici, è consigliabile aspettare
dopo i 7 mesi per introdurre il pesce, fino agli 8-9 mesi per il pomodoro e il tuorlo d’uovo e
addirittura intorno all’anno di età per l’albume (che, al pari del tuorlo, inizialmente va cotto) e
per il latte vaccino fresco” suggerisce Marinello. Ma cosa fare in caso di presunta reazione
allergica a un alimento? “I sintomi più tipici sono orticaria, eritema, diarrea, vomito e, a volte,
anche problemi respiratori come rinite e asma” risponde Marinello. “Se, dopo aver mangiato, il
bimbo presenta un quadro di questo tipo, la mamma dovrà rivolgersi al pediatra, per indagare meglio
la situazione e individuare il colpevole”. No tassativo, invece, al fai da te e all’eliminazione
prolungata di propria iniziativa di determinati cibi se si sospetta un’allergia o un’intolleranza;
altrimenti, il rischio di una carenza nutritiva è dietro l’angolo.
A cura di: Alessandra Terzaghi
