Toxoplasmosi e gravidanza
Professoressa Nappi, che cos’è la toxoplasmosi e come si contrae?
Si tratta di un’
infezione causata da un
parassita della carne di mammiferi e uccelli – il protozoo “
toxoplasma Gondii” – che si trasmette attraverso una serie di passaggi, il cui
ultimo anello è costituito da un
animale “trasportatore”. Il
gatto è spesso posto sotto accusa quando si parla di questa malattia, poiché
spesso si ciba di piccoli roditori, dentro i quali si può nascondere il toxoplasma, che si
trasmette così al felino, completando nel suo intestino il
ciclo riproduttivo. Attraverso le
feci, poi, il parassita potrebbe proseguire il suo viaggio fino all’uomo.
Pur essendo una malattia molto diffusa, la toxoplasmosi
decorre per lo più senza sintomi, e non necessita di terapie. Le quali, invece,
sono
indispensabili nella donna gravida, per evitare la comparsa di malformazioni
congenite nel bimbo che nascerà, e nei
soggetti immunocompromessi (quali ad esempio i malati di AIDS) per curare le
localizzazioni d’organo che si osservano in questi pazienti (encefaliti, corioretiniti, ecc.).
Parliamo dei rischi in gravidanza della toxoplasmosi.
Il modo migliore per contrastare la toxoplasmosi è la prevenzione. Evitare il contagio, infatti,
costituisce l’unico sistema per tutelare al 100% mamma e bambino, ma per farlo è necessario che la
donna incinta si sottoponga ad alcuni semplici esami del sangue, riassunti sotto il nome di “
toxo-test”. Mediante questo esame è possibile suddividere le pazienti in tre categorie, a seconda
che abbiano attivato o meno, gli anticorpi della malattia durante un precedente contagio non
diagnosticato: “protetta”, “suscettibile”, “a rischio“. Nel caso si rilevi la presenza degli
anticorpi, si procede a ulteriori test più specifici; se, infine, si scopre che l’infezione è
effettivamente in corso, bisogna rivolgersi subito al medico. Il toxo-test è un esame obbligatorio,
da ripetersi ogni mese fino al parto.
A cura di: Minnie Luongo
Come si fa a diagnosticare una toxoplasmosi? E come si cura?
Purtroppo l’infezione da “Toxoplasma Gondii” nei soggetti sani
passa solitamente inosservata per la mancanza di sintomi; mentre, nei casi in cui
questi si presentano, possono essere facilmente scambiati per una banale influenza. I sintomi più
comuni sono: mal di testa, astenia, ingrossamento dei linfonodi. Più raramente, si possono avere
manifestazioni febbrili con interessamento epatico, polmonare, miocardico, oculare e nervoso.
Problemi maggiori possono verificarsi in quei pazienti che presentano un deficit immunitario come i
malati di AIDS o i soggetti trapiantati. Comunque,
una persona che ha contratto l'infezione da toxoplasmosi sarà protetto per tutta la
vita, dal momento che l'organismo risponde al processo infettivo con la produzione di
anticorpi e linfociti specifici, determinandone l’immunizzazione. Il toxoplasma può rimanere
silente per tutta la vita, oppure riattivarsi là dove le difese immunitarie vengano meno.
Per quanto riguarda la
cura della toxoplasmosi: alla futura mamma colpita dall’infezione si somministra
immediatamente un
trattamento di tipo antibiotico
(il più utilizzato è la spiramicina), che impedirà la trasmissione della malattia al feto,
prevenendo così le possibili complicanze che sono in grado di influenzare gli organi e gli apparati
in via di sviluppo.
Quali accorgimenti per evitarla?
Siccome il
toxoplasma si nasconde prevalentemente nella carne, è soprattutto questo l’
alimento a cui le donne incinte devono prestare particolare attenzione per evitare
un possibile contagio. Ma ci sono altri
cibi da eliminare, per quanto possibile, dalla dieta durante tutti i nove mesi
della gestazione. Ecco le principali
norme igieniche da seguire
in cucina:
- lavare attentamente le mani con acqua e sapone prima di venire in contatto con cibi e verdure
crudi;
- lavare con scrupolo frutta e verdura prima di consumarla (usando disinfettanti come il
bicarbonato o l’amuchina) e rimuovere la buccia;
- meglio congelare la carne per qualche giorno prima di procedere alla cottura;
- cuocere sempre alla perfezione la carne;
- non consumare affettati, insaccati,carne cruda;
- lavare con scrupolo utensili e stoviglie che siano venuti in contatto con carne cruda o ortaggi
non lavati.
Abbiamo visto come i gatti sono gli ospiti definitivi del Toxoplasma Gondii: pertanto,
i rischi di contrarre il parassita è superiore a contatto con la lettiera del gatto o con
la terra o la sabbia dove abitualmente il gatto deposita la materia fecale. E’ bene
comunque ricordare che i gatti domestici che vivono dentro le quattro mura di casa, che non hanno
contatti con i gatti randagi e sono alimentati con prodotti in scatola e la cui lettiera viene
cambiata e pulita tutti i giorni, difficilmente possano essere portatori del parassita. Un più
probabile serbatoio d’infezione è rappresentato proprio dai gatti randagi, che s’infettano
cacciando uccelli e topi contaminati dalle cisti del toxoplasma, e rilasciano oocisti attraverso le
feci. Di fatto, quindi, il rischio legato alla convivenza con un gatto domestico è se non
trascurabile, estremamente basso.
SE SI HA UN GATTO IN CASA….
Riassumendo, quanto alle principali indicazioni igieniche da rispettare:
non entrare in contatto con la lettiera del proprio gatto e cercare di tenere l’a
nimale sempre dentro casa, allo scopo di evitare che possa essere contagiato. Inoltre, è necessario
non far mai mangiare al proprio micio della carne cruda. Se poi si va ospiti da persone che hanno
dei gatti che sono soliti uscire di casa, mangiare soltanto cibo appena cotto o appena tirato fuori
da buste preconfezionate. Infine, se ci si dedica al giardinaggio, evitare di toccare direttamente
terra o terriccio, ma utilizzare sempre guanti.
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A cura di: Minnie Luongo
