In vacanza... senza mamma e papà
Le prime vacanze da soli sono un banco di prova per tutti i ragazzini. Per alcuni un'avventura
nuova e appassionante, per altri un'esperienza vissuta tra ansie e timori. Comunque utile per
sperimentare situazioni diverse, per sviluppare autonomia e indipendenza, per capire come
destreggiarsi senza il supporto di mamma e papà, per aprirsi agli altri e imparare; in una parola,
per crescere. Ma qual è il momento giusto per cominciare?
Con la consulenza della
dottoressa Milena Agosti, psicologa e psicoterapeuta.
In genere, la maggior parte dei centri accetta i bambini a partire dalla prima elementare e
l'età del primo soggiorno senza la famiglia si sta abbassando sempre di più. Sono tanti i ragazzini
abituati a spendere una buona fetta delle loro lunghissime vacanze senza i genitori, che li
iscrivono molto precocemente a una moltitudine di campi estivi di ogni tipo. Qui sperimentano per
la prima volta il senso di parole come autonomia e capacità di cavarsela da soli, spesso ancora
prima di sentirne davvero la necessità. Nelle famiglie di oggi, infatti, dove entrambi gli adulti
lavorano e hanno ferie limitate, sono spesso i genitori a spingere i figli in villeggiatura da
soli, preoccupati di lasciarli troppo a lungo nell'ozio e dello spreco di tanto tempo libero.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Vacanze da soli: pronti, partenza, via!
Ma non è detto che a 6 anni tutti siano pronti per un'esperienza del genere. «Non esiste in
realtà una regola fissa» afferma Milena Agosti, psicologa e psicoterapeuta a Milano. «Comunque sia,
la separazione da mamma e papà, che è uno dei compiti evolutivi più importanti del ragazzo, può
risultare traumatica e va preparata. È importante che sia graduale, anche per una vacanza».
Per non forzarlo, è bene
iniziare a piccole dosi: periodi brevi - qualche giorno, una settimana al massimo
- non troppo lontano da casa (per poterlo andare a recuperare facilmente in caso di crisi
insuperabile), in piccoli gruppi.
Meglio evitare invece, come prima volta, un soggiorno-studio all'estero di 3 settimane,
un'avventura che può essere straordinariamente stimolante, ma anche molto critica. «Per valutare se
è il momento giusto, è fondamentale mettersi in ascolto dei figli e cercare di capire se c’è in
loro la voglia di una vacanza da soli – prosegue la psicologa. Il rischio è sempre quello di
"appiccicargli" desideri soltanto nostri.
Se non ne hanno mai parlato o, quando lo hanno fatto i genitori, hanno glissato, forse non sono
ancora pronti o non sono interessati a questa esperienza, che non deve mai essere imposta». Per
agevolarli, specie se timidi, è senz'altro utile trovare qualche amico o compagno di classe per
condividerla e avere una "spalla" di sostegno.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Mi manca la mamma!
Comunque, anche i più spavaldi e maturi, quelli che avevano accettato con entusiasmo la proposta
di mamma e papà o addirittura avevano chiesto per primi di andar via da soli, alle soglie della
partenza possono agitarsi per il
timore di non farcela e rifi utarsi di partire. Che fare? «Più che parlare e
cercare di convincerli a tutti costi, ancora una volta è importante ascoltarli, dar loro modo di
esprimere la propria angoscia e sfogarsi. Poi rassicurarli sul fatto che è normale, anche per gli
adulti, aver paura di fronte a una situazione nuova e che comunque non saranno abbandonati, che la
famiglia c'è sempre, che si resterà in contatto. Se proprio non vogliono saperne, però, è meglio
non costringerli. Non bisogna ignorare il fatto che non se la sentono e si potrà sempre
riaffrontare il discorso più avanti». E se durante il soggiorno il ragazzino esprime un disagio,
magari piange e chiama a casa, chiedendo di rientrare, come regolarsi? «Fermo restando che va
sempre ascoltato e che il suo malessere non va sminuito e sottovalutato - risponde la psicologa –
in situazioni del genere è bene interpellare gli operatori di riferimento del centro, che hanno il
polso della situazione, per capire se è davvero grave. Per questo è importante affidare i figli a
organizzazioni preparate e affidabili».
Quando ad avere paura sono i genitori
Ma la prima vacanza da soli non è una sfida solo per loro. Lo è anche per i genitori, divisi tra
il desiderio di far vivere un'esperienza formativa e mille paure: che non stiano bene, che non
siano pronti, che – tanto più se sono adolescenti e sono all'estero – facciano chissà cosa,
abusando della libertà di cui godono, e altro ancora. La questione è legata a doppio filo a quella
dell'
emancipazione dei figli, insieme auspicata e temuta. «I genitori hanno paura di
perdere il controllo» afferma Agosti. Ma per tranquillizzarli, è bene ricordare che nei vari
campus, college o centri estivi i ragazzi sperimentano sì per la prima volta l'autonomia e si
sentono liberi, lontano dalle grinfie della famiglia, ma non sono mai lasciati a se stessi: si
trovano in realtà in situazioni "contenitive" dove la giornata è cadenzata, ci sono orari, regole
da rispettare e, soprattutto, adulti di riferimento che li aiutano con discrezione a gestire la
nuova libertà.
A cura di: Alessandra Terzaghi
Proposte diverse per tutti i gusti
C'era una volta la colonia estiva, dove i bimbi di città potevano passare qualche settimana al
mare o ai monti senza genitori. Da allora, le proposte di vacanza per bambini e adolescenti soli si
sono moltiplicate e sono nati kinderheim, strutture e associazioni che organizzano campi di vario
tipo, offrendo attività di ogni genere per divertirsi, ma anche per crescere e imparare cose nuove.
Ce n'è davvero per tutti i gusti: corsi sportivi e campi avventura, soggiorni-studio in college o
in famiglia all'estero, ma non solo, per apprendere nuove lingue, stage artistici e teatrali,
oppure vacanze a tema naturalistico. Storici, in quest'ambito, i "campi avventura" del WWF, che
ormai da più di trent'anni propone ai bambini tra i 6 e i 14 anni e ai ragazzini tra i 15 e i 17
immersioni totali nella natura, per avvicinarli alla conservazione di habitat e animali. Riservati
invece ai più grandicelli (in genere dai 18 anni in sù) che si vogliono impegnare nel sociale, i
veri e propri campi di lavoro o volontariato.
Come capire se i figli sono in buone mani
Assicurazioni
Ogni organizzazione che si prende cura di minori dovrebbe offrire un pacchetto completo
assistenziale, ma anche assicurativo. Controllate che sia inclusa nella quota un'assicurazione
infortuni e responsabilità civile.
Personale
Nei centri davvero qualificati, i ragazzi sono affidati a personale specializzato, educatori
che hanno seguito specifici corsi di formazione, insegnanti. Attenzione anche al rapporto tra
numero di operatori e ragazzi, che non deve essere inferiore a uno a venti.
Malattie e infortuni
In alcune strutture è prevista la presenza di personale medico o infermieristico; in caso
contrario, deve essere garantito il coinvolgimento immediato dei genitori e la possibilità di
accedere a strutture sanitarie rapidamente raggiungibili.
A cura di: Alessandra Terzaghi
